Biosimilari e libertà prescrittiva, sentenza del Tar Piemonte

Roma, 26 novembre – “Abbiamo contrastato un tentativo di monopolio inaccettabile, salvaguardando la libertà di prescrizione del medico, sancita dalla Costituzione”.

Queso il commento soddisfatto con il quale Luigi Sinigaglia e Mauro Galeazzi rispettivamente presidente eletto  e presidenteuscente della Sir, la Società italiana di Reumatologia, hanno salutato la decisione del Tar Piemonte relativa a un’istanza cautelare avanzata dalla stessa Sir in ordine alla decisione di cinque Regioni di unirsi per la gara d’acquisto di un farmaco biosimilare per la cura di alcune malattie reumatologiche.

I giudici amministrativi piemontesi, in verità, hanno respinto l’istanza dei reumatologi, volta a rivedere un provvedimento che – se non modificato –  avrebbe in buona sostanza imposto ai medici di Piemonte, Valle d’Aosta, Lazio, Sardegna e Veneto di utilizzare un unico farmaco per il trattamento di patologie serie ed invalidanti come artrite reumatoide e artrite psoriasica.  Poco prima della decisione del Tar Piemonte, però, le Regioni avevano indetto una procedura per l’acquisto del farmaco originator. Di conseguenza, il Tar, ritenendo non sussistesse più il rischio di lesa libertà prescrittiva da parte del medico, ha respinto il ricorso dei reumatologi, per il venir  meno della ragione del contendere. In ogni caso, la Sir ha ottenuto esattamente il risultato  che si prefiggeva e, garantisce attraverso i suoi presidenti, “ora manterremo alta l’attenzione e vigileremo perché sia salvaguardata e garantita l’adeguatezza prescrittiva ai reumatologi di tutta Italia”.

Abbiamo deciso di rivolgerci alla giustizia amministrativa solo per tutelare le condizioni di salute dei pazienti” – spiegano Sinigaglia e Galeazzi in una nota. “Per l’ennesima volta ribadiamo che noi siamo favorevoli all’uso di biosimilari che sono farmaci sicuri ed efficaci, ma non possiamo adbicare al principio della libertà e dell’adeguatezza prescrittiva che sarebbero venute meno in caso di un unico farmaco disponibile. Anche per questo vogliamo cercare un confronto con le istituzioni locali per spiegare le nostre ragioni. Nelle prossime settimane come Sir partiremo con un tour nelle principali Regioni italiane con una serie di incontri pubblici aperti a medici, clinici, rappresentanti delle autorità sanitarie e dei pazienti”.

“I progressi terapeutici degli ultimissimi anni hanno permesso una svolta radicale nella lotta alle malattie reumatologiche, grazie alla medicina di precisione, come nel caso dell’artrite reumatoide, una patologia grave ed invalidante che colpisce oltre 350mila italiani” spiega Galeazzi. “Grazie alla messa a punto di nuovi biomarcatori possiamo conseguire una valutazione più precisa delle indicazioni e delle risposte terapeutiche. Gli specialisti quindi devono tenere conto non solo della tipologia del disturbo ma anche di altri aspetti”.

L’artrite reumatoide, così come altre patologie, presenta diverse sfaccettature e i pazienti colpiti non possono essere considerati tutti uguali” aggiunge Sinigaglia. “Se non viene trattata precocemente determina danni irreversibili alle articolazioni. La diagnosi tempestiva è uno degli elementi cruciali per rallentare il decorso della malattia. La medicina di precisione favorisce una rapida identificazione ma anche un trattamento più tempestivo e appropriato. Questo può avvenire grazie anche all’utilizzo di alcuni biomarker, come gli ACPA, che hanno un valore prognostico e di altri indicatori di potenziale risposta alla terapia”.

“Di fronte ad un’ampia varietà di casi da affrontare non può essere sufficiente una sola tipologia di farmaco”  afferma ancora Galeazzi, ricordando i rilevanti costi sociali causati dai disturbi reumatologici, a partire dai 165mila assegni di invalidità che sono elargiti ogni annoper sostenere persone, d’ogni fascia d’età, colpite da queste patologie. “Con la medicina di precisione si possono contrastare le disabilità e portare così vantaggi indiscutibili sia per il singolo paziente che per l’intera collettività” conclude il reumatologo “Possiamo ottenere risparmi per il sistema sanitario nazionale grazie ad un uso più corretto delle terapie. Investire ed incentivare questo approccio è fondamentale se vogliamo riuscire a ottimizzare le risorse a nostra disposizione”.