Coletto: “Farmaci solo in farmacia”. E scoppia la polemica

Roma, 21 febbraio – “Credo che i farmaci vadano gestiti solo in farmacia, proprio perché sono farmaci. (…) Chi debba assumere un farmaco, deve avere nella sua disponibilità una farmacia e un farmacista che gli spieghi cosa sta facendo e a cosa serve quel farmaco”.

Non sono davvero piaciute, almeno al mondo delle parafarmacie, queste parole che il sottosegretario alla Salute Luca Coletto (nella foto) ha pronunciato rispondendo a una domanda a proposito della fascia C nel corso di un’intervista resa alla web tv di Federfarma.

Nelle dichiarazioni dell’esponente di governo hanno infatti letto un travisamento per omissione della realtà, ritenuto inaccettabile ma anche incompatibile con il ruolo di Coletto che – ha subito protestato Il Movimento nazionale liberi farmacisti-Culpi –  “dovrebbe sapere per l’incarico che ricopre che anche nelle parafarmacie la dispensazione dei farmaci viene svolta da personale laureato e abilitato come in farmacia, lo stesso laureato che diversi progetti del sindacato dei titolari di farmacia vorrebbero cancellare”.

Mnlf, al riguardo, invita il sottosegretario a incontrare i titolari di parafarmacia,  nei quali – nel caso non li conosca o ne abbia per  un attimo dimenticato l’esistenza – potrà scoprire “professionisti attaccati alla propria professione”,  impegnati tutti i giorni nella battagli professionale per dare “informazioni corrette sull’uso dei farmaci, anche di quelli che oggi non possono dispensare“.

Di segno e contenuto sostanzialmente analoghi le considerazioni della Fnpi e di FederFarDis, che diffondono anch’esse un comunicato sulle dichiarazioni di Coletto:  anche  le due sigle stigmatizzano l’opera di “preoccupante disinformazione” della quale, consapevolmente o meno, il sottosegretario Coletto si rende complice, diffondendo “un’informazione errata, cioè che fuori dalla farmacia, ovvero in parafarmacia non sia presente per legge un eguale professionista della salute, un farmacista laureato e abilitato.  equivoco che credevamo risolto ormai da tempo. È grave che a diffonderlo nuovamente e a disorientare il cittadino sulla questione sia il sottosegretario di Stato alla Salute”.

Fnpi e FederFarDis affermano quindi di sentirsi lesi e offesi come migliaia di colleghi in tutta Italia, farmacisti, piccoli imprenditori, professionisti della salute e titolari di parafarmacia, e in quanto tali  “preziosa risorsa sociale, sanitaria e occupazionale di questo Paese”  dal messaggio trasmesso dall’intervista di Coletto, e – in cauda venenum – concludono riservando una dura frecciata al ruolo dell’Ordine professionale. Vorremmo poterci contare ” per chiarire la questione e spiegare al sottosegretario il suo marchiano errore” scrive Fnpi “ma purtroppo siamo ragionevolmente certi che nemmeno stavolta si alzerà a difendere l’onorabilità dei farmacisti delle parafarmacie italiane.  Ovviamente come sempre saremmo lieti di essere smentiti, altrimenti sarà l’ennesimo silenzio della Fofi di fronte ad attacchi frontali ai farmacisti delle parafarmacie, a riprova della correttezza della nostra posizione, condivisa dalla schiacciante maggioranza delle altre sigle, contrarie al tavolo di confronto in cui la Fofi si proponeva quale improbabile mediatore”.

Con Coletto, il confronto diretto per i necessari chiarimenti è rimandato agli Stati generali delle parafarmacie: tutte le sigle annunciano che il sottosegretario sarà ovviamente invitato a partecipare alla manifestazione. E, a questo punto, sarà interessante vedere se l’esponente di governo, politico esperto passato per mille confronti, accetterà.

Per intanto, il sottosegretario avrà modo di valutare non solo le reazioni delle sigle delle parafarmacie, ma anche quelle (una marea) che i farmacisti degli esercizi di vicinato hanno rovesciato sulle piattaforme social. Diversi i toni (dalla delusione alla rabbia, dalla stanchezza all’orgogliosa rivendicazione di un’identità e un ruolo professionali), ma sostanzialmente sovrapponbili i messaggi indirizzati al sottosegretario e – anche qui – alla Fofi.  Quest’ultima è apertamente accusata di “fare figli e figliatri”, trattando i farmacisti di parafarmacia (che come quelli che lavorano in farmacia sono iscritti all’Ordine e in possesso della stessa laurea e dello stesso titolo di abilitazione professionale) come figli di un dio minore. Una situazione che sono in molti  a denunciare apertamente e con forza, chiedendone conto alla federazione professionale, invitata, almeno per una volta a tutelare anche “i figliastri”. Come il ruolo attribuitole dalle leggi, peraltro, le impone.