CdS: farmacie, garantire la più ampia copertura possibile del territorio

Roma, 30 gennaio – “Nel vigente regime va apprezzata l’equa distribuzione delle farmacie sul territorio comunale con riferimento, non al bacino di utenza, ma alla più ampia copertura possibile del territorio comunale”.

È quanto scrive il Consiglio di Stato nella sentenza n.368/2019, pubblicata il 15 gennaio scorso, rigettando il ricorso proposto congiuntamente dai titolari di due farmacie che chiedevano, nell’ambito del concorso straordinario bandito dalla Regione Veneto, la riforma della sentenza del Tar Veneto che aveva respinto in toto la loro richiesta di annullamento della delibera istituiva della sesta farmacia nel territorio di un comune del padovano.

Le argomentazioni dei ricorrenti –  che in particolare lamentavano l’adozione della delibera della giunta municipale in assenza del parere della Asl competente e, sotto il profilo sostanziale, la scelta di collocare la nuova sede farmaceutica in contrasto sia con il criterio demografico della legge n. 27/2012, che prevedeva la presenza di una farmacia ogni 3.300 abitanti, sia con il criterio della equa distribuzione del servizio sul territorio comunale –  lerano state respinte dai giudici amministrativi veneti, con condanna al pagamento delle spese processuali. Non è andata meglio al ricorso al supremo consesso, che ha respinto nel merito l’appello.

Rifacendosi a precedenti pronunce del CdS (in particolare la sentenza n. 603/2015, Sezione Terza), i giudici hanno rilevato  – come  già anticipato in premessa – che nel vigente regime normativo va apprezzata l’equa distribuzione delle farmacie sul territorio comunale con riferimento, non al bacino di utenza, ma alla più ampia copertura possibile del territorio comunale, mentre, per altro verso, non trova né supporto normativo né giustificazione logica l’argomentazione delle appellanti secondo cui il Comune  avrebbe dovuto soddisfare l’esigenza di un’equa distribuzione del servizio farmaceutico nel proprio ambito territoriale, avvalendosi della circostanza di fatto che la frazione scelta per l’apertura della nuova sede è contigua al confine del territorio di un altro comune e alla farmacia ivi operante.
Per i giudici del Consiglio di Stato, appare evidente che nel  programmare la distribuzione del servizio farmaceutico nel proprio ambito territoriale
non potessero che prescindere dalla situazione del comune viciniore, atteso che “le due amministrazioni locali confinanti non hanno perseguito l’obiettivo di coordinarsi in materia di istituzione di nuove sedi farmaceutiche, al fine di migliorare l’accessibilità al servizio da parte della
popolazione residente nell’area adiacente al confine tra i due ambiti territoriali”.

In ogni caso, per il Consiglio di Stato l’area in cui si dovrebbe collocare la nuova farmacia si trova su “un’arteria di transito e gli utenti più probabili saranno costituiti da clientela di passaggio e dai residenti dell’abitato limitrofo”. La sua localizzazione, dunque, appare coerente con l’obiettivo di una equa distribuzione territoriale. Da qui la decisione dei giudici del supremo consesso di confermato  la sentenza di primo grado, integrandone le motivazioni e disponendo per questo grado di giudizio la compensazione tra le parti delle spese di lite.