Diabete, rischi cardiovascolari da due dei farmaci più usati

Roma, 27 dicembre -Due farmaci molto prescritti per il diabete di tipo 2 – sulfaniluree e insulina basale – potrebbero aumentare considerevolmente il rischio di eventi cardiovascolari come infarto, ictus e insufficienza cardiaca rispetto a nuove classi di farmaci. Questo l’esito di un’analisi comparativa condotta presso la Northwestern Medicine a Chicago, che ha coinvolto complessivamente 132.737 pazienti che avevano da poco iniziato ad assumere una seconda terapia dopo il farmaco di prima scelta. La ricerca, riferisce l’Ansa,  sarà pubblicata sulla rivista Jama Network Open. Si tratta del primo studio di comparazione tra i farmaci di seconda linea per il diabete sul fronte del potenziale rischio cardiovascolare nei pazienti diabetici.

I risultati di questo studio, sostiene Matthew O’Brien che ha condotto il lavoro, “richiedono un cambio di paradigma nel trattamento del diabete”. Sia sulfaniluree sia insulina basale sono prescritti di frequente come seconda terapia a pazienti che assumono metformina e hanno bisogno di una terapia aggiuntiva perché la metformina non funziona bene o non è ben tollerata. L’insulina basale agisce a rilascio lento e controllato nell’organismo nel corso del giorno.

Le sulfaniluree agiscono a livello delle cellule del pancreas, stimolandole a produrre maggiori quantità di insulina. Oltre la metà dei pazienti che necessitano di una seconda terapia riceve una prescrizione o per insulina basale o per le sulfaniluree. Ma gli esperti hanno trovato che i pazienti che assumono sulfaniluree presentano un rischio cardiovascolare del 36% maggiore e i pazienti che assumono insulina basale un rischio doppio rispetto a chi assume la più nuova classe di terapie, gli inibitori del Dpp-4.

“Secondo i nostri risultati basta prescrivere l’insulina basale a 37 pazienti per due anni per osservare un evento cardiovascolare, ad esempio un ictus, un infarto o un amputazione”  afferma O’Brien. “Per le sulfaniluree si tratta di 103 persone. Ma se traduciamo questo numero per milioni di pazienti che le assumono le implicazioni e il rischio per i pazienti sono enormi”. I medici dovrebbero prescrivere le nuove classi di farmaci, conclude O’Brien, che sono però più costose, ed è questo il motivo principale per cui sono meno prescritte.

“Si tratta di uno studio osservazionale basato sull’analisi di un grande database di tipo assicurativo”  spiega all’Ansa Francesco Purrello, presidente della Società italiana di Diabetologia e ordinario di Medicina interna all’Università di Catania. Non è quindi un trial clinico – ovvero uno studio rigoroso dal punto di vista metodologico –  ma presenta di contro il vantaggio di comprendere una larga casistica, non selezionata, forse più simile alla casistica della vita reale (Real word data).

“Indica che le nuove classi di farmaci per la terapia del diabete, tra cui analoghi del GLP-1 e glifozine” continua l’esperto “sono più sicure dal punto di vista cardiovascolare rispetto alle sulfaniluree e all’insulina basale, quando usate in aggiunta alla metformina. Tra le possibili cause” conclude Purrello “un maggiore rischio di ipoglicemie e di aumento di peso, eventi che si osservano frequentemente in pazienti che assumono sulfaniluree o insulina”.