CdS: Nuove farmacie, Comune decide su base dell’equa distribuzione

Roma, 24 luglio – Il comune ha diritto di decidere l’ubicazione delle farmacie senza doversi preoccupare di effetti come  la possibile perdita della clientela delle farmacie già insediate. E ciò perché la finalità delle misure introdotte dal decreto legge n.1/2012  nel settore farmaceutico è quella di assicurare un’equa distribuzione sul territorio delle sedi farmaceutiche.

È quanto stabilisce la sentenza n. 4231  dell’11 luglio scorso della terza sezione del Consiglio di Stato, chiarendo che la finalità di garantire l’accessibilità degli utenti al servizio distributivo dei farmaci non può significare che occorra procedere all’allocazione delle nuove sedi di farmacia in zone disabitate o del tutto sprovviste di farmacie, né può significare che debba essere evitata la sovrapposizione geografica e demografica con le zone di pertinenza delle farmacie già esistenti, essendo, invece, fisiologica e del tutto rispondente alla ratio della riforma (art. 11, decreto legge n. 1/2012) l’eventualità che le nuove zone istituite dai Comuni o dalle Regioni incidano sul bacino d’utenza di una o più sedi preesistenti.

Secondo il CdS, in altri termini, le modifiche introdotte da quel provvedimento, poi convertito con modificazioni con la legge 24 marzo 2012, n. 27, vogliono realizzare l’obiettivo di assicurare un’equa distribuzione sul territorio e, solo in via aggiuntiva, introdurre il criterio che occorre tener altresì conto dell’esigenza di garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate.

Lo scopo della prima citata previsione normativa, dunque, “non è quello del massimo decentramento delle sedi farmaceutiche, a rischio di istituire nuove sedi che non abbiano una zona di competenza tale da garantirne la sopravvivenza” scrive Il Giornale dei Comuni riferendo della sentenza “ma di aumentare l’accessibilità all’assistenza farmaceutica in favore del maggior numero di abitanti possibile”.

La finalità-esigenza di poter servire adeguatamente aree isolate e/o scarsamente abitate va, quindi, necessariamente coniugata con quella di garantire la maggiore accessibilità al servizio farmaceutico da parte della maggioranza degli abitanti del Comune, in un’ottica complessiva che considera l’intero territorio comunale, rispetto al quale, in concreto, va compiuta la valutazione sul grado di accessibilità all’assistenza farmaceutica.

“Vanno dunque riaffermati i principi già espressi dalla Sezione” si legge nella sentenza “secondo cui non può pretendersi che tale nuova sede venga localizzata, necessariamente, in una zona periferica, lontana il più possibile dalla sede della farmacia ‘storica’ del paese, al fine di al fine di ridurre al massimo lo sviamento di clientela (che comunque si verifica in ogni caso…..): la giurisprudenza di questa Sezione ha avuto modo di evidenziare che, la c.d. liberalizzazione delle farmacie, perseguita dal d.l. n. 1 del 2012, non comporta che il Comune preveda l’allocazione delle nuove farmacie con priorità nelle zone scarsamente abitate, ma che realizzi l’obiettivo “di assicurare un’equa distribuzione sul territorio” e, solo in via aggiuntiva, introduce il criterio aggiuntivo che occorre tener “altresì conto dell’esigenza di garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico anche a quei cittadini residenti in aree scarsamente abitate (cfr. Cons. Stato Sez. III, 04-10-2017, n. 4629)”.

“Come ha più volte rilevato questa Sezione” scrivono i giudici (presidente Marco Lipari, estensore Stefania Santoleri)  “lo scopo della norma non è quello di garantire ai titolari di una sede farmaceutica una rendita di posizione, ma quella di garantire l’efficacia del servizio farmaceutico nei confronti della popolazione, la cui valutazione non può che essere riservata al potere discrezionale della competente autorità”.