Asfi, capitale e farmacia: “È ora che il Governo dica da che parte sta”

Roma, 18 dicembre -“Dopo le dichiarazioni della settimana scorsa della ministra Grillo, il Governo dica se vuole le farmacie nelle mani del capitale, come aveva chiaramente voluto il precedente governo, oppure vuole mantenere l’attuale servizio farmaceutico, capillare e vicino al cittadino”.

È il perentorio invito che Maurizio Cini, presidente dell’Associazione scientifica farmacisti italiani, rivolge all’esecutivo, con una nota pubblicata ieri sul sito associativo, dopo la bocciatura degli emendamenti Sileri (M5S) e Romeo (Lega) volti a introdurre l’obbligo che il 51% delle quote delle società di capitale proprietarie di farmacie sia detenuto da farmacisti iscritti all’albo.

La misura, come si ricorderà, era stata già presentata alla Camera da un subemendamento a firma di Giorgio Trizzino (M5S) approvato dalla Commissione Bilancio di Montecitorio ma poi espunto in aula dal presidente dell’Assemblea Roberto Fico, ed era stata sostenuta a gran voce dalla titolare della Salute Giulia Grillo (nalla foto), con una pubblica sortita su Facebook sintetizzata dallo slogan “Svendere le farmacie italiane al capitale? No grazie” e l’impegno a cercare subito altre strade per “temperare” la presenza del capitale nella proprietà delle farmacie. In questadirezione andavano appunto gli emendamenti proposti  da Sileri e Romeo, che però il presidente della V Commissione Bilancio di Palazzo Madama Daniele Pesco (anch’egli M5S) ha respinto perchè inammissibili.

Cini chiede appunto chiarezza politica su una vicenda fatta di altisonanti dichiarazioni di intenti alle quali seguono puntualmente e immediatamente esiti a dir poco deludenti,  e sollecita i presidenti di Federfarma e di Fofi a chiedere “un incontro urgente con il Presidente del Consiglio Conte affinché dica cosa vuole fare delle farmacie italiane. Più si aspetta, più le ragioni delle società di capitali assumeranno forza”.

Il presidente di Asfi, nelle more di una riforma veramente organica del sistema, avanza anche la circostanziata richiesta di bloccare con un decreto legge “i trasferimenti maggioritari delle farmacie a favore delle società di capitali. In mancanza di prese di posizione forti da parte del Governo, la farmacia italiana avrà motivo di sentirsi presa in giro”.

Sospetto che, evidentemente, Cini nutre, come autorizza a ritenere la considerazione finale della sua nota, riservata alle ragioni che hanno portato alla bocciatura dell’emendamento del 51% alla Camera prima e al Senato poi, ovvero l’inammissibilità di proposte correttive contenenti disposizioni di carattere evidentemente ordinamentale e quindi estranee all’oggetto proprio della prima sezione della legge di bilancio. A questo riguardo, conclude infatti Cini, “ricordo che in passato nelle precedenti leggi finanziarie fu fatto passare ‘di tutto e di più’. Non vorrei ci fosse quale ‘manina’ che lavora per il capitale”.