Farmacologo clinico, anche Fofi e Sifo dicono no alla pdl Ianaro

Roma, 1 luglio – Dopo la dura presa di posizione di Roberta Di Turi  e Giangiuseppe Console, rispettivamente segretario generale e presidente di Fassid Area SiNaFO, autori di un articolo estremamente critico sul tema pubblicato da Quotidianosanità.it,  e l’analogo pollice verso espresso dagli specializzandi in Farmacia ospedaliera e dalla Sifact, la Società italiana di Farmacia clinica e terapia, anche la Fofi e la Sifo si sono unite al coro delle critiche che hanno sommerso la proposta di legge della deputata M5s Angela Ianaro (nella foto), concernente l’istituzione sperimentale (per tre anni) di ”centri operativi e gestionali del farmaco presso le strutture sanitarie pubbliche” costituiti da farmacologi clinici  con oneri a carico dello Stato pari a 30 milioni di euro.  Il rilievo critico generalizzato e condiviso è che i centri oggetto della pdl altro non sarebbero che un’inutile superfetazione, dal momento che i compiti attribuiti ai farmacologi clinici altro non sarebbero che gli stessi che già svolgono i farmacisti delle farmacie ospedaliere, ovvero fornire consulenze farmacologiche e terapeutiche relative ai singoli pazienti agli altri professionisti sanitari, garantire l’interpretazione del monitoraggio terapeutico dei farmaci, promuovere la valutazione della loro efficacia e sicurezza, intervenire a supporto dell’appropriatezza terapeutica e della compliance ae via elencando.

Fofi e Sifo ribadiscono appunto che si tratta di funzioni già svolte quotidianamente dalla farmacia ospedaliera e dai farmacisti specializzati che operano al suo interno.  I farmacisti ospedalieri non solo vantano un percorso formativo post-laurea specifico e completo, che comprende ovviamente anche la farmacologia, ma sono impegnati da anni  in una fruttuosa attività di ricerca e sperimentazione, che ha trovato espressione anche in iniziative come il programma  Il Farmacista di Dipartimento quale strumento per la prevenzione degli errori in terapia e I’implementazione delle politiche di governo clinico in ambito oncologico, organizzato dal ministero della Salute nel 2010 in collaborazione con Fofi, Sifo, Aiom ed Eahp. E, al riguardo, viene rilevato che molti dei contenuti di quell’iniziativa sono ampiamente ripresi dalla proposta Ianaro, senza peraltro nessuna espressa citazione.

“Riteniamo che questa proposta di legge sia gravemente viziata dalla scarsa conoscenza di questo settore” afferma la presidente della Sifo Simona Serao Creazzola, “sia per quanto riguarda i compiti affidati alla farmacia ospedaliera già con la Legge 475 del 1968, sia per le problematiche organizzative delle strutture ospedaliere, dove l’attribuzione delle stesse responsabilità e competenze a figure diverse non può che creare confusione e, di conseguenza, diminuire qualità e sicurezza delle cure accentuando quel rischio clinico che il Progetto di legge dice di voler ridurre. Non è certo un servizio reso al cittadino/paziente”.

Sulla stessa linea il commento del presidente della Fofi Andrea Mandelli, per il quale la “presunta innovazione”  che vorrebbe introdurre la pdl Ianaro “va nella direzione opposta a quella da tempo imboccata in Europa e Oltreoceano, dove il farmacista è sempre più presente a supporto del medico, nell’ospedale e nel territorio. La Federazione, fin dal suo Documento sulla professione del 2006, ha sempre sostenuto un’evoluzione del ruolo del farmacista, ma nel pieno rispetto delle competenze degli altri attori del processo di cura. Consideriamo pertanto la Proposta di legge gravemente lesiva delle prerogative della professione del farmacista e, in particolare, della competenza e del ruolo dei Farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali”.

“Sarebbe ora, invece” conclude Mandelli “che le poche risorse economiche disponibili venissero utilmente destinate per superare l’assenza per i farmacisti specializzandi di un trattamento economico e contributivo, a differenza di quelli dell’area medica, e a istituire la figura del Farmacista di Dipartimento, che certamente può concorrere al necessario ammodernamento del sistemi di governance sanitaria”.