Dpc batte diretta, lo dice la Liguria dopo un anno di sperimentazione

Roma, 3  giugno – Meno tempo impiegato, minori distanze percorse, con un risparmio economico non solo per le tasche dei cittadini ma anche per il sistema sanitario regionale, che sborsa oltre un milione di euro in meno. Questo l’esito, suffragato dai dati rilevati dall’analisi della sperimentazione del progetto di distribuzione in nome e per conto (Dpc) avviato lo scorso anno in Liguria.

Partita il 1° marzo 2018, la sperimentazione ha riguardato la distribuzione di alcuni farmaci “salvavita” per il trattamento di patologie croniche come, ad esempio, diabete e scompenso cardiaco. Il progetto ha permesso di garantire l’equità e l’uniformità di accesso alle cure attraverso l’adozione, in tutte le Asl, di un modello distributivo univoco e l’adozione di un elenco di farmaci, distribuibili in Dpc, unico per tutta la Regione.

Dal confronto tra il periodo marzo 2018 – febbraio 2019 con i 12 mesi precedenti, è emerso che su un totale circa di un milione di prescrizioni oggetto della sperimentazione, per 800 mila prescrizioni i cittadini hanno preferito la farmacia sotto casa. Il gradimento è dimostrato dall’aumento delle prescrizioni per le quali i cittadini hanno scelto la Dpc (mantenendo comunque la possibilità della erogazione diretta, con una piena libertà di scelta) rispetto al corrispondente periodo precedente: +345.805 prescrizioni (+43%).

Dal confronto della spesa nel canale della convenzionata, esclusivamente in relazione ai farmaci presi in considerazione, si è evidenziato un risparmio per il Servizio sanitario nazionale di circa di 1.100.000 di euro.

Per testare l’efficacia di questo sistema di distribuzione dei farmaci, riferisce il quotidiano di economia, finanza e marketing territoriale BJ Liguria, la Regione ha commissionato una ricerca effettuata da docenti del nuovo Centro Studi e Ricerche Aphec costituito nel dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Genova. La ricerca, tra le prime del genere in Italia, ha analizzato i costi economici e sociali delle diverse alternative di distribuzione dei farmaci: “diretta” tramite la rete delle farmacie ospedaliere e delle Asl, oppure “per conto” attraverso la rete delle farmacie territoriali, basandosi sui dati di contabilità analitica trasmessi dalle strutture ospedaliere e sui dati relativi ai flussi della farmaceutica.

L’analisi, riferita al 2016, ha utilizzato come campione oltre 165 mila cittadini che sono andati nei centri di distribuzione (ospedali, Asl, farmacie) per ritirare i farmaci “salvavita” evidenziando, sotto il profilo dell’impatto sociale, minori distanze percorse e un notevole risparmio di tempo per chi ha scelto la distribuzione per conto, che si appoggia su una rete distributiva più capillare con circa 580 farmacie territoriali presenti su tutto il territorio: chi ha scelto la distribuzione diretta attraverso le farmacie ospedaliere o delle Asl ha percorso mediamente 18,3 chilometri in più e impiegato quasi 40 minuti in più rispetto a chi ha scelto di ritirare il farmaco nella farmacia sotto casa.

L’analisi di Aphec ha consentito di stimare per la prima volta i costi nel 2016 della distribuzione diretta, che sono risultati diversi a seconda che si tratti di Asl o ospedali, passando da un minimo di 3,4 euro a un massimo di 14 euro per singola confezione. Lo studio confronta quindi questi dati con il valore del fee professionale, ovvero il compenso per singola scatoletta che il servizio sanitario riconosce alle farmacie, oggi pari a 3,99 euro + iva (mentre era di 5,5 euro + iva nel 2016, anno a cui si riferisce lo studio).

“È evidente che la scelta tra le diverse alternative di distribuzione non possa essere guidata soltanto da valutazioni economiche” afferma la vicepresidente regionale e assessore alla Sanità Sonia Viale, ribadendo una convinzione sostenuta con forza anche davanti alle polemiche sollevate dalle opposwizioni all’indomani dell’avvio del progetto sperimentale di Dpc. “Analisi di questo tipo sono quindi fondamentali per prendere decisioni che possano essere al contempo eque e sostenibili. I risultati di questo studio confermano la bontà della sperimentazione, avviata nel marzo 2018 su tutto il territorio regionale, della distribuzione per conto di una specifica categoria di farmaci, in particolare i salvavita, lasciando ai cittadini piena libertà di scelta».

L’analisi evidenzia che tra coloro che nel 2016 hanno richiesto questo genere farmaci, il 61% ha più di 65 anni mentre il 21% ha un’età superiore a 80 anni. In riferimento al luogo di residenza, inoltre, è emerso che circa 68 mila persone, in gran parte anziani over 65, risiedono in comuni montani o parzialmente montani. “Questo dato”  ha aggiunto Viale “evidenzia un maggior disagio per queste persone fragili quando si richiede loro di percorrere lunghe distanze per ricevere i farmaci di cui hanno bisogno”.

Anche  Walter Locatelli, commissario di Alisa, l’agenzia unica del sistema sanitario della Liguria, ha voluto sottolineare l’importanza dello studio che “fornisce in modo scientifico e indipendente informazioni chiare sui costi della distribuzione diretta, quantificabili in funzione di diversi fattori quali, ad esempio, il costo dell’apparato pubblico, i costi diretti del personale, i costi della gestione del magazzino, delle scorte, dei farmaci scaduti e i costi comuni”.

“Il problema posto dalla Regione”  ha spiegato Marcello Montefiori, coordinatore del Centro Aphec, che ha analizzato le risultanze della sperimentazione “è complesso e articolato. Da un lato c’è l’aspetto connesso alla valutazione economica del canale di distribuzione più efficiente per la Regione e, dall’altro, i costi indiretti e i costi sociali sostenuti dai pazienti e dai loro familiari. Lo studio è stato realizzato prescindendo da qualsiasi preconcetto ideologico e basandosi esclusivamente sull’analisi dei dati ufficiali. È questo lo spirito con cui è nato il Centro Aphec” ha quindi concluso Montefiori “con l’obiettivo di promuovere, sostenere, coordinare e diffondere studi e ricerche di base e applicate nel settore dell’economia del farmaco, della salute e delle tecnologie sanitarie, a vantaggio di tutti quei soggetti chiamati a prendere decisioni in ambito socio-sanitario“.

I risultati (probanti) della sperimentazione hanno il merito di concorrere a sgombrare il campo del servizio farmaceutico dalla tentazione di prestare fede aprioristicamente a (presunte) verita assolute, come quella, ritenuta indiscutibile da molti politici e amministratori, che la distribuzione diretta “avrà anche i suoi difetti ma fa sicuramente risparmiare”. Le analisi di Aphec sulla sperimentazione ligure dimostrano l’esatto contrario e – senza per questo sostanziare a loro volta una nuova e opposta presunta verità assoluta – insegnano che in sanità (mondo complesso quanti altri mai) le decisioni nell’interesse generale dei cittadini possono essere prese soltanto avviando al termine di percorsi partecipati e trasparenti di confronto. Come, peraltro, è stato fatto nel caso di specie: l’assessore Viale, in una Regione orograficamente difficile come la Liguria, ha avuto il merito di voler verificare se costringere i cittadini ad affrontare code nelle farmacie ospedaliere o delle Asl, aperte pochi giorni a settimana e per poche ore, porducesse davvero tanti e tali di quei risparmi per le casse regionali da giustificare la scelta, o se invece non esistessero soluzioni alternative per assicurare il servizio farmaceutico, consentendo ai cittadini di ritirare almeno alcuni farmaci salvavita nella farmacia sotto casa, risparmiando tempo prezioso e anche denaro. Importante, al riguardo, è stato anche il ruolo di Federfarma Liguria, la cui presidente Elisabetta Borachia ha fin da subito avviato una produttiva interlocuzione e collaborazione con la titolare della sanità regionale.

“L’obiettivo comune era quello di andare incontro alle esigenze dei cittadini più fragili, affetti da patologie croniche o dimessi dall’ospedale, evitando in particolare a chi vive nelle località più disagiate del nostro entroterra di dover percorrere chilometri per reperire i farmaci presso le strutture sanitariespiega la presidente delle farmacie liguri. “Questo per garantire a tutti i pazienti che escono dall’ospedale, e non solo, un servizio di prossimità, possibilità che certamente le circa 600 farmacie presenti capillarmente sul territorio ligure possono assicurare”.

Da qui la  partecipazione alla definizione del progetto sperimentale di Dpc e il convinto impegno di tutte le farmacie aderenti, nella convizione di poter dimostrare che il servizio di prossimità reso dalle farmacie di comunità non solo favorisce oggettivamente l’accesso alle cure, ma lo fa in una  cornice economica che non solo non aumenta i costi, ma elimina gli sprechi, garantendo l’omogeneità delle tipologie di farmaci distribuiti e le modalità di erogazione degli stessi. “Eravamo certi che le nostre farmacie avrebbero assicurato con la più assoluta professionalità la dispensazione dei farmaci salvavita,  monitorandone il percorso e sapendo in ogni momento cosa va a chi, eliminando così ogni spreco. E sapevamo anche che in questo modo avremmo contribuito in modo concreto a utilizzare meglio le risorse e a garantire un servizio efficiente, efficace, puntuale e tempestivo ai cittadini, guardando anche alla sostenibilità del sistema”.

“Ci abbiamo creduto fin dall’inizio, insomma, nonostante le ingenerose accuse di chi ha sgangheratamente provato a spacciare il progetto sperimentale ligure sulla Dpc come  un regalo alla cosiddetta ‘lobby delle farmacie’, basandosi sull’infondato convincimento che la distribuzione dei farmaci sarebbe costata di più” continua Borachia, levandosi qualche sassolino dalla scarpa. “I risultati dell’analisi di Aphec dopo un anno di dispensazione sono lì, a disposizione di tutti, a dire chi aveva ragione e chi torto.  Per noi, però, non rappresentano una rivincita, ma solo una conferma di ciò che le farmacie di comunità, debitamente coinvolte e impiegate, possono fare per i cittadini e per il sistema sanitario regionale. La nostra soddisfazione nasce dall’aver partecipato a un progetto che ha finalmente riconosciuto alle farmacie pubbliche e private il loro ruolo di presidi di salute integrati nel sistema sanitario regionale,  permettendo anche di conseguire risultati importanti sia in termini di miglioramento della qualità del servizio ai cittadini sia in termini di risparmio. L’auspicio” conclude Borachia “è che si continui a camminare su questa strada”.