Emergenza Genova, meno disagi ai cittadini da salvavita in farmacia

Roma, 7 settembre –  Se mai servisse un ulteriore dimostrazione del significato e del valore del radicamento capillare delle farmacie nel territorio nazionale e di cosa voglia dire per i cittadini accedere al farmaco senza essere costretti a lunghe e penose peregrinazioni, basterebbe guardare alla Genova post 14 agosto, data del disastroso crollo del viadotto Morandi, che non solo ha provocato la morte di 43 persone, ma ha letteralmente spezzato in due una città, con conseguenze drammatiche sulla vita quotidiana di decine di migliaia di cittadini.

Tra i più penalizzati, ci sono ovviamente i residenti nei quartieri e nei comuni della città metropolitana maggiormente interessati dai disagi legati al crollo del viadotto autostradale. Per i quali sarebbe stata un’impresa ai limiti del possibile dover  raggiungere le farmacie ospedaliere e i centri Asl per rifornirsi dei farmaci necessari per le loro terapie. Questi cittadini – oltre 44 mila,  secondo i dati rilevati e resi noti dopo un monitoraggio effettuato da Alisa (l’Azienda sanitaria della Liguria) e Asl3 Genova – possono però ritirare quesi farmaci direttamente nelle farmacie più vicine a casa, nell’ambito delle misure subito adottate dal Servizio sanitario regionale per far fornte all’emergenza determinata dalla tragedia del 14 agosto.

“Solo in Valpolcevera” spiega la vicepresidente della Regione Liguria Sonia Viale (nella foto), che ha anche la delega alla Sanità, ripresa oggi dalla stampa locale “ci sono più di 6.100 pazienti residenti che, grazie a questo servizio avviato il 1° marzo scorso, non devono più recarsi presso le farmacie ospedaliere ma trovano il farmaco di cui hanno bisogno nella farmacia vicina a casa”.

“Si tratta di una misura che va incontro alle esigenze dei cittadini” aggiunge Viale “ancora di più in questa fase di emergenza legata al crollo del ponte autostradale”.

“Spero che anche gli ultimi degli scettici abbiano finalmente capito che l’accordo stipulato con la Regione per riportare in farmacia, con la distribuzione per conto, anche i farmaci più importanti prima confinati nella riserva indiana della distribuzione diretta, è una scelta che non ha altro significato che quello di andare incontro esigenze dei cittadini più fragili” commenta  Elisabetta Borachiapresidente di Federfarma Liguria. “Chi si è incomprensibilmente scagliato contro l’accordo dovrebbe chiedersi cosa sarebbe successo se, dopo il crollo del ponte, i cittadini più bisognosi – anziani, malti cronici, pazienti appena dimessi dagli ospedali – avessero dovuto percorrere chissà quanti chilometri in più solo per poter ritirare presso le strutture sanitarie quei farmaci che invece, grazie all’intesa stipulata con la Regione, oggi trovano nella farmacia sotto casa”.

“E’ del tutto evidente che le critiche all’accordo Regione-farmacie non avevano altre motivazioni che quelle della strumentalità politica” insiste Borachia, evidentemente decisa a levarsi qualche sassolino dalle scarpe. “Il problema è che a declinare tutto in politichese stretto, preoccupandosi in via esclusiva delle tattiche e delle strategie per conservare o riconquistare il potere, si finiscono per perdere di vista i problemi e i bisogni dei cittadini. Che sono l’unica realtà alla quale la buona politica dovrebbe guardare”.

Almeno a qualcuno di quei problemi e quei bisogni, spiega la presidente di Federfarma Liguria, l’accordo regionale sulla Dpc ha dato una risposta concreta e, oltre tutto, lo ha fatto in una cornice economica che non solo non aumenta i costi, ma elimina gli sprechi, garantendo l’omogeneità delle tipologie di farmaci distribuiti e le modalità di erogazione degli stessi. “Un fattore decisivo che consentirà sempre cosa va a chi, eliminando ogni spreco”  ribadisce Borachia “e che permetterà di utilizzare meglio le risorse e dare un servizio efficiente, efficace, puntuale e tempestivo ai cittadini, guardando anche alla sostenibilità del sistema”.