Contro desertificazione sanitaria servono aiuti per farmacie e Mmg

Roma, 13 febbraio – La situazione dei territori a bassa densità abitativa è sempre più preoccupante dal punto di vista dell’assistenza medica e tale ormai da generare criticità all’intero sistema sanitario e, per conseguenza, sociale.

A lanciare un nuovo allarme sul fenomeno della desertificazione sanitaria (che diventa inevitabilmente un volano di desertificazione tout court delle periferie del Paese)  è Federfarma Verona, che in una nota diffusa ieri alla stampa rimarca la carenza di ambulatori medici sul territorio della Regione, sempre più significativa da quando, otto anni fa, vennero approvate le Linee di indirizzo e operative per l’attuazione della delibera regionale del 2011 sulla riorganizzazione della medicina convenzionata per garantire la continuità delle cure e dell’assistenza in ogni parte del territorio regionale.

“L’assistenza territoriale deve garantire la reale accessibilità del cittadino alle cure, la continuità e l’uniformità assistenziale su tutto il territorio regionale, ma purtroppo siamo spesso portati a constatare come questo a volte non sia così scontato”  spiega il presidente di Federfarma Verona Marco Bacchini. “La concentrazione dei medici di medicina generale in alcune realtà non ha portato a un miglioramento di servizio e assistenza per il cittadino dei territori isolati e montani: la chiusura degli ambulatori nei piccoli centri abitati ha tolto una presenza di riferimento. Inoltre lo spostamento dei flussi di pazienti verso queste strutture unificate varia anche i flussi per l’approvvigionamento dei farmaci togliendo, oltre al binomio medico/farmacista, anche la possibilità di sostentamento della farmacia locale” .

Per Bacchini, la nuova sanità deve puntare sulla territorializzazione della cronicità, potenziando il servizio della farmacia, “che però non può essere lasciata sola a svolgere questo impegnativo compito. Esistono, è vero, i contributi regionali assegnati alle piccolissime farmacie che prestano un servizio indispensabile e alle volte costituiscono l’unico centro sanitario di vasti territori ben poco popolosi, ma essi purtroppo non sono sufficienti”. Serve molto altro, a giudizio del presidente dei titolari veronesi, a partire da quella che è la prima condizione: garantire la necessaria sostenibilità ai tanti servizi erogabili, oltre alla presenza degli ambulatori dei medici di medicina generale. Ad esempio,  “servirebbe la banda internet larga per consentire ai cittadini di poter effettuare un elettrocardiogramma in farmacia senza doversi recare in città e per garantire oltretutto l’utilizzo della tanto utile ricetta elettronica dato l’avanzato percorso di digitalizzazione delle prescrizioni sanità KmZero in essere presso la nostra Regione” elenca Bacchini. E servono anche “aiuti concreti da parte delle pubbliche amministrazioni locali come affitti calmierati o locali in comodato d’uso ai medici per garantire la sinergia professionale medico/farmacia e rafforzare la tutela della salute pubblica”.

I provvedimenti legislativi fin qui adottati per sostenere i territori (come ad esempio la cosiddetta Legge “Salva Borghi” n. 158 del 6 ottobre 2017) non hanno ancora prodotto i risultati sperati, soprattutto in termini di risorse. Ciò nonostante,  sottolinea Bacchini, “le farmacie continuano a servire il territorio, garantendo l’accesso alle cure e monitorando da un lato l’aderenza alle terapie, dall’altro controllando gli sprechi”.

Alla luce del nuovo Piano socio sanitario regionale, che prevede un ruolo ancora più attivo a livello distrettuale per le farmacie territoriali, riconoscendone capacità di presa in carico del paziente cronico in stretta collaborazione con pediatri e Mmg, è però necessario generare le condizioni per consentire a questi veri e propri avamposti di salute al servizio anche delle comunità più marginali e isolate.

“La Regione Veneto in passato ha manifestato la volontà politica di tutelare le farmacie delle piccole realtà riconoscendo un differenziale economico che, soprattutto dal punto di vista simbolico, ha avuto una significativa importanza” riconosce Bacchini, ricordando anche i confronti in corso a livello nazionale per rivedere  la convenzione fra Stato e farmacie e a livello regionale per la stipula di accordi di distribuzione per conto e per potenziare l’attvità Cup.

Si tratta di occasioni che non debbono andare perdute,  conclude Bacchini, che poi “tira la giacca” a  Stato e Regione Veneto “affinchè confermino in modo tangibile da un lato la volontà di mantenere viva nelle piccole realtà una presenza importante e qualificata come la farmacia quale presidio socio sanitario in stretto binomio con il medico di medicina generale che deve essere anch’egli posto nelle condizioni di svolgere la sua attività, e dall’altro di poter concretizzare le aspettative del Ssn alcune delle quali riportate anche nel nuovo Piano socio sanitario regionale”.