Ccnl dirigenti sanità, Sinafo: “Usciamo da medioevo contrattuale

Roma, 25 luglio – La soddisfazione per la conclusione della lunga trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro della dirigenza medica, che ha interessato,  a un tavolo alla fine diventato unico, anche i dirigenti sanitari dell’ex area III (che metteva insieme  dirigenti amministrativi, professionali e tecnici) e quelli della dirigenza infermieristica,  è direttamente proporzionale alle difficoltà incontrate per portare a casa il risultato. Dopo un blocco di dieci anni, dopo 17 mesi di farraginose trattative, una specie di “corpo a corpo” finale durato 15 giorni, concluso da un serratissino confronto di 36 ore, nelle prime ore del mattino di ieri, 34 luglio  (in realtà era ancora piena notte) è stata firmata la preintesa per il Ccnl 2016-2018.

Un risultato che riguarda anche i farmacisti pubblici e che Roberta Di Turi (nella foto) e Giangiuseppe Console,  rispettivamente segretario generale e presidente nazionale di Sinafo Fassid,  commentano in una nota dove, si preoccupano giustamente di ricordare,  “al tavolo unificato si sono seduti, per la prima volta, sindacati che di fatto sono diventati portatori d’interesse di più categorie che sostanzialmente presentavano squilibri contrattuali che riguardavano essenzialmente i profili economici di partenza”.

La nota ricorda l’impegno di Sinafo, che “ha posto immediatamente la questione riguardante l’indennità di specificità, rivendicandola anche per la dirigenza sanitaria. Analoga richiesta è stata fatta per la definitiva equiparazione dell’indennità di esclusività che risulta, a tutt’oggi, totalmente squilibrata a favore dei medici nelle fasce inferiori. Sapevamo benissimo che entrambe le richieste non avrebbero trovato acclamazioni entusiastiche da parte dei nostri medici”. Eufemismo per evidenziare come proprio le “resistenze” delle sigle mediche siano state uno dei principali ostacoli da superare per vedere riconosciute le richieste di Sinafo, che “non hanno trovato accoglienza, in sede di contrattazione, a causa della dichiarata mancanza di finanziamenti adeguati che potessero sostenere la spesa correlata ma, anche, per evitare fughe in avanti da parte di altre categorie, prima fra tutte, quella infermieristica”.

Oltre alle fisiologiche resistenze della controparte pubblica, in altre parole,  i sindacati della Fassid hanno dovuto misurarsi – spiega il coordinatore nazionale della federazione Corrado Bibbolino – “con una situazione di incredibile aggressività tra sindacati, “caratterizzata da un uso sistematico della distorsione della realtà al fine di accreditarsi come gli unici veri tutori del bene dei medici o alternativamente dei dirigenti sanitari. Noi, invece di urlare, abbiamo sperato e lottato perché questo contratto vedesse la luce superando ostacoli e resistenze”.

E il risultato, alla fine, è arrivato ed è sicuramente importante, come spiega ancora la nota diffusa da Di Turi e Console:  “Si tratta di un contratto che per noi deve essere ricordato come una pietra miliare nella lunga ‘marcia della contrattazione’ che ci ha portati, con tanta fatica e (diciamolo pure) sacrificio, dal medioevo contrattuale in cui nessuno ci rappresentava senza avere alcuna voce in capitolo, a un’area contrattuale che ci vedeva accomunati ai dirigenti amministrativi, professionali e tecnici, per approdare alla fine all’area unica insieme ai medici” scrivono i due dirigenti del Sinafo. “Questa è la vera vittoria, quella che tutti noi dobbiamo salutare come l’approdo salvifico da un punto di vista delle prerogative normo-giuridiche-economiche che dovranno essere omogeneizzate già dal prossimo contratto”

A sintetizzare le molte ragioni che rendono la firma del contratto un’autentica svolta nella storia sindacale delle professioni non mediche è lo stesso Bibbolino, che comincia dal trattamento economico, che alcune sigle hanno definito “una boiata”, evitando di firmare l’accordo. Ma, ancorchè pochi, intanto sono soldi che si portano a casa, osserva il coordinatore Fassid: “Una massa salariale di 518 milioni per il 2018, una media di 3200 euro a testa, circa 200 euro lordi al mese. Pochissimi, ma con la finanziaria imminente e la situazione politica incombente certamente a settembre-ottobre come qualcuno adombrava non saremmo stati meglio trattati” spiega Bibbolino. “Avremmo perso certamente anche questi fondi con tutte le loro ricadute sulla previdenza e gli emolumenti futuri. Vedremo se chi ha dichiarato che non si firma un contratto ‘boiata’ non firmerà tra qualche giorno con la scusa di una firma ‘tecnica’. È un fatto che mentre portavamo avanti una trattativa faticosa con la controparte e il fuoco ‘amico’ nessuno ha dichiarato sciopero o altro. È un fatto anche che chi non ha firmato lo dichiarava da un anno, nonostante abbia amici dalla parte governativa”.

Per il coordinatore nazionale Fassid, i motivi di soddisfazione sono però altri:  “Abbiamo impedito la marginalizzazione della professionalità, mantenendo la possibilità della carriera gestionale che altri volevano precludere in cambio dello sviluppo della carriera professionale che abbiamo mantenuto.  Gli incarichi di altissima specialità si aggiungono verso l’alto alla graduazione esistente (il 10% di tutti gli incarichi)” spiega ancora Bibbolino, aggiungendo che “l’unificazione dei fondi, già comunicata due anni fa dall’atto di indirizzo e mai contestata, non solo non porterà danni a nessuno ma anzi ci darà  occasione di rientrare sul tavolo delle disponibilità aziendali”.

Altro elemneto positivo, il fatto che per la prima volta siano state contemplate misure a salvaguardia dei giovani “per non farli scappare all’estero come già sta purtroppo accadendo. È stata riconosciuta l’anzianità cumulata anche con le interruzioni e riconosciuta una indennità di posizione di 1500 euro dove prima era il nulla. Ancora è stata riconosciuta l’obbligatorietà di avere un incarico dal momento dell’assunzione”.

Buone nuove anche in materia di condizioni di lavoro e osservazione dei turni di riposo, dove l’Italia è in ritardo: “Con questo contratto viene mantenuta la indicazione della sede e del presidio definito come stabilimento” charisce Bibbolino. “Aumentate o mantenute le indennità varie delle condizioni di lavoro. Stabilito un tetto numerico alle guardie, un importo raddoppiato da 50 a 100 euro e la possibilità di contrattare nelle aziende la remunerazione ulteriore”. 

Tutti motivi che hanno portato la Fassid a firmare la preintesa contrattuale: “Abbiamo firmato con convinzione, era necessario” afferma al rgiuardo Bibbolino. “E, sopratutto in questo momento storico e politico, non si poteva fare di meglio, anche per non rimanere a tempo indeterminato fuori dai tavoli. Avremmo voluto di più ma con altrettanta certezza vi dico che avremmo potuto non avere nulla. Attiveremo durante l’autunno riunioni nelle regioni e negli ospedali che ci consentiranno di affrontare le trattative regionali ed aziendali  importanti come non mai nel momento in cui verso la fine dell’anno il contratto entrerà in vigore”.

A offire una sinossi più articolata dei contenuti della preintesa per il Ccnl sono però ancora Di Turi e Console, che nella loro nota ne elencano i punti salienti;

• consolidamento e valorizzazione delle risorse economiche di tabellare (parte fissa e variabile);
• inserimento dell’indennità di esclusività nella massa salariale inserendola tra le voci retributive fisse e rivalutabili nei prossimi contratti (a partire da quello 2019/2021);
• potenziamento dell’indennità di disagio delle guardie notturne e feriali;
• dirottamento delle risorse economiche rivenienti dalla legge di bilancio 2018 sulle indennità legate al disagio lavorativo, inclusa l’indennità di polizia giudiziaria;
• nuovo gradino stipendiale di partenza per i neoassunti superiore a quanto previsto, determinando in tal modo un aumento contrattuale più “generoso” rispetto alla percentuale prevista dall’atto di indirizzo;
• valorizzazione dell’esperienza maturata nelle esperienze lavorative sviluppate nelle condizioni di lavoro precario rendendo in tal modo fruibili tutti i periodi lavorati anche se discontinui;
• valorizzazione economica sostanzialmente speculare tra i percorsi professionali e quelli gestionali;
• permeabilità tra i due percorsi (gestionale e professionale) nei quali le due carriere risulteranno equivalenti e ugualmente valutabili sul piano curriculare;
• mantenimento della struttura di tre fondi (posizione, risultato e disagio) garantendo un accesso al fondo di risultato coerente e rispettoso rispetto al patrimonio che lo ha determinato.

Ma, spiegano segretario generale e presidente del Sinafo, il sindacato si preoccuperà di llustrare nel dettaglio i contenuti del nuovo contratto nelle assemblee che verranno organizzate fin da subito a livello  regionale. Già oggi, ad esempio, il segretario regionale Sinafo del Lazio, Luisa Paese, ha promosso “un primo incontro, per illustrare le novità”, che si terrà nella sala SNR di via del Cardello (vicino al Colosseo) con inizio alle ore 11. “Ovviamente a contratto concluso metteremo in campo altre iniziative” rassicura comunque Paese “perché il prossimo contratto sarà fortemente ‘aziendale’ ed il tavolo insieme ai medici, quindi abbiamo tutti bisogno di capire come procedere”.

Peraltro, sempre a proposito di rassicurazioni, Di Turi e Console non escludono la possibilità  che ” come sempre ha fatto il Sinafo, possa essere prevista la pubblicazione di un testo commentato”.