Fofi a governo: “Settore del farmaco va difeso da derive di mercato”

Roma, 5 settembre – “Alla vigilia della formazione del nuovo Governo, la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani ritiene necessario richiamare l’attenzione sul comparto del farmaco, che negli ultimi anni è stato oggetto di una serie di interventi del legislatore che hanno reso via via più critica l’attività del servizio farmaceutico”.

È quanto si legge in una nota  diramata ieri dalla Fofi, una sorta di promemoria al nuovo esecutivo a trazione giallo-rossa presieduto da Giuseppe Conte sulle cose da fare e soprattutto non fare in materia di servizio farmaceutico. “Dal 2006 a oggi, il Consiglio nazionale della Federazione ha sostenuto con coerenza che le liberalizzazioni della Legge 248/2006 in ambito di distribuzione del farmaco non avrebbero risposto in modo efficace alle aspirazioni dei professionisti, ma avrebbero soltanto favorito l’ingresso dei potentati economici in un settore, quello della salute, che nulla aveva e ha a che vedere con le logiche commerciali. Il tempo ha confermato la correttezza di questo giudizio”  scrive la Fofi, con un chiaro riferimento alle misure varate 13 anni fa su iniziativa dell’allora ministro allo Sviluppo economico Pierluigi Bersani, le famose “lenzuolate” con le quali vennero istituite le parafarmacie.

“Oggi che le società di capitali possono essere proprietarie di farmacia, e con ben scarsi limiti alla concentrazione” continua senza soluzione di continuità (e senza precisare che l’ingresso di capitali è il frutto di un’altra legge, ben più recente, la n.124 del 2017) la nota della Federazione presieduta da Andrea Mandelli (nella foto)  “e proporre una nuova stagione di liberalizzazioni significa consegnare la distribuzione del farmaco a pochi soggetti estranei non soltanto alla nostra professione ma anche alla stessa mission del Servizio sanitario nazionale e della tutela della salute. Parlare oggi di liberalizzazioni in questo settore, dunque, significa riproporre una ricetta vecchia in uno scenario completamente mutato, nel quale operano soggetti differenti per natura e peso economico”.

“La Federazione ribadisce che il farmaco non è un bene di consumo” conclude quindi la nota federale “ma un bene esistenziale che come tale va trattato, affidandolo a un servizio farmaceutico capace di assicurare a tutti i cittadini l’accesso ai medicinali e all’assistenza di cui hanno bisogno, secondo i principi di universalismo, solidarietà ed equità, preservandolo dai rischi delle derive mercatistiche sostenute dall’obiettivo del maggior profitto”.