Conasfa su abusivismo professionale: “Dove sono le contromisure?”

Roma, 2 maggio – Visto che contro l’abusiviso professionale nè le raccomandazioni varie di Federazione e Ordini professionali, nè gli aggiornamenti del Codice deontologico sembrano avere un effetto incisivo, “corre l’obbligo di un serio confronto all’interno della categoria in tempi certi per definire altre forme sanzionatorie e di controllo”. 

A sostenerlo è Conasfa, la Federazione nazionale delle associazioni dei farmacisti non titolari, presieduta da Silvera Ballerini, prendendo lo spunto da alcune vicende di cronaca abbastanza recenti (in particolare, una serie di irregolarità, sotto il profilo sia penale sia amministrativo, riscontrate dai Carabinieri del Nas di Palermo nel corso di controlli effettuati su alcune farmacie di Trapani, che hanno portato a deferire all’autorità giudiziaria, in stato di libertà, cinque farmacisti e un magazziniere. Cfr. RIFday del 27 marzo scorso, con le dichiarazioni al riguardo del presidente dell’Ordine di Trapani Leonardo Galatioto).

Si tratta di episodi che “purtroppo, non sono rari”, commenta in una nota alla stampa la sigla dei non titolari, e che in ogni caso non possono passare inosservati. “Le attività di controllo e deterrenza da parte degli Ordini provinciali per il rispetto del Codice deontologico sostanzialmente negli anni si sono dimostrate insufficienti se non addirittura fallimentari” scrive Conasfa. Sia il ruolo del farmacista “a salvaguardia della salute del
cittadino! (art. 3 del Codice deontologico) sia l’attività istituzionale dell’Ordine “che garantisce ai cittadini i requisiti di professionalità e la correttezza del comportamento degli iscritti (Codice deontologico art 1.03)”,  si legge nel comunicato, “sono rimasti solo ruoli ‘di facciata’ e non di sostanza”.
“Spesso, le attività di controllo degli Ordini sono ‘incatenate’ per il rischio di cause con i “colleghi” incriminati che porterebbero a degli esborsi onerosi e deitempi lunghi per i primi per le controversie giudiziarie” osserva Conasfa. “Risultato: attese infinite della giurisprudenza ordinaria con il rischio del nulla di fatto e sostanzialmente disattendendo l’art. 40 del Codice deontologico. Rimane anche il dubbio se l’Ordine abbia ancora un ruolo di autorità e autorevolezza. Questo ruolo deve essere rilanciato da una autocritica di tutti e cercando di introdurre nuovi mezzi”.
Secondo la sigla dei non titolari, “la tentazione di comportamenti non deontologici e di abusivismo sono molteplici. Spesso ci si nasconde dietro l’alibi che l’altro lo fa già e/o per motivi di sostenibilità aziendale, questo ‘permetterebbe’ di fare e accettare tutto”.

Una situazione che le pur puntuali raccomandazioni da parte dei presidenti degli Ordini e della stessa Federazione (“probabilmente letti con ironia”,  commenta Conasfa) non riescono evidentemente ad arginare: il mancato rispetto del Codice deontologico e in particolare la non applicazione dell’art. 40 si risolvono così in un  danno “dell’immagine del farmacista, della salute pubblica, della sana concorrenza professionale e dell’occupazione dei farmacisti”, conclude Conasfa, reclamando un impegno concreto della categoria, attraverso il già richiamato “serio confronto”, per adottare misure più efficaci e incisive  sul piano dei controlli e delle sanzioni.