Dispositivi e alimenti in regime Ssn, Agcm: “Le parafarmacie non devono essere escluse”

Roma, 23 ottobre – Le Regioni che rifiutano di convenzionarsi con le parafarmacie per la vendita di dispositivi medici e degli alimenti per fini medici specifici attuano “una discriminazione tra diversi canali di vendita” e sono dunque suscettibili di “una valutazione negativa sul piano concorrenziale”. 

Ad affermarlo è l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che nell’ambito della sua attività di segnalazione e consultiva nella sua adunanza del 13 settembre scorso ha formulato alcune specifiche osservazioni sul tema, pubblicate ieri  sul suo Bollettino n. 39 del 22 ottobre 2018 (pagg. 30 e seguenti).

A spingere l’Antitrust a occuparsi del problema sono state due  denunce pervenute da parte di una parafarmacia della provincia di Sassari e della Federazione nazionale parafarmacie italiane, dalle quali è emerso appunto che la distribuzione e vendita al pubblico presso il canale delle parafarmacie dei dispositivi medici, dei prodotti per diabetici e degli alimenti per fini medici specifici “nel territorio italiano sembra seguire regimi diversificati da Regione e Regione”.

“Sulla base delle segnalazioni pervenute e della documentazione agli atti, è emerso che le singole Regioni adottano prassi differenti in merito al rilascio alle parafarmacie dell’autorizzazione alla vendita al pubblico a carico del Servizio sanitario dei dispositivi medici e degli alimenti per fini
medici specifici” scrive l’Agcm. “Vi sono, infatti, Regioni nelle quali si riscontra l’impossibilità per le parafarmacie di stipulare convenzioni con le Aziende sanitarie f inalizzate alla vendita di tali tipologie di prodotti a carico del Servizio sanitario nazionale e altre, invece, che consentirebbero alle parafarmacie di erogare tali prodotti in regime di convenzionamento con il Ssn o il Ssr”.
Tale atteggiamento negativo sarebbe stato assunto, in particolare, dalla Regione Sardegna, che  “non ha mai autorizzato alcuna parafarmacia alla vendita, con oneri a carico del Ssr, di alcuni dispositivi medici”. Ma c’è anche  chi – come l’Azienda sanitaria provinciale di Catania – ha dato avvio a una procedura sperimentale di distribuzione per conto di presidi, ausili e alimenti per fini medici specifici “solo attraverso le farmacie del territorio”. Per contro, in Toscana e in Piemonte anche le parafarmacie sono autorizzate alla vendita al pubblico di dispositivi medici e apparecchi per diabetici a carico del Ssr.
L’Antitrust effettua una puntuale ricognizione delle disposizioni concernenti le modalità di erogazione dei dispositivi medici a carico del Ssn, rilevando che la “commercializzazione degli alimenti per fini medici specifici non è soggetta ad una specifica normativa e può avvenire indifferentemente attraverso il canale distributivo delle farmacie, delle parafarmacie e/o delle catene di negozi specializzati, rispetto ai quali, tuttavia, appare prevalente il primo”.

L’Autorità ricorda di avere sottolineato , in diverse occasioni (si veda per tutti il parere del 2 marzo 2016  sull’esclusione, ritenuta indebita, delle parafarmacie dal servizio Cup) “la rilevanza del canale delle parafarmacie nello sviluppo della concorrenza nel settore della distribuzione e vendita di prodotti farmaceutici e dell’erogazione dei servizi”, e osserva che “escludere le parafarmacie dalla possibilità – riconosciuta alle farmacie – di offrire prodotti e servizi idonei ad ampliare la gamma della propria offerta al pubblico, e conseguentemente ad attrarre maggiore clientela presso il proprio punto vendita, sia lesivo delle norme e dei principi a tutela della concorrenza. Tali considerazioni – precisa l’Antitrust – valgono anche in ordine all’esclusione delle parafarmacie dalla distribuzione e vendita di dispositivi medici e degli alimenti per fini medici specifici”.

In buona sostanza, l’Autorità ritiene che “la prassi adottata da alcune Regioni che rifiutano di convenzionarsi con le parafarmacie per la vendita di dispositivi medici e di alimenti per fini medici specifici sia suscettibile di una valutazione negativa sul piano concorrenziale, in quanto attua una discriminazione tra diversi canali di vendita, che comporta una riduzione della gamma dell’offerta al pubblico da parte delle parafarmacie e specularmente causa un pregiudizio ai consumatori intermini di limitazione del numero dei punti vendita presso i quali rinvenire un determinato prodotto”. Per l’Agcm si tratta di una discriminazione che “non trova il proprio fondamento nella disciplina applicabile”, non essendo rinvenibile “nell’ordinamento appena richiamato alcuna norma che disciplini in maniera tassativa i canali di vendita dei dispositivi medici, dei prodotti per diabetici e di altri prodotti sanitari o che disponga che solo le farmacie possano convenzionarsi con il Ssn o il Ssr al fine di erogare gratuitamente tale tipologia di prodotti agli aventi diritto.

L’Agcm riconosce che le Regioni possono, tramite degli accordi stipulati a livello locale, erogare tali prodotti utilizzando in via prioritaria, ma non esclusiva, il canale distributivo delle farmacie. Il che implica – scrive l’Agcm – che “l’erogazione degli stessi a carico del Ssn possa avvenire anche da parte di altri esercizi che possono stipulare degli accordi con le Regioni a tal fine”.

“Parimenti, anche laddove gli Enti locali decidano di ricorrere a forme specifiche di erogazione dei dispositivi medici e degli alimenti per fini medici specifici, come quella per conto” precisa l’Antitrust “si osserva che l’art. 8, comma 1, lettera b) del D.L. n. 347/2001, non menzionando la stipula degli accordi da parte degli Enti locali ‘in via esclusiva’ con le farmacie, non stabilisce alcuna riserva le gale in favore di queste ultime. Né l’esclusione delle parafarmacie può trovare giustificazione nella volontà di tutelare la salute dei cittadini, tenuto conto del fatto che la legge impone anche all’interno delle parafarmacie la presenza di un farmacista, il quale possiede le competenze che sono ritenute necessarie dall’ordinamento a garantire, all’atto della dispen sazione dei dispositivi medici e degli alimenti a fini medici specifici, il presidio sanitario richiesto dal Ssn. a tutela dei cittadini medesimi”.

Alla luce di tutte queste considerazioni, l’Antitrust invita le Regioni “ad adottare provvedimenti che consentano alle parafarmacie, al pari delle farmacie, la vendita di dispositivi medici e di alimenti per fini medici specifici, in convenzione con il Ssr”, concedendo 45 giorni per comunicare le determinazioni assunte con riguardo alle problematiche evidenziate.