Farmacie e gestione cronici, parte in Toscana il Progetto Adhere

Roma, 30 novembre – Una recente analisi di Iqvia ha rilevato che solo il 41% dei pazienti affetti da una patologia cronica è in cura e che l’aderenza media alla terapia non supera il 45%. Una combinazione letale, che si combina a un processo di presa in carico dei pazienti non ottimizzato,  producendo ogni anno circa 11 miliardi di spesa sanitaria aggiuntiva a livello nazionale. Una cifra da brividi, più del doppio dei cinque miliardi che  (almeno secondo i calcoli del Governo) costerebbe la controversa riforma della legge Fornero con il meccanismo della “quota cento”.

Una vera montagna di soldi, dunque, da rubricare alla voce “spreco evitabile” e che perciò deve essere assolutamente ridotta, se non proprio spianata, non solo per recuperare risorse fondamentali per la sostenibilità del sistema sanitario pubblico, ma anche per migliorare la qualità delle cure.

Proprio in direzione di questo obiettivo si muove il Progetto Adhere,  progetto sperimentale che si deve all’iniziativa di Enrico Desideri (nella foto), direttore della Azienda Usl Toscana Sud Est ed è realizzato con la fondamentale collaborazione di Fofi, Federfarma e Assofarm e con il supporto della Fondazione ReS di Nello Martini, presentato in occasione del el 13° Forum Risk Management in Sanità che si conclude oggi a Firenze.

“Si tratta di uno studio multicentrico triennale inteso a valutare in modo scientifico il ruolo del farmacistanel miglioramento dell’aderenza terapeutica” spiega Andrea Mandelli, presidente della Fofi “puntando sull’importanza della sua professionalità, capillarità sul territorio e nel frequente contatto con i pazienti”.

Il progetto Adhere nasce dalla necessità di incrementare l’aderenza terapeutica e dalla valutazione dei dati relativi alla spesa della sanità, temi strettamente connessi tra loro. Dall’aumento dell’aderenza terapeutica consegue infatti una maggiore efficacia della terapia e una drastica riduzione dei costi in quanto, ad esempio, diminuiscono i ricoveri, gli accessi al pronto soccorso, le complicanze.

“Per il futuro, la vera sfida della Sanità è la cronicità: in Italia i malati cronici sono 24 milioni e assorbono oltre l’80% delle risorse economiche” – ha spiegato Desideri, che è anche il direttore scientifico del progetto. “Occorre quindi un modello, come quello delle Reti cliniche integrate e strutturate, sperimentato per la prima volta nella Toscana Sud Est, in cui il farmacista, insieme al medico di medicina generale e allo specialista, sia parte integrante di una gestione proattiva, prossima, partecipata, personalizzata e attenta alla prevenzione”.

“Si tratta di un modello che garantisce la massima attenzione alle specifiche esigenze del malato, riducendo i tempi d’attesa, l’ospedalizzazione, le spese per la diagnostica e gli accessi inappropriati al pronto soccorso” ha aggiunto Desideri. “Abbiamo scelto due patologie ad alto rischio di complicazioni, cioè lo scompenso cardiaco e la Bpco. L’obiettivo è dimostrare che, attraverso il modello delle Reti cliniche integrate e strutturate, che hanno nel farmacista di comunità uno dei protagonisti, aumentiamo rispettivamente del 25% e del 35% la copertura terapeutica. Crediamo infatti che oggi ci sia la necessità di nuovi modelli organizzativi e visioni: quelli attuali sono ormai vecchi di 20 anni”.

“La sanità italiana spende 11 miliardi l’anno per la mancata aderenza terapeutica dei pazienti cronici” ha ricordato Nello Martini. “Il dato si può spiegare, per esempio, con il fatto che solo il 55,1% degli ipertesi assume il trattamento antipertensivo con continuità. Recenti studi osservazionali dimostrano inoltre che quasi il 50% dei pazienti in trattamento con antidepressivi sospende la cura nei primi tre mesi di terapia ed oltre il 70% nei primi 6 mesi. I dati provenienti dai database amministrativi delle ASL mostrano che nel 2012 la percentuale di pazienti diabetici aderenti al trattamento è stata pari al 62,1%. Bassi livelli di aderenza al trattamento (34,3%) si registrano anche per l’asma e la bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (Bpco)”.

Per Marco Nocentini Mungai, presidente del sindato regionale toscano dei titolari di farmacia, intervenuto in rappresentanza del presidente nazionale di Federfarma Marco Cossolo, “il progetto Adhere  costituisce un esempio concreto di farmacia che eroga nuove prestazioni di alto valore sociale e sanitario, fa  prevenzione e monitoraggio dei pazienti cronici”, confermando così il ruolo fondamentale che questo presidio di salute esercita nell’assistenza di prossimità.

Francesco Schito, segretario  nazionale di Assofarm, insieme alla valenza sociale (chi meno accede alle terapie sono infatti proprio le fasce meno abbienti) sottolinea la valenza scientifica del progetto, requisito che, afferma Schito,  “ne permetterà la messa a sistema e la replicabilità in altre Regioni”.

L’aderenza alla terapia è un aspetto essenziale per garantire l’efficacia delle cure e la riduzione dei costi sostenuti dal sistema sanitario pubblico. E in questo contesto il farmacista insieme al medico può avere un ruolo significativo permettendo la riduzione degli accessi al pronto soccorso e dei ricoveri ospedalieri.