Anziani, due su tre non aderiscono alle terapie correttamente

Roma, 20 marzo – In Italia  la compresenza di almeno tre patologie cliniche negli over 75 riguarda il 50% dei soggetti. È uno dei dati emersi dal 14° Congresso di Cardiogeriatria, organizzato da Sigot,  la Società italiana di Geriatria ospedale e territorio, tenutosi il 14 e 15 marzo a Roma.

L’evento scientifico,  presieduto da Lorenzo Palleschi e Francesco Vetta, vicepresidente e tesoriere della Sigot, era rivolto a specialisti e professionisti che condividono l’interesse per la prevenzione, la cura, il trattamento della persona anziana con patologie cardiovascolari al fine di garantire un invecchiamento sempre più attivo e in salute. Tra le tematiche affrontate  (insufficienza cardiaca, approccio chirurgico e non a patologie valvolari dell’anziano, impiego di device per la re-sincronizzazione cardiaca e per la prevenzione della morte improvvisa) quella della comorbidità è stata probabilmente la più rilevante. La coesistenza di diverse malattie è infatti un fattore di rischio che minaccia seriamente la salute dei soggetti in età geriatrica avanzata, considerata anche la diffusione del problema.

Il primo problema è quello della corretta assunzione dei farmaci: due anziani su tre non aderiscono correttamente alle terapie prescritte dai medici specialisti, nonostante negli ultimi anni sia molto aumentata la consapevolezza del problema. Ma evidentemente ancora non basta. “L’aderenza ai farmaci  è cresciuta nel corso degli ultimi 15 anni” ha detto al riguardo Vetta. “Ormai il medico si è adeguato a dosaggi e a strumenti consigliati. Di conseguenza anche il paziente è maggiormente preparato e attento. Questo aumento di sensibilità ha di fatto abbassato il rischio di mortalità, ma c’è ancora molto da fare”.

La comorbidità, però, non si riflette solo sulle cure: “Si tratta di un fenomeno che interferisce con tutti i momenti dell’approccio clinico” ha spiegato Palleschi “a partire da quello diagnostico, rappresentando l’elemento centrale della complessità e peculiarità del paziente anziano. Dopo i 75 anni avere una sola patologia rappresenta una rarità. In ambito cardiologico, le comorbidità più frequenti sono la broncopneumopatia cronico ostruttiva, il diabete mellito, l’anemia e l’insufficienza renale”.

Uno dei principali problemi (anche se molto sottovalutato) è che la molteplice presenza di patologie rende atipica la manifestazione d’esordio di molte di esse, provocando molti errori diagnostici. Un esempio è la confusione mentale, il cosiddetto “delirium”, tipica della demenza ma contemporaneamente esordio di fenomeni quali, ad esempio, una comune sindrome influenzale, uno scompenso cardiaco, ma anche la frattura del femore o un ricovero ospedaliero.

I soggetti più colpiti da delirium sono gli ultraottantenni. Nonostante questa realtà passi spesso inosservata e, come detto, sia anche sottovalutata, riguarda il 20-30% dei soggetti. Cifre purtroppo in aumento, perché diventa sempre più vecchia la stessa popolazione ospedaliera italiana: nelle strutture nosocomiali un soggetto su due, infatti, è over80.

“Il delirium, o stato confusionale acuto, è una sindrome clinica caratterizzata da transitoria reversibile confusione mentale” ha detto ancora Palleschi “che si associa ad un importante disorientamento spaziale e temporale, inattenzione e pensiero disorganizzato. Questo momento, durante l’ospedalizzazione, è riconosciuto come un fattore di rischio indipendente di morte. È quindi una situazione che va riconosciuta, valutata e indagata, così da scoprire il determinante patologico scatenante il delirium. Un tempo queste situazioni riguardavano soltanto reparti geriatrici” ha concluso Palleschi “ma, con l’invecchiamento di tutta la popolazione ospedaliera, sono ormai molto diffusi anche nei reparti specialistici, come quelli cardiologici, chirurgici e ortopedici”.