Ema, Londra perde anche l’assegnazione di dossier a fini valutativi

Roma, 10 settembre – In materia di farmaci, il Regno Unito continua a perdere pezzi per effetto della Brexit: dopo l’addio alla sede dell’Ema (che dovrà lasciare Londra con tutti i suoi addetti e il suo plurimilionario indotto, per stabilirsi ad Amsterdam), gli inglesi sono anche stati esclusi  dalla valutazione di nuovi farmaci. L’agenzia regolatoria comunitaria ha infatti deciso di non stipulare più contratti con la Mhra, il corrispettico inglese della nostra Aifa, che fino all’anno scorso era la destinataria di almento il 20-3o% di quella parte di dossier che l’Ema, seguendo una  prassi concolidata, assegna alle agenzie nazionali  per l’immissione in commercio.

L’esclusione comporta anche che i contratti in essere tra Ema e Mhra verrano riassegnati all’agenzia di un altro Stato membro. La misura, penalizzante, era comunque nell’aria: se i contratti Ema-Mhra erano 114 nel 2016, anno del referendum sulla Brexit, l’anno successivo, a uscita dalla Ue decisa, erano già calati a 90. La prima conseguenza della decisione dell’agenzia europea è che il sistema sanitario britannico finirà inevitaiblmente per avere meno finanziamenti dalla Ue. Ma c’è chi sostiene (come Mike Thompson, chief executive ddella Mhra) che a rimetterci sarà anche l’Europa. “La rimozione della Mhra dal sistema approvativo europeo è una perdita per tutta l’Unione” ha detto il numero uno dell’agenzia inglese, che – ha ricordato – “cura quasi un terzo delle ispezioni”. 

Prevalgono però, lo scoramento e la preoccupazione per la decisione europea: “Il taglio impatterà severamente” commenta Martin McKee, della London school di igiene e medicina tropicale “sia sui budget sia  sulla capacità di Ema di attrarre profili qualificati. Potrebbe quindi profilarsi una competizione tra l’Agenzia europea dei medicinali e le autorità regolatorie britanniche, intenzionate ad accaparrarsi i migliori talenti europei nel settore”. In altre parole, la forza d’attrazione di Ema potrebbe anche “svuotare” di competenze ed expertise l’agenzia inglese, “rubando” i suoi migliori elementi.

L’Ema sorvola sulle polemiche, limitandosi a spiegare che la decisione di escludere Londra dalla valutazione dei nuovi farmaci è dovuta solo al fatto che, al momento, non esiste alcuna garanzia che il Regno Unito continuerà a lavorare e collaborare con i Paesi Ue nel settore farmaceutico dopo il marzo 2019. Inevitabile, dunque, almeno fino a quanto non saranno chiaramente regolati i futuri rapporti tra UK e comunità europea.