Arriva il nuovo Piano liste di attesa: se non saranno garantiti i tempi, via i direttori Asl

Roma, 22 febbraio – Direttori generali rimossi se non garantiscono visite ed esami medici entro il tempo massimo previsto, gestione trasparente delle prenotazioni da parte delle strutture, un osservatorio nazionale sulle liste d’attesa di cui faranno parte anche i cittadini e la riduzione dei tempi massimi previsti per ottenere le prestazioni non urgenti. Sono questi, nella sintesi dell’Ansa,  i pilastri del nuovo Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa (Pngla), predisposto dal ministero della Salute e presentato ieri pomeriggio a Roma  in Conferenza Stato-Regioni.

Il nuovo Pngla 2019-21, si legge, “nasce con l’obiettivo prioritario di avvicinare ulteriormente la sanità pubblica ai cittadini”. Come il precedente, individua l’elenco di prestazioni ed esami diagnostici soggetti al monitoraggio e prevede il rispetto, da parte delle Regioni, dei tempi massimi di attesa per ciascuno. Conferma le quattro classi di priorità da indicare nelle prenotazioni di specialistica ambulatoriale (dalla più alla meno urgente), ma riduce il limite massimo per quelle a priorità programmata (non urgenti) da 180 giorni a 120.

La titolare della Salute, Giulia Grillo prova a presentare il nuovo Pngla come un passo decisivo nel fondamentale percorso di avvicinamento della sanità pubblica verso i cittadini che, sostiene la ministra, “si aspettava da lungo tempo. Il Piano mancava da 10 anni e non è stato mai monitorato e applicato. Questo ha compromesso l’intero sistema delle prestazioni e, nel tempo, consolidato le storture che sono sotto gli occhi di tutti. Ora è il momento di cambiare, creando un nuovo modello più efficiente a aggiornato”.

“Finalmente adesso avremo regole più semplici e tempi certi per le prestazioni che riportano il diritto alla Salute e quindi il cittadino al centro del sistema” ha dichiarato ancora Grillo, annunciando di aver già “dato mandato agli uffici del ministero per attivare al più presto l’Osservatorio nazionale sulle liste di attesa che avrà un ruolo determinante. Infatti, oltre ad affiancare Regioni e Province autonome nell’implementazione del Piano, provvederà a monitorare l’andamento degli interventi previsti dal presente atto, rilevare le criticità e fornire indicazioni per uniformare comportamenti, superare le disuguaglianze e rispondere in modo puntuale ai bisogni dei cittadini”.

“Sono fiduciosa che ci sarà una grande collaborazione da parte di tutti gli attori coinvolti nel nuovo Piano già a partire dalla prossima settimana” ha concluso la titolare della Salute, annunciando che mercoledì prossimo “ripartiranno i lavori con le Regioni relativi alla stesura del prossimo Patto della Salute per gli anni 2019-21”.

“C’è un’intesa su una serie di criteri relativi alle liste di attesa indicati dal ministero su cui poi bisognerà lavorare. Vediamo se è possibile cominciare a ridurre nel Paese le liste di attesa, poi toccherà alle Regioni”, commenta da parte sua  il presidente della Conferenza Stato-Regioni   Stefano Bonaccini“L’intesa è meritoria ma sono necessarie, non giriamoci intorno, risorse certe e più personale. Siamo solo all’inizio”.
“Come presidente di Regione, ho portato dal 54% al 97%, entro i primi 30 o 60 giorni, le liste di attesa per le prestazioni di prima fascia che sono circa una quarantina” ha aggiunto il presidente dell’Emilia Romagna, spiegando che per farlo è stato necessario mettere nuove risorse, assumere più personale, prolungare i giorni e gli orari di visita, introdurre penalità per chi prenota e non disdice entro 48 ore. Misura, quest’ultima, “che ha fatto
crollare il numero di persone che non si presentavano pensando di non arrecare un danno. Queste sono ricette che abbiamo indicato al ministero come ipotesi virtuose che hanno funzionato dove applicate”.

Ai toni soddisfatti di Grillo e quelli possibilisti di Bonaccini, però, si oppone il duro giudizio con il quale le sigle dei medici bocciano il Pngla: “Una fiera dell’ipocrisia” lo definiscono i camici bianchi, sostenendo che il problema liste d’attesa può essere risolto solo intervenendo su quelle che sono le sue vere cause, ovvero la mancanza di personale, di tecnologie e di organizzazione.
Le critiche dei medici prendono di mira l’ipotesi, prevista nel nuovo Pngla, di un blocco delle prestazioni in intramoenia in caso di criticità, ovvero di prolungamento dell’attesa entro i tempi massimi previsti: per i medici si tratta di un attacco nei loro confronti e nei confronti dell’attività da loro espletata fuori dall’orario di lavoro, privatamente, nella propria struttura sanitaria. “Regioni e Governo”  commenta Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed “si autoassolvono dalla responsabilità politica e gestionale del mantenimento e dell’allungamento delle attese, sempre più lunghe, per le prestazioni sanitarie indicando nei medici dipendenti il capro espiatorio ideale, e nella loro attività libero professionale intramoenia la causa da rimuovere nel caso, non improbabile, che non si rispetti il piano delle illusioni che hanno stilato”.

Il nodo, aggiunge Palermo, è che si pretende di “definire la tempistica per le prestazioni a prescindere dalle risorse disponibili”.