Afen: Il farmacista ha diritto a fregiarsi del titolo di nutrizionista

Roma, 25 luglio – Con una lettera indirizzata a una testata di settore, l’Afen, l’Associazione dei farmacisti esperti in nutrizione impegnata fin dalla sua nascita a perseguire l’obiettivo di un riconoscimento anche formale del farmacista nella consulenza nutrizionale, torna a esprimersi su quella che è la sua ragione ontologica.

Nella nota,  firmata dal presidente Pierluigi Pompei (nella foto), dal vicepresidente Emanuele Veronese e dal presidente del Comitato Scientifico, Ettore Novellino, l’Afen afferma di voler “proseguire e rinvigorire, in stretta collaborazione con la Fofi, le attività di riconoscimento delle competenze e del ruolo di orientamento e informazione in questo settore della professione farmaceutica”.
Il punto di partenza delle considerazioni dell’associazione è l’art.15 del Codice deontologico (e in particolare il commento ufficiale sui suoi contenuti illustrato dal vicepresidente Luigi D’Ambrosio Lettieri in occasione del congresso nazionale Afen nell’ottobre 2018 a Riccione),  laddove riconosce formalmente al farmacista l’attività di consulenza, erogata in spazi appositamente adibiti, oltre che nella “diffusione di informazioni e consigli sui medicinali”, anche nei settori della nutraceutica, dei prodotti destinati a una alimentazione particolare e degli integratori, nonché della fitoterapia, ovvero ancora del benessere e dei corretti stili di vita.
Vero è che la stessa Fofi, in risposta a un quesito sollevato dall’Ordine di Salerno, ha affermato  qualche settimana fa che “in linea generale, il farmacista, anche specializzato, non può prescrivere diete, ma può esclusivamente fornire consulenze e dare informazioni riguardanti medicinali, integratori alimentari e, comunque, altri prodotti venduti in farmacia (parere del Consiglio Superiore di Sanità del 15 dicembre 2009). La prescrizione delle diete, infatti, è riservata alla competenza del medico, del biologo e del dietista”. Ma nella precisazione – sottolinea Afen – trova conferma il riconoscimento alla “legittima competenza nel settore della nutrizione (integratori e prodotti destinati all’alimentazione particolare sono normativamente alimenti, vedi Decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 169 e DM 9 luglio 2012)”.
E questo, ad avviso di Afen, rappresenta anche  “una implicita conferma nel merito”  della sentenza n.20281/17 del 28 aprile 2017  della Suprema Corte di Cassazione: “... l’individuazione dei bisogni alimentari dell’uomo attraversi schemi fissati per il singolo con rigide previsioni e prescrizioni, se non è esclusiva del medico biologo, può competere in via concorrente ad altre categorie professionali per le quali è comunque prescritta l’acquisizione di una specifica abilitazione, quali medici, farmacisti, dietisti, fatta salve le competenze stabilite nelle normative di settore, ma mai, per le ricadute in termini di salute pubblica, essere esercitate da persone che siano prive di competenza in tema sanitario…”.

Quanto basta, secondo Afen, per affermare che “non vi è competenza esclusiva di una professione sanitaria nel settore della nutrizione umana” e che “il farmacista rientra a pieno titolo tra quelle titolate, fatti salvi gli opportuni distinguo”.
Afen continua inoltre a sostenere “senza essere mai stata smentita, che in Italia non esiste la professione del nutrizionista”, peraltro non inserita come nuova figura sanitaria nella cosiddetta legge Lorenzin, la n.3/2018. Stando al parere espresso il 15 dicembre 2009 dal Consiglio superiore di sanità , infatti,  “il nutrizionista è lo specialista della nutrizione umana di diversa estrazione professionale medica e/o non medica (biologo, agronomo, farmacista, veterinario, etc.) …che orienta e corregge, sulla base della valutazione dello stato di nutrizione di un individuo, le abitudini alimentari e lo stile di vita, prescrivendo interventi nutrizionali specifici fino a ricorrere alla nutrizione artificiale…”.
“È allora evidente che il farmacista, il quale abbia sostenuto un percorso di formazione accademico nel settore della nutrizione umana” argomenta Afen “non solo ha tutto il diritto di fregiarsi del titolo di ‘nutrizionista’, ma è bene che lo faccia, sia per sgombrare il campo da chi ritiene di possedere l’esclusiva della conoscenza in questo settore, sia per sottolineare le particolari competenze acquisite”.
La lettera firmata da Pompei, Novellino e Veronese va però oltre, afffermando che  la consulenza sanitaria del farmacista (che può anche riguardare il più ampio settore della salute e del benessere)  “può e deve essere espressa in termini quali-quantitativi, può essere formalizzata per iscritto (non vi sono norme o regolamenti che lo impediscano o lo vietino) e per essa può essere corrisposta una parcella professionale (commento ufficiale Fofi all’art. 15 del Codice Deontologico).  Il ‘farmacista consulente’ può anche avvalersi degli opportuni strumenti tecnologici e di autoanalisi, a esclusivi fini valutativi e non diagnostici, così da rendere più efficace il suo consiglio”.

La nota si conclude con un riferimento al quarto congresso nazionale dell’associazione, che si terrà a Rimini il 19 e 20 ottobre prossimi sul tema
Il futuro del farmacista: wellness, nutrizione e corretti stili di vita. Il congresso, per il quale sono già aperte le prenotazioni sul sito www.afen.it,  sarà ospitato dall’Hotel Touring e si articolerà in quattro sessioni affidate a relatori di fama nazionale ed internazionale con tavole rotonde, dibattiti e incontri con aziende di settore. L’obiettivo è sempre quello di offrire conoscenze, idee e spunti per declinare la professione farmaceutica in tutte le sue forme, con particolare riferimento all’attività di consulenza.