Farmacie comunali, nel mercato con le logiche dell’economia sociale

Roma, 10 dicembre – Quali sono le innovazioni che la farmacia comunale italiana dovrà adottare per rimanere se stessa anche in futuro, per salvaguardare cioè quella sua anima tanto sanitaria quanto di mercato? È la domanda cui ha cercato di rispondere la III Giornata nazionale delle farmacie comunali, svoltasi venerdì scorso a Napoli.

Proprio il capoluogo campano ha offerto il primo spunto di discussione ai lavori: la Campania sta infatti progressivamente uniformando i sistemi di distribuzione per conto su tutto il territorio regionale e sta sperimentando un innovativo progetto di de-ospedalizzazione, posizionandosi  – come ha ricordato Domenico Della Gatta, amministratore delegato di Inco.Farma, società presente con ventidue farmacie comunali in tutta la Campania, “come laboratorio nazionale su questi due temi cruciali per la farmacia”.

L’ineludibilità del processo di deospedalizzazione con il conseguemento spostamento delle terapie sul territorio è stato anche il focus dell’intervento del vice-segretario organizzativo di Snami Gennaro Caiffa,  per il necesssario sviluppo delle cure nella prossimità non può prescindere da una più stretta alleanza e una maggiore collaborazione tra il medico di medicina generale e il farmacista di comunità, indispesabili per raggiungere l’obiettivo di una maggiore appropriatezza e adesione alle terapie da parte degli assistiti.

Posizione ripresa con forza nel suo intervento dal direttore generale di Drug&Health Nello Martini, secondo il quale la partecipazione del farmacista ai team di assistenza domiciliare integrata sarà una vera e propria condizione di sopravvivenza per la farmacia italiana: “Il farmacista deve recuperare uno spazio di lavoro non replicabile da altri professionisti ed essere remunerato per questo suo unicum” ha affermato Martini, per concludere che  “ogni altra soluzione alternativa è una battaglia di pura retroguardia”.

Il secondo versante tematico dell’incontro, quello del mercato, è stato affrontato dall’intervento di Paolo di Cesare di Nativa, secondo una prospettiva suggestiva: performance aziendali con ricadute socialmente positive come il rispetto dell’ambiente, delle comunità locali o dei diritti dei lavoratori, rafforzano la credibilità aziendale presso i suoi pubblici di riferimento, producendo così riverberi positivi sui suoi bilanci, nello spirito e nella logica dell’economia sociale. Produrre benefit socio-economici diffusi è condizione essenziale per stabilizzare la redditività aziendale, questa la tesi del co-fondatore della prima società benefit d’Europa.

Una prospettiva, questa, nella quale le farmacie comunali italiane si riconoscono da tempo e che hanno iniziato a rendere concreta. Il primo caso, è quello delle Farmacie comunali Afam di Firenze, divenute società benefit nel marzo scorso (cfr. RIFday del 21 marzo) e presenti a Napoli col loro presidente Massimo Mercati: “Ci siamo chiesti quale sarà il valore competitivo delle farmacie comunali tra dieci anni” ha detto Mercati. “La nostra risposta è stata quella di un rapporto di fiducia col cittadino. È questo che in futuro genererà redditività”.

“L’incontro di Napoli, al quale hanno partecipato numerose nostre associate” ha tirato le somme Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm (nella foto) “conferma la capacità delle farmacie comunali italiane di produrre pensiero innovativo al passo con le migliori esperienze europee. La sfida del nostro mondo è certamente quella di essere tanto soggetti di mercato quanto parte del Servizio sanitario nazionale, producendo valore aggiunto per quest’ultimo e un servizio di alta qualità sociale per le comunità locali”.