Assemblea Federfarma, sì alle trattative per la nuova remunerazione

Roma, 9 ottobre – L’Assemblea nazionale Federfarma ha approvato ieri a schiacciante maggioranza – 200 voti favorevoli, tre contrari e 18 astenuti su 221 delegati presenti – la decisione di affidare al presidente Marco Cossolo (nella foto) e al Consiglio di presidenza Federfarma il mandato di proseguire il percorso di interlocuzione con la parte pubblica per riformare l’attuale modello di remunerazione delle farmacie, sulla base della proposta elaborata dal sindacato (in buona sostanza quella già resa nota a metà settembre in Consiglio delle Regioni e a suo tempo anticipata dal nostro giornale).

La proposta, illustrata e discussa ieri in sede assembleare, lascia invariato l’attuale regime di determinazione del prezzo al pubblico dei farmaci e riguarderà in via esclusiva i farmaci della convenzionata, intervenendo soltanto sul rapporto tra le farmacie e il Ssn, attraverso la modifica del calcolo per la tariffazione ed emissione della Dcr. Il nuovo modello retributivo, come è ormai ben noto, prevede un sistema misto con una quota fissa di dispensazione e una quota percentuale calcolata sul prezzo,  integrate dalle quote premiali per  i farmaci non soggetti a sconto Ssn (generici e originator con prezzo pari a quello di riferimento) e da quelle in favore delle farmacie a basso fatturato agevolate per legge e quelle esenti dall’obbligo di sconto. I numeri sono quelli già resi noti 10 giorni fa da RIFday, ovvero quota percentuale sul prezzo al pubblico del 7% (netto Iva) e quota fissa “tripartita”:  50 centesimi a confezione per i medicinali con prezzo fino a 4 euro, 1,70 euro per i prodotti fino a 11 euro e 2,60 per quelli oltre gli 11 euro, sempre al netto dell’Iva. Il “combinato disposto” del nuovo meccanismo porterà – secondo quanto assicurato in Assemblea dai vertici del sindacato – dall’attuale margine netto medio a confezione di 1,92 euro a 2,52 euro, con un incremento superiore al 30% (31,4%).

Altro principio di estrema importanza del nuovo modello è l’introduzione di meccanismi  di indicizzazione dei valori della remunerazione, con l’aggancio a indici di adeguamento automatico che ne garantiscano il mantenimento nel tempo.

Su queste basi, l’assemblea ha conferito ieri ai vertici federali il mandato a proseguire il lavoro verso ua nuovo schema di compensi, con il vincolo di  di arrivare a un risultato che garantisca alle farmacie italiane compensi per circa 2,5 miliardi all’anno (contro i 2,24 del 2018: un incremento di circa 300 milioni). In buona sostanza, o i vertici riusciranno a spuntare una redditività  superiore pari a quella indicata in Assemblea, o lla questione torna in discussione. Va in questa direzione, del resto, il passaggio della delibera ieri che impegna i vertici del sindacato a “sottoporre all’asseverazione dell’Assemblea nazionale qualsiasi mutamento essenziale rispetto ai dati e alle elaborazioni prima dell’eventuale sottoscrizione della proposta con gli interlocutori istituzionali”. E non meno rilevanti sono l’assicurazione e l’impegno a proseguire il confronto interno sulla materia con il gruppo di articolazioni territoriali che nei mesi scorsi hanno partecipato allo studio e all’elaborazione della proposta federale (le unioni regionali di Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Puglia e le associazioni di Verona, Firenze, Napoli e Cosenza).

Insomma, quello di ieri è un adelante ma con juicio, che ha largamente determinato l’esito del voto: tra i no, infatti, manca quello di Federfarma Lombardia, l’unione regionale che prima e più di ogni altra aveva contestato l’operato dei vertici del sindacato nazionale in materia di remunerazione, arrivando a diffidarli dall’inviare proposte e documenti alla parte pubblica prima del confronto assembleare. I rappresentanti dei titolari lombardi, alla luce della delibera proposta ieri – che in ogni caso riserva proprio all’Assemblea nazionale la decisione finale sul nuovo modello di retribuzione – hanno infatti scelto la strada dell’astensione, anche per sgombrare il campo da ogni equivoco o malinteso sulla natura di una posizione critica che non è espressione di un atteggiamento pregiudiziale di opposizione, ma (al contrario) della responsabile volontà di contribuire al miglior esito della partita remunerazione, pensando in primo luogo – come un sindacato deve fare – alla tutela delle farmacie sue associate.

“La delibera di ieri lascia aperta la possibilità di lavorare per migliorare ancora la proposta di nuova remunerazione della categoria” spiega Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia “e questo anche a confronto in corso con la controparte pubblicaPer noi si tratta di un elemento di garanzia che ci permette di verificare in corso d’opera che la riforma non abbia ricadute negative sulle farmacie lombarde, la cui tutela è la prima nostra preoccupazione”.