Censis: aziende del farmaco, positive solo per il 33% degli italiani

Roma, 11 luglio – Esiste un gap fra la reputazione delle aziende farmaceutiche presso i cittadini e il loro reale valore economico, industriale e di innovazione: è quanto emerge da un’indagine Censis su un campione rappresentativo di 1.500 italiani, presentata ieri nel corso dell’evento tenutosi ieri al Lilly Campus di Sesto Fiorentino per celebrare i 60 anni di Eli Lilly in Italia.

Un intervistato su cinque (21%) afferma di non essere in grado di esprimere un giudizio perché “poco informato” sul tema, dato che sale al 29% fra coloro con un titolo di studio inferiore. Il 41% riconosce il valore del prodotto nel migliorare la salute dei pazienti, ma il 37% ritiene che a prevalere sia la ricerca del profitto da parte delle aziende farmaceutiche.  Quando l’indagine passa a valutare il “peso dell’innovazione”, le valutazione negative crescono. Il 45% incolpa le aziende per i prezzi elevati e la scarsa accessibilità ai nuovi farmaci e solo il 33% considera l’industria farmaceutica positiva grazie al ruolo di primo piano in ricerca e innovazione.

“Emerge un’immagine sociale polarizzata, in cui è ampiamente presente il riconoscimento del valore sociale delle aziende, che fatica però a diventare prevalente e rimane sullo sfondo di una connotazione in cui prevalgono le dimensioni critiche” spiega Ketty Vaccaro, responsabile dell’Area salute e welfare del Censis (nella foto). “Il vulnus reputazione è di tipo culturale ed è legato al ‘lucrare sulla salute”, ma è anche motivato dalle carenze di comunicazione sul ruolo delle aziende nella lotta alle malattie e nella ricerca, i cui elementi distintivi rimangono sconosciuti ai più. Per questo – conclude – i molti suggerimenti per migliorare l’immagine sociale delle aziende puntano sulla promozione di nuove strategie di comunicazione da parte delle aziende, improntate sulla trasparenza e l’esplicitazione del loro ruolo nella promozione della salute collettiva”.

Il tema centrale della connotazione negativa, secondo lo studio Censis,  è il profitto, spesso definito come “eccessivo” e soprattutto come fatto “sulle spalle dei malati”. È presente l’idea che “le aziende si impegnino anche a indurre falsi bisogni di salute e a promuovere farmaci non utili e non necessari per rispondere ai loro fini di profitto, relegando ai margini la funzione di reale produzione di valore legata al farmaco davvero utile ed efficace”.

Il tema del profitto influisce sulla reputazione anche quando “si accusano le aziende che sia questa a motivare lo scarso interesse all’impegno a favore di cure per malattie rare che possono essere poco remunerative”.  E,erge anche un altro aspetto, quello del potere:  “Alle aziende farmaceutiche viene attribuito una sorta di potere di vita e di morte, poiché da scelte aziendali, che non sono di fatto condizionate, neanche dagli Stati, possono dipendere la guarigione per certe malattie e l’assenza di soluzioni per altre. Alcuni commentatori richiamano per queste aziende il tema dello strapotere delle multinazionali”. Strettamente connessa alla questione del profitto è quella dei prezzi dei farmaci, considerati da una parte dell’opinione pubblica “eccessivamente e ingiustificatamente elevati”.

Per conquistare una maggiore fiducia, l’industria del farmaco dovrà necessariamente percorrere una strada di costruzione di “alleanze” con tutti gli attori del sistema, a partire delle partnership publico-private, per rispondere con una visione comune alle sfide scientifiche di oggi e domani, che inevitabilmente sfoceranno in terapie “rivoluzionarie” ad alto costo.  Sfide che, ha spiegato Nello Martini, direttore della Fondazione Ricerca e Salute, “si possono affrontare solo ripensando il modello del sistema-salute e rivedendo i metodi di governance sanitaria, altrimenti non sarà possibile erogare le cure, non solo per i costi ad esse associati, ma anche per l’assenza di un sistema in grado di erogarle in maniera funzionale”.

 

Immagine e reputazione delle aziende farmaceutiche. Rapporto finale Censis