Farmacista, professione da valorizzare, se ne è parlato a Roma

Roma, 11 giugno – Quella del farmacista è una figura da sempre punto di riferimento dei cittadini, ma la sua identità negli ultimi anni ha finito per sfocarsi e opacizzarsi, nella percezione collettiva di larghi strati dell’opinione pubblica, che non percepiscono più in modo corretto il ruolo e la funzione di questi professionisti sanitari di prossimità. Questo il tema affrontata qualche giorno fa a Roma nel convegno Professione farmacista: mondo accademico e ordine professionale a confronto,  tenutosi al Nobile Collegio Chimico Farmaceutico ai Fori Imperiali.

Promosso e organizzato da Rossana Matera, l’appuntamento ha visto la partecipazione del presidente del Nobile collegio chimico farmaceutico, Giuseppe Perroni, dei vertici dell’Ordine dei farmacisti di Roma (il presidente Emilio Croce, il vicepresidente Giuseppe Guaglianone e il segretario Nunzio Giuseppe Nicotra), del direttore del Dipartimento di chimica e tecnologia del farmaco dell’Università Sapienza, Bruno Botta, di Carlotta Marianecci,  del Settore Farmaceutico teconologico applicativo dello stesso ateneo,  della giornalista esperta in sanità Marialuisa Roscino e dell’avvocato Alessandro Diotallevi. In platea, tra gli altri, il consigliere regionale del Lazio, Antonio Aurigemma (Forza Italia), oltre a diversi rappresentanti del mondo delle farmacie e delle parafarmacie.

Quando si parla di farmacisti, quasi sempre, si pensa solo alla farmacia, intesa come luogo fisico di esercizio dell’attività di vendita di farmaci e presidi sanitari” ha affermato la promotrice del convegno Rossana Matera, convinta della necessità di guardare anche ad altri sbocchi professionali e annunciando un impegno associativo in questa direzione. “Costituiremo un’associazione che si troverà al centro di un grande network di contatti con diverse realtà aziendali, al fine di favorire l’ampliamento degli sbocchi professionali. Raramente si parla di farmacisti, in quanto tali, indipendentemente dal fatto che siano proprietari o meno di una farmacia. Questo equivoco ha senza dubbio radicato una visione della professione del farmacista che ormai non risponde più alla realtà del settore”.

Per questo, secondo Matera,  occorre una riforma che, attraverso anche un intervento istituzionale e con la collaborazione del mondo accademico, possa portare a una nuova considerazione della professionalità del farmacista, sviluppando la direzione imboccata nel 2009 con la legge sulla “farmacia dei servizi”, alla  quale occorre dare finalmente seguito. Una nuova farmacia multifunzionale,  presidio del Servizio sanitario nazionale sul territorio, può costituire a giudizio di Matera  “un valido presidio della rete extraospedaliera ed essere attiva in molteplici campi di attività dando così spazio e opportunità alle nuove leve della professione”.

Croce, per comprendere le criticità del presente, ha fatto un breve exscursus nel passato, ricordando l’evoluzione-rivoluzione  attraversata dalla farmacia nel secolo scorso, con il passaggio da “officina dei medicamenti” a presidio della rete di sanità pubblica sul territorio, identità e funzione che si sono precisati meglio dopo l’istituzione, alla fine degli anni ’70 del secolo scorso, del servizio sanitario nazionale. Da lì in poi,  le prerogative della farmacia – prezzo fisso, monopolio del farmaco, pianta organica eccetera – hanno cominciato a subire un lento processo di erosione, via via velocizzatosi dopo il passaggio di millennio: Le tappe più significative ricordate da Croce sono la legge 405 del 2001, che di fatto ha portato fuori dalla farmacia la distribuzione dei medicinali, affidandola anche alle Asl e agli ospedali. Quindi la picconata alla certezza del prezzo fisso su tutto il territorio nazionale inferta dall’introduzione della possibilità di fare sconti sui farmaci introdotta nel 2005 dall’allora ministro della Salute Francesco Storace e, a stretto giro, la fuoriuscita dalla farmacia, dopo il farmaco, anche del farmacista dispensatore, con la nascita delle parafarmacie voluta dalle “lenzuolate” di Pierluigi Bersani del 2006. Da ultimo, la legge sulla concorrenza dell’agosto 2017 ha demolito anche la prerogativa dell’inscindibilità e specificità del binomio farmacia-farmacista, consentendo al capitale di accedere alla proprietà degli esercizi farmaceutici e aprendo così la porta alla costituzione di catene. “Comprensibile che, con questi rivolgimenti, ci troviamo oggi nella necessità di riposizionare sia la farmacia sia la figura professionale del farmacista” ha detto Croce, per il quale la direttrice obbligata su cui muoversi resta comunqe quella di stressare il ruolo e la funzione di presidio di salute territoriale delle farmacie di comunità, “un presidio dove il cittadino deve poter accedere non solo al farmaco ma anche a una serie di  servizi e prestazioni sanitari.”

Un percorso che però – come attesta il decennio già intercorso dalla legge del 2009 fino a oggi –  è stato fin qui lento e non si annuncia davvero di semplice attuazione, anche perché passa attraverso due snodi delicati, quello di una ridefinizione dei rapporti con il Ssn, attraverso la stipula di una nuova convenzione, e quello di una necessaria riforma della remunerazione. “Ma, ancora prima, c’è la necessità di mettere mano anche percorso formativo del farmacista moderno, e in questo senso da tempo il nostro Ordine ha avviato un confronto intenso con le università della Capitale, in partioclare la Sapienza”, ha concluso Croce.

Un tema, quello  della formazione – non solo quella universitaria, ma anche quella continua – ripreso anche dal vice presidente dell’Ordine Guaglianone, che ha ribadito la necessità di intensificare i programmi di aggiornamento tra gli iscritti all’Albo: “Quello che ci definisce è la specificità delle nostra competenze e dei nostri saperi” ha detto al riguardo Guaglianone. “Sono queste le cpietre d’angolo della nostra competitività nel mercato del lavoro. Ed è su di esse che dobbiamo costruire il nostro futuro”.

Alla dimensione professionale costruita attraverso il cursus studiorm e l’aggiornamento ha fatto riferimento anche il segretario dell’Ordine Nicotra, che ha esordito con una voluta provocazione:  “Dobbiamo decidere se siamo commericanti o professionisti: negli ultimi anni” ha spiegato il segretario dell’Ordine, che è anche responsabile sindacale Uiltucs per le farmacie pubbliche e private “abbiamo di fatto subìto, anche per colpa nostra, un processo di deprofessionalizzazione, tanto che il nostro ruolo sembra essere relegato quello del commesso venditore, fatto che condiziona e mette a rischio l’indipendenza del nostro ruolo sanitario. Dobbiamo uscire da quest’angolo, utilizzando ogni leva, compreso il rinnovo del Ccnl dei dipendenti delle farmacie, per il quale le trattative sono molto laboriose e faticose”.

Ma tra le leve del cambiamento, come peraltro ricordato da Croce e Guaglianone,  c’è anche il corso di laurea e la sua riforma, come ha ribadito il prof. Botta, insistendo in particolar sullanecessità di individuare contenuti di qualità congruenti con lo sviluppo di una professione che parte sempre dal farmacao ma che al farmaco più non si ferma.  E questo, come ha poi suggerito la sua collega di università Marianecci, “anche per trovare nuovi spunti di occupazione, convinti come siamo che il farmacista possa ricoprire diversi ruoli all’interno del Servizio sanitario nazionale”.

L’avvocato Diotallevi ha voluto sottolineare la necessità di guardare anche, nel percorso di riforma della professione,  alle altre categorie professionali della sanità, mentre la giornalista scientifica Marialuisa Roscino ha evidenziato la necessità “. di una profonda riflessione sull’attuale condizione lavorativa che il farmacista vive, con oggettive difficoltà di far valere il proprio ruolo professionale sanitario”, sostenendo la necessità di investire in comunicazione e informazione con l’obiettivo di stressare la natura, il ruolo e la funzione propri del farmacista,  che sono quelli di un professionista della salute, non quelli di un operatore  commerciale. “Perché il farmaco dispensato dal  farmacista” ha cncluso Roscino “non è un prodotto commerciale ma un medicinale”.