Brexit, allarme dell’industria: “Rischi per i pazienti in Ue e Uk”

Prime Minister Theresa May speaking at an event at The Space in Norwich while on the General Election campaign trail. PRESS ASSOCIATION Photo. Picture date: Wednesday June 7, 2017. See PA story ELECTION Main. Photo credit should read: Stefan Rousseau/PA Wire LaPresse Only italyTheresa May visita il Atherley Bowling Club di Southampton,durante la campagna elettorale.125662

Roma, 17 gennaio –  “Minacce reali, tangibili e immediate alla sicurezza dei pazienti e alla salute pubblica, sia nel Regno Unito che in Europa”. La prospettiva che il Regno Unito l’ormai molto prossimo  30 marzo lasci l’Unione europea senza un accordo, inmodo disordinato, preoccupa seriamente l’Efpia, la federazione che riunisce le associazioni delle aziende produttrici di farmaci, che evidenzia i rischi connessi agli esiti della decisione del parlamento britannico di respingere l’accordo sulla Brexit negoziato dalla premier Theresa May (nella foto). 

I rischi che, peraltro, hanno già cominciato a concretizzarsi in UK, dove si segnala la corsa a fare scorte di farmaci. Ma a risentire di una Brexit senza accordo potrebbero essere i pazienti di tutto il Vecchio Continente.

Ne riferisce un articolo di EuropaToday, riportando le preoccupazioni manifestate dalla Farminustria europea: “Ora è il momento per i responsabili politici nel Regno Unito e nell’Ue di mettere da parte la politica e attuare misure per evitare che i pazienti siano danneggiati dalle conseguenze della Brexit” afferma Nathalie Moll, direttore generale di Efpia.  ” In particolare, dall’interruzione della fornitura di medicinali, compresi i ritardi nei trasporti alla frontiera, anche dal momento in cui lo sviluppo, la fabbricazione, l’imballaggio, i test di sicurezza e la regolamentazione sui medicinali non beneficiano più del mutuo riconoscimento”.

L’industria farmaceutica rivendica di aver lavorato “instancabilmente” in questi mesi per prepararsi a fronteggiare gli imprevisti per ogni scenario. E chiede ai negoziatori di concordare “una serie di azioni che devono essere intraprese per proteggere i pazienti”. A partire dall’introduzione di misure per continuare “a riconoscere i test realizzati nel Regno Unito almeno fino a quando non potranno essere trasferiti nell’Ue; di misure per consentire la continua partecipazione del Regno Unito a piattaforme di condivisione dei dati che proteggono la salute pubblica e la sicurezza dei medicinali in Europa; discussioni tra le autorità competenti e il settore per coordinare piani di emergenza, come l’inserimento di corsie preferenziali o rotte prioritarie per medicinali nei porti e negli aeroporti”.

Non solo: “I medicinali e i materiali di sperimentazione clinica – chiede Efpia – dovrebbero essere temporaneamente esentati da nuovi controlli doganali e di frontiera”. Inoltre occorrerebbe “consentire che i documenti e i controlli normativi siano completati lontano dal confine fisico. E l’Autorità europea per la sicurezza aerea (Easa) dovrebbe riconoscere i certificati rilasciati nel Regno Unito per garantire che gli aerei possano continuare a volare”.

La federazione europea delle industrie del farmaco  chiede anche ai negoziatori di “esplorare la possibilità di esentare dai controlli di frontiera anche gli ingredienti farmaceutici attivi (Api) e le materie prime dei medicinali, per garantire che la produzione di farmaci continui con interruzioni limitate”.

Per il bene dei pazienti è quindi necessario che i responsabili politici mostrino “un’attenzione immediata ed elevata alla questione della regolamentazione e della fornitura di medicinali nella fase post Brexit. Noi, insieme a molti altri nella comunità sanitaria e in tutto il settore delle scienze della vita” conclude l’Efpia  ” riteniamo che un impegno esplicito a garantire una cooperazione a lungo termine sulla regolamentazione dei farmaci e delle tecnologie mediche sia nell’interesse dei pazienti e della salute pubblica”.