Fofi: “Occupazione, è allarme”. Replica Mnlf: “Dati perlomeno dubbi”

Roma, 5 giugno – I farmacisti che si laureano ogni anno sono in media 4700, 4000 dei quali si iscrivono agli Ordini. Un numero quasi dieci volte superiore al fabbisogno stimato dal tavolo del ministero della Salute che si occupa di determinare il fabbisogno delle diverse figure professionali nel sistema sanitario nazionale (e che aveva programmato un fabbisogno di 448 farmacisti nel biennio 2018-19, portandolo a 1281 per il biennio 2019-20, nonostante la Fofi avesse indicato un “fabbisogno zero”).

Sono i numeri sullo stato occupazionale dei laureati in farmacia sui quali insiste da tempo la Federazione degli Ordini, che li ha ufficialmente rappresentati  anche in sedi istituzionali, da ultimo il 7 febbraio scorso, in un’audizione resa dal vicepresidente Luigi D’Ambrosio Lettieri davanti alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati in materia di accesso ai corsi universitari r.   “Se non si interviene nell’arco di un ventennio vi saranno circa 50 mila farmacisti disoccupati che andranno ad aggiungersi ai 13 mila censiti oggi”  affermò in quell’occasione D’Ambrosio Lettieri.

Numeri da allarme rosso, dunque,  più recentemente riproposti nella sua relazione al Consiglio nazionale Fofi dal presidente Andrea Mandelli, firmatario di una proposta di legge (la n. AC 1558, presentata lo scorso 31 gennaio) finalizzata a introdurre l’accesso programmato ai corsi di laurea in Farmacia e in Chimica e Tecnologia farmaceutiche, la cui assenza – spiega Mandelli nella relazione introduttiva – “ha determinato un costante aumento del numero delle iscrizioni” nelle due facoltà.

Da ultimo, le stesse cifre sono state rilanciate ieri in un’intervista a una testata di categoria da Maximin Liebl, il membro del Comitato centrale che rappresenta la Fofi al tavolo miisteriale per la determinazione dei fabbisogni dei professionisti sanitari.

A quest’ultima sortita ha reagito il  Movimento nazionale liberi farmacisti, anch’esso audito tre mesi fa dalla VII Commissione di Montecitorio sul tema degli accessi all’università, dove aveva avanzato rilievi circostanziati proprio sui numeri presentati dalla Federazione degli Ordini. Rilievi che – afferma Mnlf in un comunicato diffuso ieri – “non sono stati fugati dalla Fofi”.

“Il fabbisogno dei farmacisti italiani nel mercato del lavoro è un rapporto che è stilato dalla Conferenza Stato/Regioni in conformità a una metodologia messa a punto dall’Ue, il Joint Action Health Workforce Planning” spiega nella sua nota il Mnlf. “L’Ue non raccoglie i dati, ma indica come fare, e tra i soggetti che per le rispettive professioni sono abilitati a indicare i fabbisogni vi sono anche gli Ordini professionali, tra cui, per i farmacisti la Fofi. È del tutto evidente che esiste un conflitto d’interesse tra chi utilizza questi dati per richiedere di limitare l’accesso alle università e lo stesso soggetto che è attore attivo nella raccolta degli stessi dati”.
Una situazione che genera inevitabilmente qualche dubbio, che andrebbe doverosamente dissipato. Al riguardo, Mnlf ritiene che “sarebbe utile … che la stessa Fofi spiegasse quale ruolo ha avuto nella raccolta dei dati e, se il ruolo è stato attivo, quale metodo ha utilizzato. Tali spiegazioni devono essere pubbliche, perchè generale è l’interesse che riveste il tema”.
La controversa lettura dei numeri dell’occupazione diventa però occasione anche per altre osservazioni critiche, la prima delle quali è la stridente contraddizione rilevata tra la richiesta di limitare l’accesso alla facoltà di farmacia e i contemporanei  progetti “allo studio… per porre la parola fine all’esperienza delle parafarmacie, unico strumento in grado in questi ultimi anni di creare nuovo lavoro”.
Una “dicotomia di comportamento” scrive Mnlf nel suo comunicato, che  “induce a pensare che le motivazioni che sottendono entrambe le richieste non siano a tutela del futuro del farmacista, ma al mantenimento di alcuni privilegi. Quello che sorprende è proprio il ruolo giocato dalla Fofi che, in qualità di ente pubblico esponenziale, ha nella sua mission proprio la rappresentanza di tutti i farmacisti, non di una parte”.