Convegno a Matera, per un giorno “capitale della farmacia italiana”

Roma, 18 giugno – Una due giorni intensa, quella vissuta sabato e domenica scorsi a Matera dai farmacisti lucani, convenuti nella città patrimonio mondiale dell’Unesco e capitale europea della cultura per il 2019 che, il 15 e 16 giugno scorsi, si è anche trasformata in “capitale della farmacia italiana”, come ha voluto sottolineare nel suo discorso introduttivo Lino Imperatore, presidente dell’Ordine dei farmacisti della provincia, organizzatore dell’evento insieme alla Fofi.

Due le sessioni di lavoro: nella prima, tenutasi sabato, lo stesso Imperatore ha tracciato il senso e gli obiettivi della manifestazione, in un intervento che ha contestualizzato i contenuti “alti” dell’appuntamento (dedicato allo spessore storico della farmacia e ai suoi contributi e alle sue interazioni con la cultura e la società)  ma ha poi privilegiato una dimensione decisamente più pratica, dedicata al tema previdenza-assistenza-lavoro, sul quale la comunità dei farmacisti sconta evidenti deficit di conoscenza: “Le dinamiche e le problematiche previdenziali sono purtroppo un terreno fertile per le carenze e le distorsioni informative  che finiscono poi per sfociare in incomprensioni e situazioni di conflitto interne alla categoria” ha detto al riguardo Imperatore, spiegando la decisione di “ accendere un riflettore sulle tante situazioni e occasioni della realtà previdenziale e assistenziale dell’Enpaf, le cui iniziative – dall’assistenza sanitaria integrativa agli  incentivi  per l’occupazione – sono purtroppo ancora misconosciute”.

A chiarire cosa, quanto e come la cassa di categoria realizza in favore dei suoi iscritti sono stati il presidente e il direttore generale dell’Enpaf, Emilio Croce e Marco Lazzaro, che – grazie anche alle sollecitazioni della moderatrice dei lavori, la giornalista Laura Benfenati, direttore di iFarma – hanno avuto modo di chiarire sia la solida situazione patrimoniale della cassa professionale (la cui gestione virtuosa è stata promossa a pieni voti dalla Corte dei Conti anche quest’anno) sia i punti più controversi in materia previdenziale, dalla querelle contributivo-retributivo fino ai contributi dello 0,90% e del più recente 0,50% a carico delle società di capitale, introdotto dalla Legge di bilancio 2018 a seguito della Legge sulla concorrenza, ma che ha inopinatamente finito per colpire anche le società di persone partecipate in maggioranza da farmacisti, ma dove i non farmacisti prevalgono sul piano numerico (come nel caso di una società, per esemplificare, dove il papà farmacista titolare della maggioranza delle quote è affiancato da una coniuge e un figlio che farmacisti non sono). La novità – ovviamente – ha fatto infuriare chi si è visto recapitare dall’Enpaf la richiesta di pagamento del contributo dello 0,50% (ma altro l’ente, ai sensi del dispositivo di legge, non poteva davvero fare), ma Croce e Lazzaro a matera hanno avuto modo di chiarire che il pesante “effetto collaterale” può essere agevolmente aggirato: “Se in una società di persone i non farmacisti sono più dei farmacisti”  hanno spiegato “sarà sufficiente ridurre la presenza dei primi o per contro aumentare quella dei secondi e arrivare alla parità, condizione che fa decadere  l’obbligo dello 0,50%”.

La giornata di domenica ha visto gli interventi del presidente e del vicepresidente della Fofi, Andrea Mandelli e Luigi D’Ambrosio Lettieri, che hanno toccato i temi più attuali del dibattito professionale, in particolare quello della farmacia dei servizi, al centro dei lavori dell’apposito tavolo istituito dal ministero della salute. Inevitabili i richiami alla necessità di insistere su questa strada, che dovrà incrociare di necessità anche quella della riforma della remunerazione, guardando all’obiettivo di rafforzare il ruolo della farmacia nella presa in carico dei pazienti (in particolare cronici) e nell’aderenza terapeutica.

Tra gli altri interventi, vanno segnalati quelli del deputato di Fratelli d’Italia Marcello Gemmato e del presidente di Federfarma Marche Pasquale D’Avella, che ha voluto accendere un riflettore sulle criticità connesse al varo della Rev, la ricetta elettronica veterinaria.

Il clou della giornata è stato però la lezione magistrale affidata al critico d’arte Vittorio Sgarbi (nella foto, in un momento del suo intervento), notoriamente figlio (e fratello) di farmacisti,  che dentro la farmacia, per sua stessa ammissione, si è formato da bambino. Sgarbi, nel suo lungo, scoppiettante e  al solito eterodosso intervento, ha ripercorso il cammino della farmacia nei secoli, citando a supporto le molte opere e testimonianze artistiche che testimoniano il fecondo e indissolubile rapporto che lega farmacia, società, cultura e territorio, senza risparmiarsi approfondimenti sui significati e il valore (anche antropologico) che la stessa farmacia riveste per l’identità collettiva di ogni comunità e territorio, e per le tracce indelebili che lascia nell’immaginario individuale di ciascuno, come accade per tutto ciò di cui si ha esperienza diretta di vita (e tutti, ha detto Sgarbi, “almeno una volta nella vita sono entrati in farmacia”).