CdS, sentenza su soppressione sedi e revisione della P.O.

Roma, 28 dicembre – Il Consiglio di Stato, Sezione Terza, con la sentenza n. 7033/2018, pubblicata lo scorso 13 dicembre, ha respinto il ricorso di un titolare di farmacia umbro, volto a riformare la sentenza della prima sezione del Tar Umbria (n. 531/17) che aveva respinto, ritenendola inammissibile, la sua richiesta di soppressione dall’elenco regionale delle farmacie messe a concorso di sedi farmaceutiche risultanti in esubero per decremento demografico, motivata dal ricorrente con il mancato rispetto dell’obbligo di revisione biennale della pianta organica.

In buona sostanza, i giudici del supremo consesso amministrativo hanno in larga parte confermato le conclusioni del tribunale umbro, osservando che “la farmacia appellante, quando nel marzo 2017 ha instaurato innanzi al Tar Umbria il giudizio concluso con la sentenza impugnata, certamente non poteva più far valere il proprio interesse alla cancellazione della seconda sede farmaceutica comunale dall’elenco di quelle messe a concorso nel 2013, in quanto (pur censurandone la mancata soppressione) non ha tempestivamente impugnato il bando che, nelle more, aveva inserito anche la seconda sede tra quelle da mettere a concorso”.

La sussistenza  di un preciso onere di impugnazione in parte qua del bando in questione in capo all’appellante (a differenza di quanto questi asserisce) trova inoltre conferma, secondo il Consiglio di Stato, nella circostanza che il concorso straordinario è stato bandito per assegnare le sedi disponibili corrispondenti al numero degli abitanti risultante al 31 dicembre 2010.

“Poiché i presupposti della procedura concorsuale sono cristallizzati alla data prefissata del 31 dicembre 2010″ osservano i giudici “ne deriva che la eventuale rilevazione di un decremento demografico sopravvenuto nel corso della procedura concorsuale, per prevalenti ragioni di certezza del diritto e di tutela del principio dell’affidamento, non potrebbe, comunque, incidere automaticamente su essenziali elementi della procedura in corso, quali il numero e la collocazione delle sedi, ma sarebbe rilevante soltanto laddove il mutamento di tali elementi sia oggetto dell’esito favorevole di un pertinente contenzioso tempestivamente instaurato”.

Secondo i giudici del supremo consesso, peraltro, “anche a voler considerare la rilevanza retroagente del calo demografico sotto il profilo del venir meno del presupposto stesso della istituzione della nuova sede, tuttavia (anche ove la revisione della pianta organica fosse stata compiuta entro il dicembre 2016) il prospettato venir meno del presupposto quoziente demografico, egualmente, non avrebbe consentito la soppressione della seconda farmacia, in quanto, nel frattempo, con determinazione dirigenziale 11 marzo 2016, n.1917, la Regione aveva pubblicato (…) la graduatoria, pur se provvisoria, del concorso per l’assegnazione della seconda farmacia, cui faceva seguito quella definitiva approvata con determinazione 3 gennaio 2017, n.11 (con la corrispondente assegnazione della sede), perfezionando, quindi, in capo ai vincitori un affidamento nell’assegnazione della sede, che la stessa giurisprudenza richiamata dall’appellante ha considerato degno di tutela e, quindi, fase procedimentale, che segna lo spartiacque tra l’esigenza di tutelare l’esito della procedura concorsuale straordinaria e l’esigenza di ridurre immediatamente il numero delle farmacie in corrispondenza al rilevato calo demografico”.

“Invece, sotto diverso profilo” si legge ancora nella sentenza “la giurisprudenza di questa Sezione (vedi Sezione Terza sentenza n.4085/2016) ha avuto modo di affermare che in capo all’Amministrazione non sussiste un vero e proprio obbligo di procedere ad una riduzione della pianta organica, laddove il bando del concorso straordinario non preveda affatto il negativo andamento demografico tra le possibili cause della soppressione di una delle sedi a concorso e nel caso in cui l’assegnazione definitiva non sia stata annullata, in parte qua, in sede di autotutela”.

“Peraltro la stessa giurisprudenza ha evidenziato che, in materia di soppressione di sedi farmaceutiche per calo demografico, il corretto esercizio del potere di annullamento di ufficio comporta, comunque, la previa valutazione dell’eventuale prevalente interesse al miglioramento del servizio farmaceutico” considera in conclusione il Consiglio di Stato “atteso che per il corretto esercizio del potere di autotutela si richiede (come è noto), non solo l’esistenza di un provvedimento illegittimo, ma, altresì, la contestuale sussistenza dell’interesse pubblico al ritiro del provvedimento”.