Assogenerici: “Bene nuovo payback, ma restano forti criticità”

Roma, 28 novembre – Il nuovo payback prefigurato dal ministero della Salute, calcolato per quote di mercato anzichè (come oggi) sul budget company, incassa l’apprezzamento degli industriali. A esprimersi positivamente  sul nuovo metodo che semplifica la metodologia di calcolo sui ripiani, a partire dal prossimo anno e che dovrebbe essere oggetto di un emendamento alla Legge di bilancio 2019  in discussione in Parlamento, è stato ieri Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, sostenitore da lunga data della necessità di superare l’attuale modello di governance del farmaco e convinto fautore di un confronto tra i soggetti interessati per arrivare finalmente a  risultati concreti al riguardo.

“Il miglior modo per risolvere un problema è la volontà di risolverlo e io garantisco che da parte delle imprese la volontà c’è tutta” ha dichiarato ieri Scaccabarozzi, confermando la piena disponibilità al dialogo delle aziende e la loro disponibilità “a pagare ciò che è giusto”.

Commenti positivi sono arrivati anche da Enrique Häusermann (nella foto), presidente di Assogenerici, la sigla dei produttori dei farmaci eequivalenti e biosimilari. “Prendiamo atto che il Governo sembra essersi finalmente orientato a utilizzare il parametro delle quote di mercato delle singole imprese per la gestione del pay back, aprendo a un meccanismo da tempo sollecitato che garantirebbe elementi di semplificazione e prevedibilità” ha affermato Häusermann, che però non ha mancato di evidenziare alcuni possibili e importanti rischi ai quali, con il nuovo payback, potrebbe trovarsi esposto il comparto dei farmaci off patent, in particolare generici e biosimilari.

Il timore, a una prima lettura dell’ipotesi elaborata dagli esperti del Ministero, è che possano venire meno alcune delle principali clausole di salvaguardia che il legislatore ha fino a oggi mantenuto in relazione alla partecipazione al ripiano da parte dei produttori di generici e biosimilari sullo sfondamento dei farmaci innovativi e dei farmaci orfani. Per Assogenerici, si tratta di un elemento di “gravissima preoccupazione”.

“Se queste  salvaguardie venissero effettivamente soppresse” spiega infatti il presidente di Assogenerici “l’onere di ripiano a carico delle nostre aziende, che non contribuiscono in alcun modo all’extra spesa per questi farmaci, risulterebbe realmente insostenibile. Come Ministero e Governo sanno bene, generici e biosimilari  per definizione non contribuiscono a creare disavanzi, ma generano invece economie e concorrenza. Assoggettarli quindi al pay back per lo sfondamento legato a innovativi e orfani significherebbe tradire il principio di equità che si afferma di voler applicare e difendere!.
Per scongiurare il rischio, Häusermann auspica l’immediata apertura di un confronto tra ministero e imprese, in considerazione del fatto che la materia merita un approfondimento alla ricerca di soluzioni adeguate. “Ci auguriamo che sia ancora possibile dialogare apertamente con il ministero prima dell’adozione della norma in questione” afferma il presidente di Assogenerici, sottolineando che,  in assenza di modifiche, la norma stessa “potrebbe rischiare di assestare un colpo gravissimo al nostro comparto industriale“.
Häusermann riserva una considerazione anche alla spinosa questione del contenzioso scaturito dal vecchio payback, ancora in corso, che ha lasciato in eredità una situazione particolarmente complessa. “Non possiamo che ribadire che dal 2013 a oggi tutto il comparto farmaceutico è stato costretto a ricorrere alla giustizia amministrativa per far valere le proprie ragioni a fronte di una evidente carenza ed erroneità di dati e di procedure” spiega al riguardo il presidente della sigla delle aziende di farmaci equivalenti. “Reiteriamo il concetto che nessun soggetto industriale è interessato a procrastinare il contenzioso e che siamo pronti a rispondere responsabilmente sul pay back pregresso, purché venga garantita certezza dei dati e correttezza del procedimento amministrativo”.
Assogenerici si mostra invece meno conciliante e decisamente critica sulle conseguenze che la bozza di emendamento prevede in caso di mancato pagamento delle somme dovute. “Ci sembra francamente che la clausola di salvaguardia consistente nel non investire parte delle risorse aggiuntive del Fsn sul farmaco in caso di mancata soluzione del pregresso nulla abbia a che vedere con certezza, correttezza ed equità” conclude Häusermann. “Anche in questo caso ci saremmo attesi di poterci sedere ad un tavolo di confronto, anche serrato, e non trovarci, come sembra, di fronte ad un provvedimento che non risolve, ma potrebbe rischiare di acuire il pregresso e non solo”.