Aceti (TdM): “Aderenza a terapie, si fa poco per informare i pazienti”

Roma, 19 luglio – Dal 30 al 50% dei farmaci prescritti non vengono assunti in modo corretto. Fra il 30 e il 70% dei pazienti commette errori o scambi involontari di farmaci.

La stima è dell’Organizzazione mondiale della Sanità ed evidenzia bene quale sia la posta in gioco quando si parla di aderenza terapeutica. Fra i fattori che più incidono sulla mancata aderenza alle terapie – dunque sul fatto che i farmaci vengano presi in dosi sbagliate, in modo errato, saltuariamente o quant’altro – ci sono la compresenza di più patologie, la scarsa motivazione del paziente o la frustrazione nel non percepire benefici dalle cura, una terapia che non viene compresa, difficoltà economiche e sociali ma anche carenze nei servizi sanitari.

Su tutti questi aspetti si è soffermata l’iniziativa di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, della quale riferisce un ampio resoconto l’agenzia delle associazioni consumeriste Help Consumatori.
Cittadinanzattiva  ha stilato una serie di raccomandazioni civiche per migliorare l’aderenza terapeutica,  tra le quali: attuare il piano nazionale della cronicità in tutto il territorio nazionale, rendere il cittadino protagonista del proprio percorso di cura, ridurre la burocrazia inutile, dare formazione al personale sanitario e ai care-giver, valorizzare tutte le professionalità, misurare l’aderenza terapeutica.

Secondo quanto riportato nel Piano nazionale delle cronicità – ricorda l’associazione – sono stati 194.500 i decessi nell’Unione europea per mancanza di aderenza o per errori nel dosaggio o assunzione di farmaci, con una spesa di 125 miliardi di euro l’anno per ricoveri”.

L’analisi civica sul tema dell’aderenza terapeutica è stata realizzata interrogando le Regioni. Le risposte hanno evidenziato molta attenzione all’appropriatezza prescrittiva, meno all’informazione e agli strumenti tecnologici di supporto al paziente per migliorare l’aderenza alle terapie. L’indagine è stata realizzata attraverso un questionario rivolto agli Assessorati alla salute, al quale hanno risposto 13 Regioni (Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Sardegna, Province autonome di  Bolzano e Trento, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto), e a 264 professionisti sanitari.

L’indagine evidenzia che per migliorare l’aderenza le Regioni puntano di più sui medici di famiglia. Tutte le 13 Regioni che hanno risposto al questionario hanno individuato nel Medico di famiglia e nel Pediatra di libera scelta il professionista principale per l’aderenza terapeutica. Nessuna Regione ritiene prioritario puntare sul care-giver professionale (es. badanti) per implementare l’aderenza alle terapie; mentre le Associazioni di volontariato e dei pazienti risultano avere un ruolo secondario rispetto a quello dei professionisti sanitari.

Emerge poi una scarsa informazione al paziente e agli operatori socio-sanitari. Si punta ancora troppo poco sull’informazione: solo il Friuli Venezia Giulia ha attivato iniziative informative per gli operatori socio-sanitari. Anche i professionisti ritengono centrale l’appropriatezza prescrittiva come strumento per migliorare l’aderenza alle terapie, mentre sottovalutano gli strumenti informativi di supporto al paziente, come leaflet, brochure o tutorial (considerandoli rilevanti solo nella misura di un 7%), i programmi formativi per badanti (5,7%), l’uso delle nuove tecnologie (5,7%), numero verdi o teleassistenza (2,8%). Tutte le Regioni presentano Unità di gestione del rischio clinico e dichiarano di occuparsi di sicurezza dell’uso del farmaco. Su questo aspetto la Lombardia non risponde, la Valle d’Aosta risponde “non so”.

Dall’indagine emergono poi tempi di visita non adeguati, centri prescrittori lontani da casa del paziente, ricorso a singhiozzo alla tecnologia e alla telemedicina. Secondo la ricerca di Cittadinanzattiva, sette Regioni (Campania, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Provincia autonoma. di Trento, Valle d’Aosta) utilizzano la telemedicina; cinque Regioni la teleassistenza (Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Valle d’Aosta, Veneto); il tele-monitoraggio solo Molise, Valle d’Aosta, Veneto; l’Umbria ha realizzato un gestionale per la presa in carico delle dimissioni protette. Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Valle d’Aosta utilizzano software, moduli, servizi di recall o sms per migliorare l’adesione. Campania, Lombardia, Sardegna e Veneto non rispondono su questo punto.

“È necessario dare tempestiva e piena attuazione su tutto il territorio nazionale alle indicazioni contenute nel Piano nazionale della cronicità (Pnc), in riferimento al sezione “Terapie e aderenza terapeutica”. Ciò che va scongiurato è il rischio di interventi regionali e territoriali frammentati, per avere una politica il più possibile unitaria e sistemica sull’aderenza alle terapie” ha detto Tonino Aceti (nella foto), coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva.  “Il Piano Nazionale chiarisce bene che oltre a intervenire sull’appropriatezza prescrittiva, sulla quale le Regioni si stanno concentrando particolarmente, è necessario generare soluzioni organizzative che favoriscano l’adesione alle prescrizioni, con particolare riferimento alle persone che assumono molti farmaci (politerapie), assicurando equità di accesso. Dalla ricerca, alle soluzioni tecnologiche, dalla formazione alla informazione e formazione di cittadini e operatori sanitari, le linee sono tracciate. E infatti, anche le Regioni, sebbene in ordine sparso, affrontano alcuni dei nodi.”

“Un cambio di passo importante” ha quindi concluso Aceti “è necessario sul fronte del protagonismo del cittadino nel percorso di cura, nella riduzione della burocrazia inutile, negli strumenti tecnologici per semplificare la vita e nella valorizzazione di tutti i professionisti sanitari più vicini al malato e alla famiglia”.