Antibioticoresistenza, le strategie di contrasto di Farmindustria

Roma, 12 febbraio – Se si evoca Armageddon, parola che dà l’idea della catastrofe imminente, spaventosa quanto reale, la situazione è evidentemente molto grave. Ma è proprio questo il termine utilizzato da Ranieri Guerra, assistente del direttore generale dell’Oms per  le iniziative strategiche, in occasione dell’incontro sul tema Antibiotico resistenza. Una crescente minaccia globale organizzato ieri a Roma da Farmindustria, per illustrare la situazione mondiale relativa a una classe di farmaci assolutamente fondamentale ma insidiata dalla crescente diffusione dell’antimicrobico-resistenza. Un fenomeno, favorito anche dall’uso imprprio e dall’abuso di questa categoria di medicinali, che sta di fatto riducendo ai minimi termini l’armamentario terapeutico anche contro le  infezioni più banali.

La circolazione di batteri sempre resistenti a terapie antibiotiche che ormai sono armi spuntate produce un costo in vite umane che ha raggiunto livello inimmaginabili: “Sono 2,4 milioni i morti stimati fra il 2015 e il 2050 solo nei 33 Paesi Ocse e un costo economico di 3,5 miliardi di dollari l’anno per gestire le complicanze legate alle infezioni incurabili. E in questo quadro l’Italia è, insieme a Grecia e Portogallo, più a rischio” ha affermato Guerra.
Il problema della crescente resistenza dei microbi nei confronti dei medicinali va affrontato da più punti di vista. Quello dei pazienti, “che spesso chiedono in prima persona ai propri medici di famiglia di ottenere una prescrizione di antibiotici, in assenza ancora oggi di sistemi di diagnostica che possano mostrare nel giro di pochi minuti l’origine di un’infezione (se batterica oppure virale) e quindi giustificare o meno l’uso di un antibiotico. C’è poi la questione delle infezioni ospedaliere: abbiamo un’igiene carente all’interno delle nostre strutture. E non ho ancora visto da nessuna parte adottare premi e incentivi ai direttori generali delle aziende sanitarie che raggiungono obiettivi concreti nell’abbattimento dell’incidenza delle infezioni ospedaliere. Invece è qualcosa che andrebbe implementato”.
Ancora, l’uso di antibiotici negli allevamenti animali, che è alla base di buona parte dell’esposizione dei cittadini a questi prodotti e che è molto consistente soprattutto in Italia, “per cui sarebbe auspicabile l’abolizione totale dell’impiego di questi medicinali per la crescita degli animali”  evidenzia Guerra “limitandolo solo ai casi di infezione reale, con la chiusura degli allevamenti che non rispettano questa regola”.
Secondo l’alto dirigente dell’Oms, per cominciare, sarebbero tre le categorie a cui le istituzioni dovrebbero rivolgersi per diffondere informazioni corrette e utili ad arginare il problema: “In primis la scuola, magari con un’ora di educazione alla scienza alla settimana” ha detto Guerra. Quindi “i caregiver, anche le badanti, che devono sapere quanto, ad esempio, lavarsi le mani ogni volta che vengono a contatto con gli anziani possa essere utile a non diffondere i germi. Infine” ha concluso l’esperto Oms “gli operatori sanitari, che spesso sottovalutano il rischio”.

Attualmente nel mondo ci sono oltre 700 farmaci antimicrobic e più di 450di questi sono  antibiotici. “Gli scienziati hanno detto che ce n’erano troppi” ha affermato  il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi (nella foto)  “ma in realtà il fenomeno dell’antibiotico resistenza dimostra che non sono mai abbastanza. Dal 2016 oltre 85 aziende farmaceutiche, diagnostiche e biotecnologiche, hanno firmato insieme a nove associazioni industriali una dichiarazione in cui si impegnano a sollecitare i Governi e il mondo imprenditoriale a intraprendere un’azione globale di lotta alla resistenza antimicrobica”.

Scaccabarozzi ha quindi fatto riferimento, più in particolare, all’impegno sottoscritto da 13 aziende farmaceutiche di rilevanza mondiale in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, con la definizione di una road map di interventi da metter in atto fino al 2020. “È nata un’alleanza per potenziare la ricerca”  ha spiegato il presidente di Farmindustria. “Ci sono attualmente 59 nuovi antibiotici in diverse fasi di sperimentazione,17 dei quali destinati alle infezioni più pericolose. Inoltre si sta lavorando per la gestione e il controllo delle emissioni di antibiotici nell’ambiente al fine di ridurre l’impatto ambientale degli scarichi di produzione entro il 2020. Soprattutto è importante che ci sia un dialogo continuo con gli stakeholder per trovare le soluzioni”.

Quel che è chiaro e che l’incontro romano ha ulteriormente confermato è che il problema dell’Amr ha una genesi multifattoriale e va di conseguenza combattuto a livello internazionale (dal momento che i batteri viaggiano quanto e più degli uomini) e su diversi fronti. In primo luogo, serve l’impegno delle istituzioni, in tutto il mondo, per  elaborare politiche finalizzate non solo a favorire lo sviluppo di nuovi farmaci ma anche e soprattutto a intervenire sul terreno dell’informazione e  della sensibilizzazione della popolazione. E serve, ovviamente, l’impegno di tutti gli operatori sanitari per diffondere e consolidare una gestione responsabile delle prescrizioni antibiotiche, per molti anni apparsa piuttosto deficitaria. Per quanto riguarda il ruolo degli addetti ai lavori, Guerra ha ricordato anche altri possibili terreni di intervento: “Andrebbero creati incentivi per le aziende sanitarie che abbattono l’incidenza delle infezioni” ha detto l’esperto Oms, che ha poi parlato della necessità di intensificare azioni di contrasto ai farmaci contraffatti e di avviare un’azione di controllo sempre più stringente sulla filiera alimentare. “La Ue su questo fronte ha emanato un provvedimento che impedisce l’accesso ai prodotti alimentari trattati con antibiotici” ha ricordato Guerra.

Altro  fronte da presidiare è quello della prevenzione, l’arma che più di ogni altra può aiutare a vincere la sfida: “In media 10.780 persone muoiono ogni anno in Italia a causa di un’infezione da uno degli otto batteri antibiotico resistenti” ha spiegato Massimo Visentin, presidente del Gruppo Prevenzione di Farmindustria. “Si stima che entro il 20150 circa 450 mila persone moriranno a causa dell’antibiotico resistenza, che solo nel nostro Paese costerà  13 miliardi di dollari da qui al 2050”. Uno scenario che rende imprescindibile il ricorso alla prevenzione:  “Bisogna partire dal semplice gesto del lavarsi sempre e correttamente le mani” ha detto Visentin, che ha poi spezzato una lancia in favore dei vaccini, armi strategiche per evitare infezioni e diminuire così l’utilizzo degli antibiotici. “Le vaccinazioni, riducendo le infezioni virali, limitano l’uso inappropriato degli antibiotici e riducono inoltre la possibilità che la malattia si trasmetta nella popolazione non vaccinata” ha detto Visentin. “Pensiamo che in Francia l’uso del vaccino anti-pneumococcico ha contribuito a ridurre l’utilizzo di antibiotici dal 49,7% al 27%”.

Sul terreno della prevenzione, l’impegno dell’associazione degli industriali è in effetti particolarmente intenso, anche a livello scolastico, come attestano  gli incontri divulgativi, rivolti agli studenti delle scuole superiori, per creare consapevolezza sull’uso appropriato degli antibiotici e sulle abitudini di igiene personale per contrastare il fenomeno delle infezioni batteriche, realizzati a Bologna a partire dal 16 novembre dello scorso anno,   in occasione della settimana europea dedicata alla resistenza antimicrobica. “Un’esperienza che intendiamo portare avanti” ha detto Visentin. “Stiamo già programmando ulteriori tappe in altre città d’Italia”.

La strategia di constrasto all’Amr di Farmindustria passa anche attraverso la promozione dell’uso appropriato degli antibiotici, con la disponibilità ad aderire e promuovere, insieme a ministero della Salute e altri stakeholder, la giornata europea degli antibiotici con iniziative mirate, con l’obiettivo di sensibilizzare gli operatori sanitari e la popolazione sul tema della resistenza antimicrobica. Sempre sul terreno della prevenzione, un particolare rilievo viene annesso alla realizzazione di una campagna di comunicazione per sensibilizzare operatori sanitari e popolazione sull’importanza della vaccinazione, con il coinvolgimento delle principali società scientifiche e degli Ordini professionali.
Ma l’impegno dell’industria prevede anche interventi per sviluppare la ricerca collaborativa pubblico-privato, arrivando auspicabilmente a una declinazione italiana di un modello di partnership che ha dimostrato di funzionare, come dimostrato dal successo di Innovative Medicines Initiative (Imi).  Altro fronte strategico da considerare è quello regolatorio: bisogna lavorare con le Istituzioni (Aifa, Iss, ministero della Salute) per identificare nuovi meccanismi di rimborsabilità e valutazioni ad hoc per i farmaci antibiotici, anche applicando procedure accelerate di autorizzazione all’immissione in commercio per i nuovi antimicrobici.
Ultima, ma non in ordine di importanza, la necessità di realizzare interventi formativi (nazionali e regionali) per rafforzare la percezione del problema e migliorare l’appropriatezza prescrittiva, incentivare adeguati comportamenti da parte degli operatori sanitari, in particolare negli ambienti ospedalieri, dove esistono i maggiori problemi