Assofarm su società benefit: “Responsabilità fattore competitivo”

Roma, 25 maggio – Un bilancio sano è imprescindibile, ma non può bastare. La dimensione sociale del proprio operare sta sempre più diventando fattore di competitività: è questo il messaggio emerso dal convegno “Società Benefit, un modello per le farmacie comunali”, tenutosi il 22 maggio al Salone d’Armi di Palazzo Vecchio a Firenze.

Sede non casuale, dal momento che proprio Afam, l’azienda che gestisce le farmacie comunali del capoluogo toscana, è stata la prima società a capitale misto pubblico-privato a diventare “società benefit” in Europa (cfr. RIFday del 21 marzo)

A riferire dei lavori è un comunicato di Assofarm, la sigla delle farmacie pubbliche che – ricordati i saluti di apertura dell’assessore alle partecipate del Comune di Firenze Lorenzo Perra e del presidente di Confservizi Cispel Toscana Alfredo De Girolamo – dà spazio all’intervento di Carlo Borzaga dell’Università di Trento, uno tra i massimi esperti italiani di privato sociale. Secondo Borzaga, l’elemento della responsabilità sociale è connaturato all’origine stessa del concetto di società, e solo col passare del tempo il ventaglio di stakeholder coinvolti è andato restringendosi ai soli azionisti. Tuttavia per potersi affermare in modo massivo, il modello della “società benefit”  avrebbe bisogno di agevolazioni fiscali per le imprese che decidano tale trasformazione.

Luciano Cimbolini, dirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha poi evidenziato come  la “società benefit”, grazie alle sue vocazione, natura e struttura, sia un modello ricco di opportunità per i servizi pubblici locali, tra i quali rientrano appunto le farmacie comunali (che peraltro, ha ricordato Cimbolini, “sono anche parte del Ssn”, ovvero del servizio pubblico più diffuso capillarmente e a più alto contenuto etico e sociale).

Ma il tema protagonista dei lavori è stato, inevitabilmente, la scelta di Afam di trasformarsi in “società benefit”,  anche sulla scorta delle recenti novità legislative introdotte in Europa e in Italia, ull’onda di quanto accade in altre parti del mondo. Negli Usa, ad esempio, ben trentaquattro stati federati su cinquanta hanno già adottato leggi che promuovono le società benefit.

La nostra esperienza sull’argomento è cominciata con la lettura di un articolo apparso su una prestigiosa rivista statunitense che ha cambiato profondamente la nostra visione imprenditoriale”  ha affermato Paolo Di Cesare di Nativa srl Società Benefit. “Pur tra mille difficoltà, siamo riusciti a far approvare la legge 28 dicembre 2015, n. 208, che col passare del tempo ha consentito che più di 500 aziende diventassero società benefit nel nostro Paese”.

Per il presidente di Afam Massimo Mercati, essere società benefit significa abbracciare una filosofia aziendale nuova, che implica logiche organizzative la cui complessità deve essere affrontata concretamente: “Abbiamo iniziato un percorso che ci porterà ad essere un’azienda davvero nuova e  innovativa nel panorama nazionale, un’azienda che mette ai primi posti del proprio agire imprenditoriale la salute dell’uomo nel rispetto dell’ambiente e con la finalità di costruire una comunità più forte e posti di lavoro migliori” ha detto Mercati. “Il tutto a favore delle generazioni che verranno. Non si vuole dare un’immagine idealistica della questione. La nostra esperienza ci ha visto affrontare la complessità di questo cambio di paradigma e ha richiesto uno sforzo notevolissimo che continua di anno in anno”.

“Contrariamente agli assunti del credo neo-liberista, la crescita economica non può essere perseguita senza riguardo alcuno per la società circostante. È quest’ultima che, di fatto, sostiene la crescita” ha affermato da parte sua il segretario generale di Assofarm, Francesco Schito “a dimostrazione di questa tesi esiste ormai una vastissima letteratura. Una recente ricerca condotta su un vasto campione di medie imprese italiane dimostra che il 20% di esse che presenta le migliori performance di bilancio persegue con successo tre obiettivi: qualità integrale dei processi produttivi, fiducia reciproca tra azienda, dipendenti e filiera, attenzione al territorio circostante. Dal lato opposto” ha aggiunto il segretario di Assofarm “il 20% delle aziende coi bilanci peggiori ha improntato il proprio agire su logiche di sfruttamento, tanto del lavoro e dei fornitori quanto delle risorse ambientali, in una lotta quotidiana centrata sul prezzo. In un’epoca in cui la reputazione è uno dei principali fattori di competitività aziendale, l’egoismo non paga”.

“La concorrenza è agguerrita, i mercati molto frammentati e incerti e il contesto politico-istituzionale contraddittorio” ha concluso il presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi (nella foto).  “Il sistema delle farmacie comunali italiane deve, tuttavia, cogliere l’opportunità di trasformarsi in società benefit completando il proprio percorso storico evolutivo, andando ben oltre il tema classico della responsabilità sociale”.