Efpia, 2,5 milioni di posti di lavoro Ue grazie a industria farmaceutica

 

Roma, 2 luglio – L’industria farmaceutica innovativa? È sicuramente uno dei settori produttivi con un impatto positivo sulla società, come ben dimostra l’esempio  dell’Europa, dove l’industria farmaceutica mantiene 2,5 milioni di posti di lavoro (quasi la metà, il 46%, donne)  e genera un valore aggiunto lordo di circa 206.000 milioni di euro all’anno, pari all’1,4% del Pil dell’Unione europea nel 2016. E questo senza considerare l’impatto benefico sulla salute dei cittadini:  i farmaci innovativi, secndo le stime, hanno permesso di “guadagnare” un  prolungamento di 2,5 milioni di anni di vita in condizioni di buona salute tra il 2007 e il 2017.

I dati arrivano dal report Economic and societal footprint of the pharmaceutical industry in Europe  (Rapporto di impatto sociale ed economico dell’industria farmaceutica in Europa),  elaborato da Efpia, la  Federazione europea delle industrie farmaceutiche, in collaborazione con PwC, una delle più autorevoli società di consulenza del mondo.

A sintetizzare  il senso e i contenuti del rapporto, rilasciato nello scorso mese di  giugno, ha provveduto Nathalie Moll, direttore generale di Efpia, affermando che che mentre “non c’è nulla di così importante come l’effetto di trasformazione di farmaci che scopre e sviluppa l’industria nella vita dei pazienti”, i dati  mettono in luce un altro aspetto molto importante, ovvero “il ruolo dell’industria farmaceutica come motore di crescita economica e come un attore chiave nella lotta dell’Europa contro la malattia”.

Il rapporto evidenzia come l’attività del settore farmaceutico si traduca in un aumento della produttività delle diverse economie dell’Unione europea pari a circa 27.000 milioni di euro all’anno (dati 2016), con effetti positivi anche in termini di risparmio sui costi sanitari, quantificati in 13.000 milioni di euro tra il 2007 e il 2017. Solo per quanto riguarda l’Italia, le analisi di PwC rilevano che il settore apporta un contributo significativo, sostenendo un totale di 26,7 miliardi di euro in valore aggiunto lordo e 289.000 posti di lavoro. Dati che corrispondono acirca l’1,6% del Pil totale e all’1,1% dell’occupazione:

Dal rapporto, che  mette a confronto l’impatto del settore farmaceutico con quello di altri settori produttivi,  emerge anche il ruolo di leader indiscusso dell’industria farmaceutica sia in termini di valore aggiunto annuo per dipendente (156.000 euro), sia per quanto riguarda l’occupazione femminile, con il già ricordato 46% della sua forza lavoro costituito da donne. Valori che, in entrambi i casi, sono ben al di sopra di altri settori manifatturieri.

Sarebbe però riduttivo considerare i dati del report solo dal versante economico, perchè i farmaci innovativi sviluppati dall’industria producono anche straordinari vantaggi in campo sanitario e sociale, che portano a “migliorare la vita di milioni di europei attraverso il suo contributo all’assistenza sanitaria e agli effetti sociali positivi associati al loro uso.”

Esempi probanti arrivano dalle terapie farmacologiche per il cancro al seno. Prima del 2005, molte pazienti con cancro al seno aggressivo avevano una ridotta possibilità di sopravvivenza, anche in ragione di una limitata disponibilità di trattamenti. Grazie agli sforzi in ricerca e sviluppo dell’industria, sono arrivate terapie molto più “precise” ed efficaci, che hanno  permesso di trattare con successo più di 500.000 tra il 2007 e il 2017, consentendo di  raggiungere un guadagno di 1,16 milioni di anni stili di vita sani in termini globali (2.12 anni per paziente).

Altra malattia che attesta il rilievo economico, sociale e sanitario dell’innovazione farmaceutica è l’Aids, la sindrome da immunodeficineza sostenuta dall’Hiv: grazie ai nuovi trattamenti antiretrovirali, i pazienti colpiti dalla malattia hanno guadagnato – sempre nel devcennio tra il 2007 e il 2017 –   7,4 anni di vita in condizioni di buona salute per paziente, corrispondenti a 775.000 anni di vita a livello europeo.

Il rapporto conclude sottolineando l’importanza di mantenere l’attuale modello di sistema di incentivi in ricerca e sviluppo e le norme a tutela e protezione della proprietà intellettuale, così che l’Europa possa continuare “a rafforzare l’innovazione e la promozione della crescita.”

Proprie gli incentivi all’innovazione, insieme alle procedure in grado di consentire l’accesso anticipato ai farmaci innovativi elencati, secondo una survey condotta da PwC in 18 paesi europei e inclusa nel rapporto, sono in cima alla lista dei fattori chiave per incoraggiare gli investimenti in ricerca biomedica e sviluppo da parte dell’industria.