Ddl Semplificazioni, fascia C, paletti al capitale e orari farmacie tra gli emendamenti

A occuparsi della prima questione sono tre emendamenti, due di maggioranza e uno dell’opposizione: sia i primi due (il  numero 9.0.16, primo firmatario il senatore grillino Stanislao Di Piazza, e il n. 9.0.17, a prima firma della senatrice leghista Sonia Fregolent)  sia il terzo (il n. 9.0.18,  primo firmatario di Vasco Errani di Liberi e uguali, oggi nel Gruppo Misto) ricalcano la proposta avanzata prima alla Camera e poi in Senato durante l’iter della Legge di bilancio 2019, volta a garantire che il 51% delle quote delle società di capitale proprietarie di farmacia sia nelle mani di farmacisti  iscritti all’Ordine professionale.

La proposta è ripresa in altri emendamenti di carattere più ampio, allargati, cioè, anche alla questione della fascia C:  si tratta delle proposte emendative n.  9.0.11 e 9.0.13, provenienti ancora dai senatori di Leu (la prima firma anche in questi casi è di Errani) e n. 9.0.12 a firma del senatore  materano Saverio De Bonis, eletto con il M5S ma poi transitato nel Gruppo Misto a seguito del rifiuto di votare, nello scorso mese di novembre, il Decreto Genova (per la presenza delle misure di condono per Ischia).

Analoghi nella sostanza, i tre emendamenti oltre che prevedere l’obbligo del 51% ai farmacisti per le quote delle società di capitale, stabiliscono che anche le parafarmacie possano vendere i “medicinali di cui all’articolo 8, comma 10, lettere a) e c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, nonché di tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica, ad eccezione dei medicinali prescritti dal medico su ricettario del Servizio sanitario nazionale. La dispensazione al pubblico dei medicinali comunque classificati è in ogni caso riservata in via esclusiva al farmacista”. Non serve leggere per le righe per vedere nella misura una significativa apertura alla farmacia non convenzionata.

Restando nell’ambito dei “paletti” al capitale, va sicuramente segnalato l’emendamento n. 9.0.19,  targato M5S (la prima firma è quella del senatore Stefano Patuanelli), che prevede il vincolo di “non più del 10 per cento delle farmacie esistenti nel territorio della medesima regione o provincia autonoma” anche per  le “società di capitali e delle società cooperative a responsabilità limitata, costituite anteriormente alla data di entrata in vigore del presente provvedimento”. L’emendamento contempla anche l’obbligo di adeguarsi entro trentasei mesi dall’entrata in vigore della norma.

Nelle proposte correttive del Decreto semplificazioni finiscono anche gli orari delle farmacie, in un emendamento M5S  (prima firma quella del presidente della Commissione Igiene e sanità Pierpaolo Sileri). Rubricato con il n. 9.0.20, l’emendamento introduce la “facoltà di chi ha la titolarità o la gestione della farmacia di prestare servizio in orari e in periodi aggiuntivi rispetto a quelli obbligatori, dandone preventiva comunicazione all’autorità sanitaria locale che, sentito l’ordine dei farmacisti competente per territorio, delibera nel merito. La clientela deve essere informata mediante cartelli affissi all’esterno dell’esercizio”.

Non è poi inutile tornare a sottolineare, come già fatto ieri, la presenza tra gli  emendamenti “favorevoli” alle parafarmacie quelli firmati da due esponenti di schieramenti tradizionalmente molto vicini alle farmacie. Si tratta delle proposte n, 9.0.14 e n. 9.0.15, presentate rispettivamente dai senatori Claudio Fazzone di Forza Italia e Alberto Balboni  di Fratelli d’Italia. Entrambe allargano agli esercizi di vicinato la possibilità di vendere “tutti i farmaci o prodotti non soggetti a prescrizione medica, ad eccezione dei medicinali prescritti dal medico su ricettario del servizio sanitario nazionale”.  E c’è chi, come Paolo Moltoni, presidente di Federfardis, una delle sigle di rappresentanza delle parafarmacie, legge nell’iniziativa dei due senatori un segnale politico molto importante: se a firmare emendamenti come questi sono partiti come Fratelli d’Italia e soprattutto Forza Italia, “da sempre il partito più vicino ai titolari di farmacia”, afferma Moltoni, vuol dire che si comicia a capire che “oggi stare con le lobby alla fine non paga”.

Gioverà in ogni caso ricordare, in conclusione,  che il ddl n. 989 è ancora all’esame delle Commissioni Affari costituzionali e Lavori Pubblici di Palazzo Madama e che il suo destino più probabile è quello del voto di fiducia quando approderà in Aula. Una modalità che – ancorchè bersaglio di proteste e critiche feroci da parte di Lega e, ancor di più, M5S nella passata legislatura –   usata con estrema frequenza e disinvoltura, soprattutto negli ultimi tempi,  dai due partner del governo gialloverde.