Barra: Farmacie Boots, investimenti esteri opportunità per il Paese

Roma, 17 aprile – Più che l’annunciata (dal titolo dell’evento) presentazione delle attività in Italia, delle quali alla fine non sono stati resi noti dettagli operativi nè scadenze, il convegno promosso e organizzato ieri a Milano nella prestigiosa  sede della Borsa di Piazza Affari da Walgreens Boots Alliance, colosso mondiale della distribuzione farmaceutica,  è stato l’epifania di una filosofia di impresa su scala globale e dei principi e valori che la ispirano. Ma ha anche finito per diventare (voluto o no che fosse l’effetto) un saggio dimostrativo della geometrica potenza che WBA è in grado di dispiegare per realizzare i suoi obiettivi.

Nella sala di Palazzo Mezzanotte che ha ospitato l’incontro, perfettamente organizzato, una foltissima ed estremamente qualificata audience (che vedeva la presenza, giusto per dare un senso della sua composizione, anche di ex presidenti del Consiglio e ministri come Mario Monti e Giulio Tremonti) ha seguito gli interventi di speaker di sicura autorevolezza, introdotti e coordinati dal vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca: sul podio si sono succeduti infatti succeduti l’amministratore delegato della Borsa italiana Raffaele Jerusalmi, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, l’ambasciatore USA  Lewis Eisenberg (presente con un contributo video e rappresentato in sala dal Console generale degli Stati Uniti a Milano, Elizabeth Martinez). Tutti concordi nel sostenere, sia pure con accenti diversi e da differenti punti di vista, che il futuro non si aspetta ma si costruisce, senza avere paura del cambiamento, e va affrontato con determinazione e lungimiranza, facendo leva su creatività e innovazione e sul buono (e in qualche caso l’eccellenza) che già c’è.

Questo vale anche (e a maggior ragione) per un Paese impantanato in una crisi paralizzante qual è il nostro, che pure riesce quasi miracolosamente a restare la seconda manifattura d’Europa.  “Non bisogna cavalcare le ansie e le paure” ha sintetizzato Boccia “ma avere una visione e costruire un progetto”.  Che è poi – come hanno riconosciuto e sottolineato un po’ tutti gli intervenuti –  ciò che fa WBA, “azienda dal cuore italiano e dalla testa globale” (l’immaginifica definizione è sempre del presidente degli industriali italiani).

Altro comune denominatore degli interventi, la necessità di politiche economiche che, per quanto possibile, favoriscano e incoraggino le imprese, o quantomeno non le ostacolino, come invece accade, e non di rado. “C’è necessità di crescere pensando in grande e a lungo periodo” ha sintetizzato il sindaco Sala al riguardo, rintracciando similitudini tra lo straordinario sviluppo conosciuto dalla sua città in questi ultimi anni e quello di un’impresa come WBA, che vanta ormai 415.000 dipendenti nel mondo, 95 mila dei quali  professionisti specializzati nella somministrazione di servizi sanitari, per la maggior parte farmacisti.

Ma l’intervento più atteso, ovviamente, è stato quello della “padrona di casa”, Ornella Barra (nella foto), chief operating officer di Walgreens Boots Alliance, che – nell’illustrare vision e mission di WBA nel mondo e in Italia – si è subito preoccupata di affermare (forse anche con l’intento di rassicurare gli operatori della filiera del farmaco italiani) che al centro della strategia di business dell’azienda vi è una sola stessa fissa, la farmacia, ovviamente considerata nella sua realtà di presidio di salute, benessere e servizi capace di evolvere anche alla luce della rivoluzione digitale.

“Da farmacista, ritengo che le farmacie italiane siano tra le meglio attrezzate e più capillari in Europa. È un patrimonio che i farmacisti devono difendere adeguandolo ai tempi, affrontando le sfide in modo proattivo. Bisogna investire e far evolvere il ruolo della farmacia, ricordando che anche le farmacie del centro città, e non solo le rurali, sono a rischio finanziario” ha detto Barra, sottolineando la necessità vitale di affrontare il cambiamento.  “Aprirsi a investitori esteri non significa depauperare il sistema Paese. Confido nella capacità politica di saper cogliere l’opportunità di attrarre capitali anche dall’estero per rilanciare l’Italia. Oggi per il Paese è fondamentale promuovere il “Made in Italy”, ma mi permetto di aggiungere che è necessario promuovere anche il “Made with Italy” ha aggiunto, con un’evidente “tiratina” di giacca a coloro che hanno responsabilità politiche e istituzionali, che – laddove non riescano a sviluppare politiche favorevoli alle imprese – devono perlomeno essere capaci di evitare decisioni che finiscono per ostacolarne l’attività, deprimendone le energie e impedendone la crescita.

“Integrare le farmacie Boots nel mercato italiano della farmacia, finora a conduzione familiare, è una grande opportunità per il Paese perché porta innovazione, di cui possono beneficiare tutti gli attori della filiera del farmaco, soprattutto i pazienti” ha detto ancora la manager WBA. “Vogliamo farlo andando oltre un rapporto meramente commerciale, garantendo la migliore qualità e rendendo i farmacisti protagonisti. Walgreens Boots Alliance è una società che ha la farmacia nel cuore. È quotata al Nasdaq di New York e Walgreens, con oltre 100 anni di storia, è la principale catena di farmacie di proprietà del gruppo, con circa 10.000 farmacie negli Stati Uniti”.

Boots è invece la catena leader in Europa, ha ricordato ancora Barra, “con oltre 2.800 farmacie tra Regno Unito, Irlanda, Olanda e Norvegia.  Fondata a Nottingham da John Boot nel 1849, ci sono voluti ben 170 anni per creare una catena di oltre duemila farmacie, ma oggi Boots è considerata una vera istituzione nel Regno Unito, una sorta di  ‘farmacia della Nazione’“.

La manager italiana ha voluto sottolineare che Boots è un modello di farmacia unico e in continua evoluzione, “che si adatta ai diversi Paesi in cui è presente e ha solide radici nella farmacia e nella salute. Il brand Boots non è solo sinonimo di bellezza ma ha la farmacia come interesse primario. I prodotti salute e bellezza di Boots sono prodotti per i quali ‘salute’ viene sempre prima di ‘bellezza’” ha precisato Barra, confermando in buona sostanza che sarà proprio Boots il marchio (“particolarmente apprezzato”, ha voluto sottolineare Barra “anche perché abbiamo una particolare attenzione al sociale”) sul quale WBA punta per la sua discesa in campo nel retail farmaceutico italiano.

La fase di “adattamento del modello” alla realtà del nostro mercato, peraltro, è gia cominciata da tempo in alcuni esercizi milanesi, quelli di viale Fulvio Testi e piazza Corvetto, e la sensazione che si è ricavata ieri (ma si tratta appunto di una sensazione) è che dai test stiano arrivando risposte positive, che già nei prossimi mesi potrebbero accelerare la diffusione dell’insegna, soprattutto al Nord, in aggiunta ai quattro esercizi (tra i quali la storica farmacia Carlo Erba in Piazza Duomo) già acquistati a Milano.

Forse nel nostro Paese WBA non punta all’apertura di oltre 2000 farmacie, come nel Regno Unito (e in ogni caso, ha affermato Barra quasi a voler rassicurare , anche dove arrivano le catene le farmacie dipedenti non scompaiono dal mercato: nel Regno Unito sono circa 6000),  ma quel che si può ragionevolmente prevedere è che, sic stantibus rebus (ovvero se la politica non farà passi indietro sulla legge sulla concorrenza), non sarà davvero necessario aspettare 170 anni per vedere un consistente numero di farmacie a marchio Boots nel nostro Paese.

A proposito della legge 124/17, Barra è stata piuttosto esplicita nel valutarne gli effetti positivi. “Siamo lieti di confrontarci con le istituzioni pubbliche” ha detto “che invitiamo a guardare positivamente agli investimenti di capitali esteri per il rilancio dell’economia nazionale. Confido che la politica lo capisca e sostenga questa linea. La legge sulla concorrenza va in questa direzione, offre opportunità e amplia le possibilità di scelta: il farmacista titolare oggi può decidere di restare indipendente, vendere, oppure cedere una quota della sua farmacia restando comunque all’interno. Opzioni che prima non aveva”.  

Con questo “avviso ai naviganti”, chiuso con un richiamo allo storico rapporto che lega USA e Italia (“un rapporto che viene da lontano, basato sulla fiducia reciproca”) e con una sottolineatura sulle “opportunità per il Paese che possono arrivare dagli investimenti WBA nelle farmacie italiane”, Barra è tornata sulla “stella fissa” della farmacia e del professionista che vi opera: “Sono sicura che nella dispensazione del farmaco il farmacista e il rapporto personale,  il  contatto umano con il paziente sono e resteranno indispensabili e rappresentreanno sempre il  centro del sistema della salute”.

Un’affermazione ribadita in diverse occasioni pubbliche da Ornella Barra, sempre  convinta sostenitrice del ruolo da protagonisti che i farmacisti possono revitare per la salute e il benessere dei cittadini. Che poi questa affermazione di identità e orgoglio professionale sia sufficiente a rassicurare i molti farmacisti che, nell’avvento del capitale nella proprietà delle farmacie, sono invece più inclini a cogliere le criticità e i rischi che le opportunità è ovviamente tutto da dimostrare.

A rassicurare, nell’intervento conclusivo del convegno milanese di ieri, ci ha provato anche Claudio Jommi, docente alla SDA della Bocconi, che ha proposto una sorta di ricognizione (attraverso il raffronto con altri Paesi europei) sugli effetti delle liberalizzazioni in settori che,  come quello del farmaco, per le dirette implicazioni sulla pubblica salute necessitano  di una regolamentazione.  L’excursus di Jommi si è concluso con un giudizio sostanzialmente positivo  sull’approccio italiano, un mix prudente tra il mantenimento di presidi regolatori (citata, al riguardo, la pianta organica) e  l’aperture alla concorrenza e al mercato. Insomma, liberalizzazioni sì, ma con juicio, per citare un signore che con la città scelta da WBA per il suo (per molti aspetti sfolgorante) convegno di ieri aveva molto a che fare.