CorSera su ddl 989: “Da farmacie a trivelle, governo litiga su tutto”

Roma, 16 gennaio –  Indeciso a tutto, in particolare sulle decisioni di natura economica. Un’indecisione che sarebbe il frutto delle visioni non sempre conciliabili delle due anime del “Governo del Cambiamento”, con i leghisti ingolositi dall’idea di fare e di liberalizzare, magari anche trasferendo poteri dal centro alle periferie, e i 5 stelle, invece, propensi ad aumentare norme e regolamenti e, magari, a centralizzare i liveli di responsabilità.

Il risultato di questo gioco a tirare uno di qua e l’altro di là è inevitabilmente quello di uno stallo che,  se va bene (si fa per dire e in ogni caso non accade spesso), si traduce in inadeguate soluzioni di compromesso.

Questo il ritratto del Governo giallo-verde che emerge da un articolo pubblicato poche ore fa nella sezione Economia del Corriere della Sera, per fare il  punto sul Decreto Semplificazioni che, scrive l’autrice Claudia Voltattorni,  rischia “di complicare anziché semplificare. E di danneggiare la concorrenza”.

Per spiegare la situazione, il quotidiano milanese utilizza proprio  l’emblematico “caso delle farmacie che sta preoccupando tutto il settore”. Nel Decreto Semplificazioni, infatti, “potrebbe essere approvata una modifica voluta dai Cinque Stelle che prevede lo scioglimento delle società che gestiscono farmacie il cui capitale sociale non sia costituito da almeno il 51% da farmacisti iscritti all’albo”,  misura volta a “tutelare l’autonomia delle farmacie“. Un’altra norma, aggiunge il Corriere della Sera, “abbassa dal 20 al 10% il limite massimo di controllo, diretto o indiretto, per le società di capitale delle farmacie in una stessa Regione”. Misure simili, ricorda il quotidiano, erano state già proposte dagli stessi Cinque Stelle (con il forte sostegno  della ministra della Salute Giulia Grillo), durante l’esame della legge di Bilancio, “ma quasi subito erano state escluse perché inammissibili per materia”.

Quelle misure “ora rientrano dalla finestra” scrive il quotidiano “e preoccupano i grandi investitori, soprattutto stranieri, che negli anni hanno rilevato e aperto decine e decine di farmacie in tutta Italia e ora si troverebbero costretti a rivedere i loro investimenti, con conseguenze gravi anche per l’occupazione”. L’articolo fa quindi un cenno al caso-parafarmacie, ricordando che “alcuni emendamenti (a firma Leu) invece chiedono di estendere anche a loro la possibilità di vendere i prodotti da banco di fascia C, oggi esclusiva delle farmacie”. Al riguardo, anche se il Corriere della Sera non ne fa cenno, appare opportuno aggiungere che proposte correttive analoghe a quelle di Leu sulle parafarmacie sono state  firmate anche da  due senatori di Fratelli d’Italia (Alberto Balboni) e di Forza Italia (Claudio Fazzone), ovvero due schieramenti politici che fin qui non si erano davvero segnalati per la loro attenzione alle istanze degli esercizi di vicinato. Potrebbe essere il segnale che qualcosa sta forse cambiando, così come potrebbe peraltro trattarsi di estemporanee iniziative personali.

Nell’analisi politica del provvedimento, il Corriere della Sera non si ferma però alle farmacie e mette in fila una serie di altre misure, dal blocca-trivelle più volte annunciato dal Mise fino agli autisti Ncc, dalla centrale unica di progettazione alle concessioni autostradali e demaniali: “Molti emendamenti, a firma 5 Stelle ma anche del governo, sembrano segnare un passo indietro nelle liberalizzazioni” scrive il quotidiano, che al riguardo ospita l’opinione del  senatore Salvatore Margiotta, capogruppo Pd in Commissione Lavori pubblici (nella foto): “La Lega sembra quella dell’economia libera, però poi sulle statalizzazioni si fa prendere la mano” afferma Margiotta., citando l’esempio dell’attività di noleggio con conducente, dove il partito di Salvini si trova “a fianco dei Cinque Stelle nel proporre l’emendamento che, sostituendo l’annunciato decreto legge, blocca il rilascio di nuove autorizzazioni e soprattutto restringe gli ambiti di servizio delle auto, limitandolo alle province. E già si prevedono nuove proteste e nuovi blocchi da parte degli autisti”.

Sulla questione trivelle sì-trivelle no, evidenzia  ancora l’articolo di Voltattorni, non solo i Cinque Stelle, “che avevano promesso di bloccare le trivellazioni nel Mar Ionio”,  corrono il rischio di una brutta figura, ma c’è anche la possibilità di ulteriori agitazione nella coalizione di governo,  che potrebbe soffrire anche per le nuove frizioni con gli alleati leghisti e il loro elettorato causate da un altro emendamento grillino, che innalza al 100% i lavori da mettere a gara per le concessioni autostradali.

Ancora, c’è lo stop al Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti delle aziende, definitivamente cancellato. L’intenzione del  governo sembrerebbe quella  di “eliminare la società concessionaria per avocare a sé il nuovo sistema: se ne occuperebbe una struttura ministeriale ad hoc”.

Ma tensioni tensioni tra Lega e M5S  potrebbero arrivare anche da alcuni emendamenti leghisti sulla caccia: prevedono la trasformazione delle aziende faunistico-venatorie in riserve di caccia a scopo di lucro e la possibilità di sostituire gli agenti venatori delle Province con privati cacciatori. Comprensibili le proteste già minacciate dal mondo ambientalista, che i grlillini considerano uno dei propri serbatori di consenso.

Il risultato di tanti fronti di disaccordo è che l’esame del ddl per la conversione in legge del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, recante disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione, subisce inevitabilmente il rinvio di un’altra settimana:  arriverà in Aula a Palazzo Madama solo martedì 22 gennaio. E, scrive il Corriere della Sera, “già si vocifera di un possibile ricorso al voto di fiducia (come già per il decreto sicurezza e la legge di Bilancio) per accelerare i tempi. Ma intanto il ddl, con i suoi 11 articoli, si allarga a dismisura per includere quante più norme possibili. E diventa sempre più un ‘omnibus’. Da oggi le commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici di Palazzo Madama devono esaminare l’ammissibilità di oltre mille emendamenti.”