Francia, è l’ora di scegliere: o le farmacie di prossimità o Amazon

Roma, 19 giugno – Le farmacie di comunità? Rischiano di scomparire. Questa la diffusa paura emersa dai primi “anfiteatri della salute” (sorta di momenti di confronto aperto) organizzati ieri dalla  Fspf, la Federazione dei sindacati farmaceutici di Francia, ai quali è intervenuto  l’economista  Claude Le Pen (nella foto), docente dell’Università Paris-Dauphine e presidente del Collegio degli economisti sanitari e del Gruppo Sanità del prestigioso Institut Montaigne.

Da un lato, la farmacia d’Oltralpe nel suo complesso vive un momento favorevole:  il modello francese sembra solido, la politica pubblica sembra favorevole, il farmacista si rafforza nella sua missione di salute pubblica e gli vengono persino affidate nuove responsabilità. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: il mercato dei farmaci è in flessione, soprattutto a causa della diminuzione dei prezzi e degli stessi volumi di vendita, l’Otc è in stagnazione e le piccole farmacie (tali sono considerate quelle con meno di 900.000 euro di fatturato) mordono la polvere.

A registrare questa contraddittoria situazione (e condizione) delle farmacie, ampiamente condivisa dagli esperti,  secondo quanto riferisce Le Quotidien du Pharmacien, è stato Vincent Bildstein, analista di Iqvia. Anche Joël Lecoeur, presidente di Conseil Gestione Pharmacie (la principale rete francese di commercialisti ed esperti di gestione delle farmacie, NdR) ha sottolineato la differenziazione sempre più marcata tra le piccole farmacie periferiche,  che soffrono, e le farmacie più grandi e importanti che invece hanno andamenti e risultati abbastanza positivi. Nel 2018, ha evidenziato Lecoeur, si è registrata una perdita di avanzo operativo lordo (ovvero l’Ebitda,  il principale indicatore di redditività) pari al  10% per le piccole farmacie. Il dato che più plasticamente restituisce la criticità della situazione delle farmacie d’Oltralpe, però, è quello ricordato dal presidente della Fspf, Philippe Besset: in Francia in dieci anni sono scomparse 1.000 farmacie , 230 solo l’anno scorso.

Per il professor Le Pen, da molti anni attento osservatore dell’evoluzione delle professioni sanitarie, la situazione è chiara: la farmacia di comunità, tanto decantata dalle organizzazioni professionali dei farmacisti e, almeno a parole, dalle stesse autorità, rischia di scomparire. “Quello delle farmacie  di comunità è un tessuto dilatato” ha osservato l’economista. “Ai due estremi, da un lato ci sono le piccole farmacie vittime della situazione economica  e, dall’altro,  le mega-farmacie supportate dai fondi di investimento e dirette da manager che spesso provengono dalla grande distribuzione. E il paradosso è che se quest’ultime avrebbero  i mezzi per portare a termine le nuove” mission” che le autorità sono disposte ad affidare alla farmacia e che andrebbero a  compensare le diminuzioni di reddito legate al farmaco, le prime (ovvero proprio quelle che ne avrebbero più bisogno, NdR) invece non possono”.

Per Le Pen, il governo dovrà decidere su quale modello economico orientarsi per il futuro: o una “amazonizzazione” della distribuzione dei farmaci o mantenere una rete di farmacie in grado di assicurare presenza e  servizi sul territorio. Per l’economista, è finito il tempo di procrastinare ed è arrivato quello di scegliere e di assumere subito i provvedimenti coerenti e conseguenti alla scelta operata: non c’è più spazio per l’attesa.