Cumulo di professioni sanitarie, circolare Fofi chiarisce la situazione

Roma, 26 settembre – Alla luce dei molti decenni trascorsi dal 1934 a oggi, dei profondi cambiamenti intervenuti e – ultime ma non ultime – delle  norme e della prospettiva della “farmacia dei servizi”, qual è il perimetro applicativo dell’art. 102 del Testo unico delle leggi sanitarie (Tuls) che vieta l’esercizio contemporaneo della professione di farmacista e di altra professione o arte sanitaria da parte della stessa persona?
All’interrogativo dà risposta una circolare Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, che fa il punto della situazione e fornisce alcuni chiarimenti applicativi delle norme in materia, tenendo conto dei “recenti sviluppi normativi e giurisprudenziali e a seguito dei numerosi quesiti pervenuti”.
La Fofi ribadisce preliminarmente che l’art. 102 del Tuls  “deve intendersi riferito al solo ‘cumulo soggettivo’, con contestuale divieto dell’esercizio contemporaneo della professione di farmacista e di altra professione o arte sanitaria da parte della stessa persona”, chiarendo al riguardo che anche in base   al recente orientamento giurisprudenziale (con riferimento alle sentenze Tar Umbria n. 421/2014; Tar Lombardia–Brescia n. 1692/2016 e Consiglio di Stato n. 3357/2017), “il farmacista non può, pertanto, esercitare contemporaneamente più professioni sanitarie”.
La circolare, sul punto, cita da ultimo la recentissima sentenza n. 4877/2018 dello scorso 8 agosto, con la quale il Consiglio di Stato – confermando la già ricordata pronuncia del Tar Umbria – ha chiarito che “l’incompatibilità tra le professioni sanitarie e l’attività di farmacista attiene infatti esclusivamente ai profili deontologici delle relative attività, ed è manifestamente diretta a evitare il rischio che, in casi di esercizio di entrambi i ruoli, si verifichino gravi distorsioni nel rapporto con i pazienti, o possibili conflitti di interessi o comunque in ogni caso sospetti che il medico-farmacista faccia luogo a eccessive prescrizioni di medicinali ‘pro domo sua’”.
La circolare riepiloga quindi tutte le professioni e arti che  – oltre a quella di farmacista – sono riconosciute come sanitarie dal nostro ordinamento, rimandando al riguardo all’elenco pubblicato dal ministero della Salute, al quale – dopo l’entrata in vigore della legge Lorenzin del gennaio scorso sul riordino delle professioni sanitarie (n. 3/2018) – vanno aggiunti osteopati, chiropratici, chimici, fisici, biologi e psicologi.
La nota della Federazion dedica quindi un approfondimento alla situazione dei farmacisti iscritti anche all’albo professionale dei biologi, considerato l’elevato numero di farmacisti in possesso di questo ulteriore titolo che, prima dell’entrata in vigore della legge n. 3/2018, hanno potuto esercitare entrambe le professioni: la Fofi informa di aver già investito della questione,“alla luce delle numerose segnalazioni pervenute”, il ministero della Salute, impegnandosi a “fornire ogni utile chiarimento non appena disponibile”.
La circolare chiarisce quindi che, “per quanto attiene al cumulo oggettivo, alla luce dei recenti orientamenti giurisprudenziali, è possibile l’esercizio in farmacia anche di altre professioni sanitarie, fermi restando i divieti di comparaggio ed accaparramento di ricette”.
Come chiarito dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 3357/2017, un’interpretazione restrittiva dell’art. 102 del Tuls, non è condivisibile e contrasta, in particolare, con le previsioni della normativa sulla “farmacia dei servizi” che (art. 1, comma 2, lett. c), del decreto legislativo  n. 153/2009, in attuazione dell’art. 11 del d. lgs. n 69/2009) consente espressamente, tra i nuovi servizi, “la erogazione di servizi di primo livello, attraverso i quali le farmacie partecipano alla realizzazione dei programmi di educazione sanitaria e di campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale, rivolti alla popolazione generale ed ai gruppi a rischio e realizzati a livello nazionale e regionale, ricorrendo a modalità di informazione adeguate al tipo di struttura e, ove necessario, previa formazione dei farmacisti che vi operano“.”
“L’evoluzione della normativa in materia” scrive la Fofi, rimandando anche alla sentenza del Consiglio di Stato, sezione IV, n. 6409/2004mostra dunque che il divieto di cumulare la professione farmaceutica con l’esercizio di altre professioni o arti sanitarie non impedisce di prevedere, presso le farmacie, giornate di prevenzione, nell’ambito di appositi programmi di educazione sanitaria o di specifiche campagne contro le principali patologie a forte impatto sociale, anche mediante visite mediche, la cui finalità, però, sia quella appunto di favorire il valore essenziale della prevenzione sanitaria e l’anticipato contrasto di patologie a forte impatto sociale.”La circolare non dimentica di sottolineare che la sentenza chiarisce che l’eventuale “effettuazione di visite mediche nell’ambito delle giornate di prevenzione dovrà essere realizzata conformemente … alle previsioni …. della normativa in materia e quindi, se del caso, dello stesso art. 45 del Regio decreto n. 1706 del 1938, il quale prevede che gli ambulatori medico-chirurgici devono sempre avere l’ingresso diverso da quello delle farmacie, alle quali sono annessi, e non debbono avere alcuna comunicazione interna con esse”.  Inevitabile e non equivocabile la conseguente precisazione: “non sarà possibile effettuare all’interno della farmacia visite mediche e le stesse, se previste, potranno essere effettuate in appositi ambulatori non annessi né comunicanti con la farmacia stessa”
Ad avviso dei giudici amministrativi, conclude la circolare della Federazione, non sembrano pertanto incorrere nella violazione di detta normativa, anche alla luce delle fondamentali finalità socio-sanitarie, la collaborazione ai programmi di educazione sanitaria della popolazione realizzati a livello nazionale e regionale e la realizzazione di campagne di prevenzione delle principali patologie a forte impatto sociale perseguite dall’art. 11, comma 1, lett. b) e lett. c), del d. lgs. n. 69 del 2009 né la previsione di giornate di prevenzione o di incontri periodici con un dermatologo e un odontoiatra, nell’ambito della prevenzione di cui si è detto.