Ddl Semplificazione, passa limite regionale del 10% alle catene

Roma, 23 gennaio – È proseguito ieri nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori pubblici l’esame del ddl  n.989 di conversione del decreto-legge n. 135 del 2018, in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione.

Su richiesta del presidente dell’8a Commissione, il senatore M5S Mauro Coltorti,  che ieri, in apertura della seduta dell’Assemblea, ha segnalato la necessità di tempo ulteriore per completare l’esame del provvedimento in sede referente, la Conferenza dei Capigruppo, immediatamente convocata, ha rinviato alle 15 di oggi l’avvio dell’esame in Aula, fino all’approvazione del ddl, attesa per giovedì 24 o al più per il giorno dopo, venerdì 25 febbraio.

Va subito detto che all’ecatombe – sotto forma di accantonamento o bocciatura diretta in sede di Commissioni riunite – degli emendamenti dedicati al settore della farmacia (il nostro giornale ne ha riferito ieri) è sopravvissuto l’emendamento a prima firma del senatore M5S Stefano Patuanelli che abbassa dal 20 al 10% il numero massimo di esercizi che ogni catena può controllare su base regionale. L’emendamento  (qui il testo integrale), che porta tra le altre anche la firma del presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato Pierpaolo Sileri, prevede che “non più del 10 per cento delle farmacie esistenti nel territorio della medesima regione o provincia autonoma”  possa esssere controllata direttamente o indirettamente da una stessa società di capitali o cooperativa e affida all’Antitrust, in caso di mancato rispetto del limite, il compito di intervenire, applicando “una sanzione di 100mila euro per ogni esercizio di cui la società sia titolare e che risulti eccedente rispetto al limite di cui al primo comma”.

Non è certo il “paletto” – sostenuto con forza dal mondo della farmacia e anche dalla stessa ministra della Salute Giulia Grillo – che si proponeva di riservare il 51% delle quote delle società proprietarie di farmacie a farmacisti iscritti all’albo, ma è pur sempre un tentativo di impedire che il capitale trovi spazi eccessivi in una realtà che, prima e più ancora che un mercato, è una rete di presidi di salute che concorre in modo decisivo ad assicurare una piena assistenza sanitaria ai cittadini.

È ragionevole prevedere che il via libera all’emendamento Patuanelli riduca le possibilità che vengano riproposti in Aula gli emendamenti sul 51% accantonati in Commissione, ma è solo una nostra considerazione, che potrebbe essere smentita, ad esempio, dall’intervento diretto del Governo con sue proposte emendative. Si vedrà.

Va anche doverosamente segnalato che, oltre all’emendamento Patuanelli, sono sopravvissute anche due proposte dedicate ai farmaci orfani, sostanzialmente sovrapponibili, la prima a firma di Stefano Collina e altri senatori del Pd e l’altra  presentata  dalle senatrici di Forza Italia Paola Binetti e Maria Rizzotti.  Accantonati o bocciati, invece,  i numerosi emendamenti volti ad allargare la dispensazione dei farmaci di fascia C con ricetta anche alle parafarmacie e ai corner della Gdo e quelli per “contingentare” la presenza del capitale  nella proprietà delle farmacie, riservando il 51% delle quote ai farmacisti iscritti all’albo, le cui speranze residue sono ora  legate, come prima accennato,  a una loro eventuale riproposizione in Aula:

Gli esiti del vaglio delle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori pubblici hanno inevitabilmente deluso molte aspettative. Particolarmente contrariato per la débacle degli emendamenti sembra essere il presidente di Fnpi Matteo Branca, che ha reagito pubblicando un polemico post sul suo profilo Facebook per sottolineare le profonde contraddizioni tra ciò che hanno reiteratamente dichiarato in passato e ciò che invece dicono e fanno ora esponenti di primissimo piano del governo e della maggioranza del cambiamento, come la ministra Giulia Grillo e il presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato Pierpaolo Sileri.

In particolare, per quel che riguarda le parafarmacie, scrive Branca, “Sileri lavora da mesi su un disegno di legge ad hoc. Fofi lavora da mesi su un disegno di legge ad hoc. Una  sola sigla su cinque (tra quelle delle parafarmacie, il riferimento è a Unaftisp, NdR) rigetta la (liberalizzazione della) fascia C, e lavora da mesi con Fofi su un disegno di legge ad hoc”.  E intanto, nel gennaio 2019, di fronte alle proposte per allargare la fascia C alle parafarmacie “M5S vota contro, emendamenti respinti. E noi dovremmo stare tranquilli? Zitti e buoni?”

Domande in tutta evidenza avanzatea d’impeto, alle quali non potranno che rispondere lo stesso Branca per Fnpi  e gli altri responsabili delle sigle delle parafarmacie.