FederfarmaServizi: “Farmacie in rete, imperativo categorico”

Roma, 21 ottobre – L’aggregazione come unica e sola condizione per le farmacie indipendenti di avere un futuro. Questa la sintesi forte della convention Federfarmaco-Federfarma Servizi, tenutasi il 18 e 19 settembre a Venezia e dedicata al tema Aggregazione, autenticazione e accountability, oltre che per celebrare i 30 anni della sigla che riunisce le società di distribuzione e servizi che fanno capo ai titolari di farmacia italiani.

Un’occasione per  tornare a fare il punto-rotta, dopo lo show down di Roma della settimana precedente in occasione di FarmacistaPiù, su Sistema Farmacia Italia, la newco costituita da Federfarma e FederfarmaServizi con il preciso ed esclusivo scopo di fornire alle farmacie gli strumenti e le condizioni operative, attraverso un processo aggregativo, necessarie ad affrontare le difficili sfide di un futuro che è già presente, denso di criticità che non sono solo la risultante dell’apertura del retail farmaceutico alle società di capitale, ma l’esito di una deriva che arriva da lontano e che ha profondamente trasformato la struttura della distribuzione e dell’accesso al farmaco nel nostro Paese.

A ricordarlo, mettendo in fila anche tutte le minacce che ne derivano, è stato a Venezia Sandro Castaldoordinario del Dipartimento di Marketing dell’Università Bocconi e tra i principali architetti, nella sua qualità di partner di Focus Mgmt,  società di consulenze di marketing e sviluppo di business e di impresa,  del progetto di “rete delle reti” voluto da Federfarma e FederfarmaServizi.

Castaldo ha ricordato il complesso di concause, così come delineato dallo studio realizzato da Focus Mgmt prima di tracciare le linee portanti e di sviluppo di Sistema Farmacia Italia, che fanno dell’aggregazione la strada obbligata per assicurare un futuro alle farmacie, sottraendole a un percorso  che – in assenza di adeguate strategie di contrasto – le condannerebbe a un’inevitabile marginalizzazione economica, sanitaria e sociale. L’ingresso del capitale nella proprietà delle farmacie, a giudizio dell’economista, è solo il punto di caduta finale di un processo che viene molto più da lontano ed è particolarmente insidioso. La parola (e il problema) chiave è cronicità, le cui formidabili ricadute mettono a serio rischio la sostenibilità dell’intero sistema sanitario.

La gestione dei malati cronici sarà dunque il campo su cui si giocherà la partita della sanità del futuro, ma su quel campo le farmacie rischiano di non esserci: le Regioni che, recependo e approvando il Piano nazionale cronicità, hanno già provveduto al varo del loro Piano regionale (sono circa la metà del totale), non prevedono infatti un esplicito e organico coinvolgimento delle farmacie di comunità, limitandosi al più a riferimenti del tutto marginali. La tendenza è piuttosto quella di affidare la gestione dei cronici ad altri attori, presidi e strutture (le Case della Salute, i medici di medicina generale e gli infermieri su tutti).

Da qui l’urgenza di entrare nel gioco, con un ruolo e una funzione nella presa in carico dei cronici, che però per essere reclamati prima e concessi poi impongono il possesso da parte della farmacia di alcuni indispensabili requisiti: la capacità di assicurare standard omologati, misurabili e ripetibili in materia di servizi (in particolare, quelli cognitivi) e – dunque – di disporre di una massa critica che la semplice condizione di presidi sanitari “nucleari”, operanti individualmente, non può garantire.

Ma non è tutto: pesano già come macigni, e rischiano di pesare sempre di più, anche le profonde trasformazioni della distribuzione farmaceutica intervenute dopo la legge 405/01: la distribuzione diretta è ormai diventata l’asso pigliatutto del servizio farmaceutico e le prospettive sono quelle di un’ulteriore centralizzazione del servizio (a discapito dell’assistenza convenzionata sul territorio): poco meno di un terzo delle Regioni prevede infatti di cercare spazi di economia con il meccanismo delle gare regionali di acquisto di farmaci e dispositivi medici, inevitabilmente destinate a produrre in ricaduta un aumento di distribuzione diretta e Dpc. Significativi, al riguardo, i segnali che arrivano dalla Regioni: sono quasi 8 su 10 quelle che prevedono incrementi di queste modalità distributive, e in un quarto dei casi l’orientamento è quello di aumentare in particolare la quota della diretta.

Già solo queste due dinamiche, secondo Castaldo, bastano e avanzano per fare dell’aggregazione l’unico orizzonte traguardabile per le farmacie del territorio, che poi sono esposte anche alle non meno minacciose insidie che arriveranno sul piano commerciale dalle catene di farmacie che, con le società di capitale, irromperanno nello scenario. A fronte di questo scenario, ha sostenuto Castaldo, è evidente che quella dell’aggregazione è la sola strada possibile: “Le farmacie devono declinare pienamente le loro molte e incotestabili possibilità e potenzialità di presidi di salute del territorio muovendosi sul terreno della proposta di servizi di pharmaceutical care di oggettiva, riconosciuta  e misurabile validità” ha detto il docente della Bocconi. “Ciò significa dimostrare di essere in grado di intervenire nella gestione dei malati per sviluppare l’aderenza alle terapie e  monitorare i consumi, ‘misurando’ le attività con la raccolta di dati validati. Tutto questo significa ovviamente utilizzare protocolli operativi uguali per tutte le farmacie e la possibilità di accedere a piattaforme uniche, gestite da una regia comune. Condizioni impossibili operando singolarmente, ma che una rete quale quella di Sistema farmacia Italia può invece permettersi e mettere a disposizione delle farmacie aderenti”.

Una “lettura” quella di Castaldo, che ha trovato piena conferma nell’intervento di Antonello Mirone, presidente di FederfarmaServizi, puntualmente sintetizzato da Filodiretto Federfarma: “Siamo convinti che è proprio attraverso l’aggregazione che la farmacia italiana potrà superare difficoltà e individualismi” ha detto Mirone, affermando che  “stare insieme, farsi certificare le attività da soggetti terzi e rafforzare la propria indipendenza con una forte delega a una centrale che deve coordinare l’attività del nostro mondo, delle nostre reti, delle nostre farmacie” è ormai diventato una sorta di imperativo categorico.
E, in questo senso, Sistema Farmacia Italia rappresenta la soluzione, perché “nasce proprio per la necessità di recuperare i principi di aggregazione e professionalità che a nostro avviso sono l’unica arma che possiamo spendere per far fronte alle catene che avremo sul mercato a breve” ha detto ancora il presidente di Federfarma Servizi,  definendo lungimirante la scelta di creare una società partecipata equamente da Federfarma e Federfarma Servizi “con l’obiettivo di favorire e realizzare quei principi di aggregazione, professionalità e sostenibilità economica di cui oggi la farmacia indipendente ha bisogno. Il lavoro della newco è cominciato con l’idea di studiare strumenti che permettano di recuperare professionalità” ha concluso Mirone “a partire dalla gestione di servizi cognitivi che la farmacia potrà sviluppare in sintonia con società scientifiche che certifichino il loro lavoro e con la partnership di industrie che vogliano investire nel nostro settore”.

Concetti ripresi anche da Alfredo Procaccini, presidente di Sistema Farmacia Italia, che ha ricordato che il 16 ottobre scorso è partita la campagna di adesioni alla rete di farmacie sotto lo scudo di Federfarma e FederfarmaServizi, con una procedura molto semplice già disponibile sul sito della società: per iscriversi è infatti sufficiente indicare il proprio codice di tracciabilità e utilizzare la firma elettronica.  La campagna di arruolamento  continuerà fino al 31 dicembre, ha ricordato Procaccini, richiamando anche l’intenso lavoro di contatto già avviato dalla società con diverse aziende, con l’obiettivo di passare fin da subito alla fase operativa, cercando di partire già all’inizio del prossimo anno con attività remunerate nell’ambito della pharmaceutical care e dei servizi professionali.