Eurostat, in salute il mercato dei farmaci Ue, export prevale su import

Roma, 12 settembre – Continua a sprizzare salute l’import-export dei farmaci nei Paesi dell’Unione europea, in crescita costante negli ultimi 15 anni. A rilevarlo è un rapporto Eurostat, che registra l’aumento progressivo, tra il 2002 e il 2017, di importazioni ed esportazioni di farmaci e prodotti farmaceutici, fino a raggiungere lo scorso anno le rimarchevoli cifre, rispettivamente, di 156 miliardi e 77 miliardi di euro. La crescita media annua, nel periodo considerato, è stata del 6,5% per l’export e del 5,6% per l’import. 

Ciliegina sulla torta, il saldo sempre più positivo della bilancia commerciale, dovuto più marcato aumento delle esportazioni rispetto all’export: se nel 2002 l’avanzo era di 22 miliardi, nel 2017 ha raggiunto la quota record di 80 miliardi di euro.

Gli scambi commerciali più intensi, in entrata e in uscita, restano quelli con gli USA, che assorbono il 31% del totale delle esportazioni di farmaci Ue, seguiti da Svizzera (13%) e ina (6%). Ma gli States sono anche protagonisti del mercato dell’importazione, del quale detengono il 40% delle quote, tallonati solo dalla Svizzera (34%) e staccando di molte lunghezze il terzo classificato, Israele (5%).

Anche l’Italia concorre al saldo positivo della bilancia commerciale europea in materia di farmaci: il nostro Paese ha registrato nel 2017 un export superiore, sia pure di poco, ai 10 miliardi di euro, importando medicine per 7,7 miliardi, con un avanzo complessivo di 2,3 miliardi circa, a conferma del crescente ruolo internazionale del nostro settore farmaceutico. I dati Eurostat, però, evidenziano come la locomotiva del treno è ancora la Germania, che nel 2017 ha esportato farmaci in Paesi extra Ue  per 40 miliardi di euro. Buone anche le performance in uscita di Belgio (20 miliardi) e Irlanda (18). I tedeschi guidano anche la classifica dell’importa, acquistando farmaci al di fuori dell’Unione per 14 miliardi, seguiti da vicino ancora dal Belgio (!3 mliardi) e dai Paesi bassi (11). E sempre la Germania è stato il principale Paese importatore, con 14 miliardi di euro, seguito da Belgio (13 miliardi) e Paesi Bassi (11 miliardi).