Farmacap, confronto sindacati-capigruppo il 26 luglio in Campidoglio

Roma, 24 luglio – Trasformazione di Farmacap in società di capitali, con la costituzione di una società di sole farmacie e l’eliminazione del ramo sociale, il tutto ovviamente finalizzato a creare le precondizioni necessarie a mettere sul mercato gli esercizi farmaceutici dell’azienda. Queste le “indicazioni” che – secondo un  comunicato diffuso ieri dalla Rsa aziendale di Farmacap – il commissario straordinario Angelo Stefanori (“dimissionario da sei mesi ma sempre al comando da dietro le quinte”, scrivono i sindacati) avrebbe fatto pervenire alla sindaca Virginia Raggi e alla sua Giunta.

La relazione non sorprende nei contenuti, osservano le sigle sindacali, ma risulta fortemente sospetta nella tempistica, visto che arriva subito dopo l’affollato presidio organizzato dai dipendenti Farmacap davanti al Campidoglio lo scorso 18 luglio (cfr. RIFday del 20 luglio) e appena prima dell’incontro con i capigruppo capitolini che – anche in ragione di quella iniziativa di protesta  – le organizzazioni sindacali sono riuscite a ottenere per un confronto di merito sullo stato e le prospettive dell’azienda speciale e, in particolare, per avere risposte “alle tante incertezze, a partire dalla nomina del nuovo CdA”. L’incontro è stato fissato il 26 luglio nella Sala del Carroccio in Campidoglio.
I sindacati non mancano di osservare come le indicazioni della relazione inviata da Stefanori confliggano con i contenuti della mozione n. 45 del 7 maggio, approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, che chiede di andare in tutt’altra direzione, con il rilancio e il potenziamento dell’Azienda Farma-Socio-Sanitaria”. 
“Sembrerebbe tanto una comunicazione ad orologeria, per fermare un percorso che si direbbe andare in direzione opposta alla privatizzazione-ristrutturazione prospettata in una tale comunicazione” scrivono i sindacati, dando corpo al sospetto che l’iniziativa altro non sia che la conferma di un disegno perseguito da tempo e portato avanti “dalla inconcludenza del commissariamento”, ovvero quello di “svendere un’azienda auspicabilmente moribonda ad interessi privati”
Sempre a proposito di iniziative a orologeria, i sindacati denunciano anche che, all’indomani della manifestazione del 18 luglio, sarebbe arrivata all’ufficio del personale la richiesta di “individuare quali lavoratrici/ori abbiano aderito al presidio e quali farmacie abbiano chiuso. Una schedatura? Sicuramente metodi inquietanti che denunciamo con indignazione”.
“Il prossimo 26 luglio saremo all’incontro previsto in Campidoglio con una rappresentanza sindacale” concludono le sigle sindacali “e chiederemo conto anche di questa ‘relazione’ inviata, che indicherebbe la privatizzazione come strada maestra (per i profitti di interessi privati però, non per la cittadinanza)”.

Ben diversa, inevitabilmente, la lettura del commissario Stefanori, che conferma l’invio di una nota (non indirizzata alla sindaca, ma all’assessore al Bilancio e al Coordinamento strategico delle Partecipate), datata 18 luglio (dunque in concomitanza con il presidio sindacale in Campidoglio) con
il fine esclusivo di contribuire con una serie di considerazioni alle riflessioni di chi, all’interno dell’amministrazione,  dovrà adottare i necessari
provvedimenti su Farmacap.
“Mi sono limitato a fare la fotografia della situazione, indicando l’esatta posizione di Farmacap nell’ambito normativo e regolamentare in vigore” spiega Stefanori al nostro giornale, ammettendo di avere in effetti anche formulato – alla luce della reale situazione dell’azienda – qualche suggerimento per il futuro: “Ho anch’io, di necessità, le mie posizioni sulla vicenda Farmacap e non si capisce perché per me non debba valere la libertà di espressione garantita dalla Costituzione” afferma al riguardo il commissario dimissionario.

Per il quale i comunicati diffusi con dovizia dal sindacato non potranno in alcun modo cambiare il dato di realtà:  soprattutto per effetto del peso economico dei servizi sociali effettuati dall’Azienda, ma anche per la ferrea resistenza di alcune sigle sindacali alla riorganizzazione degli uffici necessaria per un impiego utile e produttivo di tutte le risorse dell’azienda, la situazione di squilibrio  economico-finanziario è diventata strutturale. E non riconoscere che i problemi hanno radici lontane e profonde, attribuendone le responsabilità con improvvido semplicismo al “cattivo” di turno (nel caso di specie il commissariamento) significa, a giudizio di Stefanori, non avere nessuna reale voglia di risolverli, quei problemi.

“La verità è che da tempo, consapevolmente o per ignavia, sono in molti  a concorrere all’eutanasia delle farmacie comunali romane” afferma ancora Stefanori. “E con la nota inviata qualche giorno fa all’assessore al Bilancio ho voluto semplicemente ripercorrere cronologicamente e analiticamente il percorso che ha portato Farmacap ad arrivare al drammatico bivio in cui si trova, ritenendo necessario lasciare traccia di quello che è accaduto e ancora sta accadendo. Forse” continua il commissario “a  qualcuno dà fastidio proprio questo: vedere che c’è chi mette nero su bianco narrazioni della vicenda Farmacap diverse dallo schema, comodo ma fasullo, per il quale tutte le colpe stanno da una parte e le virtù dall’altra. Uno schema che ovviamente tralascia di raccontare, solo per fare l’ultimo degli esempi, di come uno sciopero venga camuffato da assemblea generale, per garantire a chi vi prende parte di essere pagato lo stesso”.