Farmindustria: Manovra 2019, settore farmaci a rischio precipizio

Roma, 15 gennaio – Sulla scia dell’allarme Istat, che per il mese di novembre 2018 ha rilevato un crollo della produzione industriale, si rincorrono reazioni di preoccupazione dal mondo produttivo. La stima, pubblicata dall’Istituto, ha evidenziato una diminuzione della produzione dell’1,6% rispetto ad ottobre. Una flessione riflessa anche sul dato relativo alla media del trimestre (settembre-ottobre 2018), durante il quale l’asticella della produzione è scesa dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

Tra le reazioni preoccupate, emerge quella di Farmindustria: “Il dato sulla produzione industriale relativo al nostro settore è ancora positivo e conferma il valore della farmaceutica italiana” è il commento del  presidente Massimo Scaccabarozzi (nella foto) raccolto e diffuso da AdnKronos. “Ma anche noi cominciamo a calare: nel primo semestre del 2018 la produzione industriale di medicinali aveva fatto segnare un +5%, a novembre +3%. Anche il dato del mese è positivo (+1,3%), ma il quadro è molto preoccupante: noi stiamo ancora tirando, ma siamo sull’orlo del precipizio”.
A novembre 2018, l’Istat stima una diminuzione dell’indice destagionalizzato della produzione industriale dell’1,6% rispetto a ottobre. Nella media del trimestre settembre–novembre 2018 il livello della produzione registra una flessione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Corretto per gli effetti di calendario, sempre a novembre, l’indice è diminuito in termini tendenziali del 2,6% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2017). Nella media dei primi undici mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,2% rispetto all’anno precedente.  Mentre si osservano diminuzioni rilevanti per i beni intermedi (-5,3%), per l’energia (-4,2%) e, in misura più contenuta, per i beni strumentali (-2,0%), si registra una moderata crescita tendenziale si registra solo olo per i beni di consumo (+0,7%):  I settori di attività economica con variazioni tendenziali positive sono le industrie alimentari, bevande e tabacco (+2,7%), la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+1,3%) e le altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%).

“Speriamo  che la nuova governance farmaceutica non ci dia la spinta finale verso il basso” dichiara ancora Scaccabarozzi ad AdnKronos. “Noi, infatti, oltre che di manovre finanziare viviamo di manovre collaterali, e quella presentata dal ministero della Salute qualche settimana fa speriamo venga discussa con il settore, altrimenti c’è il concreto rischio che anche il nostro comparto arrivi a segnare una percentuale negativa, dopo almeno 5 anni di crescita continua”.

“Abbiamo fatto da traino alla ripresa del Paese e, con la nostra crescita, abbiamo contribuito fortemente alla sua uscita dalla crisi economica e all’affermazione dell’Italia come primo produttore di medicinali in Europa” continua ancora il presidente di Farmindustria. “Adesso questi dati, pur essendo in controtendenza con il settore industriale in generale, non sono più sui livelli che avevamo prima. E questo primato è a rischio”. 
Ma se alle conseguenze negative della manovra economica seguissero quelle dovute alla nuova governance di settore, con l’introduzione del principio dell’equivalenza terapeutica fra farmaci e una revisione del prontuario che a criteri di scientificità anteponesse scelte di economicità, i richi per le aziende del farmaco crescerebbero moltissimo. “Se verrà applicata l’equivalenza terapeutica”  spiega Scaccabarozzi “non solo non si otterranno i due miliardi di risparmi ipotizzati, dato che il 90% della spesa farmaceutica territoriale è già a brevetto scaduto, ma si potrebbe rischiare di distruggere un’industria. Se non avremo più la possibilità di vendere i nostri prodotti allo Stato, che è il nostro unico compratore” conclude il presidente degli industriali “la produzione calerà molto e questo mi preoccupa davvero, date anche le battaglie che abbiamo fatto per rendere l’Italia primo produttore europeo di medicinali. Potrebbe presto non essere più così”.