Conferma del ministero, anche in Italia il batterio killer M. chimaera

Roma, 22 novembre – Anche nel nostro Paese circola il Mycobacterium chimaera, meglio noto alle cronache giornalistiche come “batterio
killer”. Lo ha confermato lo stesso ministero della Salute in una nota pubblicata ieri per fare il punto della situazione, dove ricorda l’avvio, alcuni mesi fa, all’interno della cornice istituzionale rappresentata dal Piano Nazionale di contrasto dell’antibiotico-resistenza (Pncar) 2017-2019, di un’attività di valutazione del rischio per il nostro Paese, allo scopo di emanare raccomandazioni specifiche.

Il Mycobacterium chimaera, batterio identificato per la prima volta nel 2004, è diffuso in natura e presente soprattutto nell’acqua potabile. Casi invasivi di M. chimaera, riferisce il ministero sono stati riscontrati in Europa, e non solo, e sono stati associati all’utilizzo di dispositivi di raffreddamento/riscaldamento (Heater-cooler devices, Hcd) necessari a regolare la temperatura del sangue in circolazione extra corporea durante interventi cardiochirurgici, per lo piu’ per contaminazione dei pazienti tramite aerosol proveniente dall’acqua delle taniche dei dispositivi. Il periodo di incubazione dopo l’esposizione al M. chimaera risulta lungo, con una mediana di 17 mesi (range 3-72 mesi).

Segni e sintomi sono generalmente aspecifici e comprendono affaticamento, febbre e perdita di peso. Non esiste una terapia stabilita e il tasso di mortalità è circa del 50 per cento. Attualmente, l’entità  dell’epidemia globale non è nota con esattezza. Prima del decesso dell’anestesista di
Vicenza, il 2 novembre scorso, l’Italia sembrava esclusa dall’emergenza di queste nuove infezioni.

Nel quadro della già ricordata attività di valutazione del rischio, il ministero della Salute richiede  alle Regioni un approfondimento dei dati raccolti a partire dal 2016 dall’Iss, che hanno evidenziato la circolazione del micobatterio anche in Italia, i dati relativi a eventuali casi, sporadici o in cluster, di infezione invasiva da Mycobacterium, anche attraverso un’analisi retrospettiva dei dati stessi e, infine, una verifica su Dispovigilance (sistema informativo per la rete nazionale di vigilanza sugli incidenti che coinvolgono dispositivi medici) di eventuali eventi riportati.

Il ministero scrive di essere in attesa di ricevere riscontro dalle Regioni e il ritardo è probabilmente dovuto al fatto che il lungo periodo di incubazione e la scarsa specificità del quadro clinico rendono complessa e laboriosa l’identificazione di casi possibili che devono, comunque, essere confermati da indagini di laboratorio specifiche, non sempre disponibili per i casi individuati retrospettivamente.