Amazon ottiene la licenza di corriere postale in Italia

Amazon aveva chiesto la licenza alcune settimane fa, dopo che l’Agcom (l’Autorità per le Tlc che ha competenza anche in materia postale), il 2 agosto scorso, l’aveva sanzionata con una multa da 300mila euro proprio per lo svolgimento di attività postali, quali la logistica e la consegna di pacchi o la gestione dei centri di recapito, senza il necessario titolo autorizzativo.

L’ottenimento della licenza rafforza le strategie di penetrazione del gigante dell’e-commerce mondiale  nel nostro Paese e si va a saldare con l’accordo siglato a giugno scorso con Poste Italiane per la consegna a domicilio dei pacchi del gruppo. “Una partnership per lo sviluppo dell’ecommerce in Italia”: così avevano definito quell’iniziativa i vertici di Poste Italiane nel comunicato stampa  che annunciava l’accordo, di durata triennale con la possibilità di rinnovo per un ulteriore biennio.

L’intesa ha però anche una importante ricaduta sui resi, poiché la presenza quotidiana degli addetti di Poste Italiane sul territorio consentirà di velocizzare e rendere più efficiente anche questo tipo di servizio. L’accordo prevede inoltre che Poste Italiane estenda gli orari praticati per le consegne, portandoli fino alle 19.45  e includendo il week end Poste Italiane fornirà il servizio attraverso la capillare presenza territoriale garantita da oltre trentamila portalettere impegnati nelle attività di recapito, dal corriere espresso SDA e dalla  lotta MistralAir, la compagnia aerea del Gruppo.

Dall’intesa –  ora sinergizzata dal riconoscimento di Amazon come operatore postale abilitato a operare sul mercato italiano – sono attese anche  ricadute in termini occupazionali, visto che entro il 2020 (quindi al termine del primo triennio della partnership) è previsto un esercito di 10 mila dipendenti incaricati dei servizi di logistica dei pacchi.

Più difficile, invece, secondo gli esperti di settore, è capire quale ricaduta il tutto possa produrre sul lavoro per i corrieri espresso: in un panorama nel quale l’e-commerce è in continua e inarrestabile espansione, il mercato della logistica vivrà una fase di grande fermento, che sarà probabilmente amplificato dalla “irruzione”  (grazie all’accordo con Amazon) di un colosso  come Poste Italiane, con la sua capillare presenza sul territorio e con tutte le sinergie che possono essere messe in piedi grazie a una rete già esistente e collaudata.

Le perplessità (non poche e per lo più espresse ricorrendo a un pressochè scontato registro ironico) riguardano la puntualità e l’efficienza delle consegne da parte di Poste Italiane: requisiti sui quali, notoriamente, Amazon (ma ancora di più i suoi  abbonati Amazon Prime)  non transige e non può fare sconti. Ma questo Poste Italiane lo sa bene, così come sa che ora Amazon può di fatto operare autonomamente sul mercato delle consegne. E dunque – se vuole che la partnership e il conseguente sviluppo del business continuino – dovrà garantire un servizio inappuntabile.

La notizia del riconoscimento di Amazon come operatore postale,  ovviamente,  è tutt’altro che priva di interesse e significato per la filiera del farmaco, mercato al quale il colosso di Jeff Bezos è strategicamente interessato, come comprovano oltre ogni ragionevole dubbio le iniziative condotte sull’altra sponda dell’Atlantico, dove Amazon sta seriamente puntando alla vendita on line e la consegna a domicilio anche dei farmaci da prescrizione. Eloquente, al riguardo, l’acquisizione di PillPack, che sarà definitiva entro la fine del 2018 e permetterà ad Amazon di utilizzare i 450 punti vendita dell’azienda come sedi di raccolta e smistamento dei farmaci.

PillPack, come si ricorderà, è l’azienda (fondata da un farmacista e un ingegnere informatico) che ha sviluppato un innovativo sistema di gestione dei medicinali: il cliente, dopo aver attivato un account, indica sia i farmaci che usa normalmente sia la sua farmacia di riferimento (che detiene le prescrizioni mediche), quindi fornisce i propri dati assicurativi e quelli di pagamento. Dopodiché PillPack consegna al cliente un dispositivo che contiene tutti i medicinali correttamente divisi per giorno in bustine etichettate. In questo modo, il paziente non deve fare altro che sfilare dalla bocca del dispenser la sua bustina quotidiana. Grazie a una app per smartphone, è poi possibile gestire i nuovi ordini per la ricarica e ricevere la consegna in pacco anonimo direttamente a casa. Nel caso di cambiamento di prescrizioni o scadenze, il proprio medico può direttamente contattare l’azienda.

Un servizio molto evoluto e personalizzato, dunque, grazie anche alla dettagliata profilazione dei  clienti-pazienti e dei loro bisogni. Ma anche un servizio fin qui rivelatosi efficiente, preciso e puntuale e con ricadute estremamente positive in termini di aderenza alle terapie, fattore che lo rende molto interessante anche agli occhi delle compagnie assicurative: cure appropriate e assunte correttamente sono una variabile fondamentale nella ottimizzazione e quindi nel contenimento delle spese sanitarie. Non a caso, proprio PillPack (la cui acquisizione è costata a Jeff Bezos un miliardo di dollari) è l’arma finale su cui Amazon punta per arrivare (in tempi relativamente brevi) a una quota del 30% del mercato delle farmacie online statunitensi, con margini impressionanti.

Non è inopportuno ricordare, al riguardo,  che già oggi  l’health&beauty rappresenta per Amazon Usa il secondo mercato in termini di fatturato (16 miliardi di dollari nel primo semestre 2018), grazie anche a un incremento delle vendite di quasi il 38% in un anno.

Si tratta di fenomeni che, per ora, riguardano l’altra sponda dell’Atlantico, ma che – come a RIFday è gia capitato di scrivere – sarebbe un gravissimo errore sottovalutare o peggio ignorare. In una recente intervista a un magazine di settore, il presidente dell’Istituto Mario Negri Silvio Garattini ha indicato proprio nello sviluppo della vendita on line dei farmaci il vero e più formidabile competitor delle farmacie, la “specie in via di apparizione” che rischia di relegarle nell’angolo della marginalità. Prospettive lontane? Lo si pensava, in tempi non lontanissimi, anche nei confronti di altre “americanate” (per usare un termine d’altri tempi):  nessuno scommetteva due lire, nella patria della dieta mediterranea, sui fast food e gli hamburger con patatine e ketchup, che invece oggi sono parte integrante dei nostri panorami urbani e delle nostre abitudini alimentari, nè concedeva un briciolo di credito a fenomeni come (solo per fare due esempi… di stagine) come Halloween e il BlacK Friday, radicatisi a tempo record tra le  abitudini nazionali. E questo (è il caso di sottolinearlo in rosso), nonostante si trattasse di “americanate” che non viaggiavano davvero alle velocità con cui viaggia tutto ciò che il web porta con sè. Sarà il caso di pensarci, e in fretta: mai come in questo caso il futuro ha una strettissima parentela con il presente.