Fimmg: “Innovativi, devono tornare ai Mmg e nelle farmacie”

Roma, 4 ottobre – Ancora troppi pochi pazienti, in Italia, sono curati con i farmaci innovativi per il diabete.  Questa ‘la denuncia che arriva dal 75° Congresso dei Medici di medicina generale (Fimmg), in corso a Domus de Maria (Cagliari), dedicato al tema Potenziare la medicina generale per migliorare l’active ageing.
Molti i temi nell’agenda congressuale, dalla prevenzione attraverso la promozione di corretti stili di vita e vaccinazioni alla diagnosi precoce. Uno specifico spazio nel programma è stato dedicato alla cura delle persone con diabete, malattia che colpisce circa 4 milioni di italiani, un numero in crescita e che inizia a colpire anche i più giovani.

Chi soffre di questa malattia, particolarmente complessa da gestire perché oltre ai farmaci prevede l’automonitoraggio della glicemia, “può aver particolari benefici da una particolare classe di molecole, ovvero le gliptine, molto ben tollerate e facili da usare, prescritte per chi ha controindicazioni per la metformina” spiega all’Ansa  Agostino Consoli, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (Sid) . Ma, precisa, “vediamo che in Italia solo il 10% di chi ne avrebbe necessità, li assume. In altri paesi civili le percentuali sono almeno il doppio”.

Da marzo l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha stabilito di estendere ai medici di famiglia la possibilità di prescrivere questi farmaci innovativi, cosa che ora possono fare solo gli specialisti. Ma la novità non si è ancora tradotta in realtà, a causa, prosegue Consoli, di “burocrazia e inerzia”. “L’apertura alla prescrivibilità da parte dei medici di famiglia”  commenta Andrea Pizzini, della Fimmg “consentirebbe a molte più persone di essere curate con queste molecole. Inoltre permetterebbe di attuare un intervento efficace già nelle prime fasi di malattia, in cui il paziente è seguito per lo più dal medico di medicina generale. Chiediamo quindi venga facilitata”.

Ancora più esplicito, nella sua relazione, il segretario del sindacato Silvestro Scotti (nella foto), secondo il quale “Mmg e farmacie del territorio devono riappropriarsi della gestione del farmaco innovativo, per assolvere il debito etico che hanno nei confronti del paziente, che dovrebbe trovare il medicinali il più vicino possibile a casa sua anziché al termine di un lungo percorso a ostacoli”. Basta, insomma, con norme che servono solo a depotenziare il ruolo e le potenzialità dei professionisti sanitari delle prossimità e si traducono in una penalizzazione degli utenti in termini di accesso al farmaco.

“Abbiamo chiesto a gran voce dati sull’appropriatezza prescrittiva di questi piani terapeutici, sulla loro sicurezza, il loro impiego e i motivi di queste limitazioni prescrittive ”  ha detto ancora Scotti nella sua relazione presentata ieri al Congresso. “Non ce ne sono stati hanno forniti e a questo punto siamo convinti che si tratta di informazioni non disponobili. Possibile che nessuno si sia preoccupato di organizzarne la raccolta e la valutazione? Possibile che non ci siano evidenze sull’appropriatezza specialistica, sulla sicurezza di tali cure e sul loro andamento nel tempo?

Scotti è torntoa dunque alla carica: “Nell’ultimo anno abbiamo lavorato con l’ex DG Aifa, Mario Melazzini, per chiarire la nostra posizione rispetto a un abuso che si è fatto in questo Paese di piani terapeutici a prescrizione esclusivamente specialistica” ha concluso il segretario della Fimmg. “Vogliamo essere liberati da orpelli burocratici che offendono l’intera professione, perché limitare i medici anche di una sola categoria, significa limitare l’essere medico”.