Francia, pubblicati i decreti che tagliano i rimborsi agli omeopatici

Homeopathic globules scattered around with their colored containers in the shape of tube on a wooden table

Roma, 3 settembre –  Procede in Francia il processo  verso l’eliminazione totale dei rimborsi  riconosciuti ai medicinali omeopatici, dopo la decisione del governo, nello scorso mese di luglio di escludere questi prodotti – in accordo con il parere espresso dall’Has, l’Alta autorità della Salute – “dall’assunzione di responsabilità da parte dell’assicurazione sanitaria”.

Nella Gazzetta ufficiale francese del 31 agosto scorso  è stato pubblicato un decreto che specifica tempi e procedure del deremboursement degli omeopatici, fino a oggi coperti per il 30% dall’assicurazione sanitaria: a partire dal 1° gennaio 2020, la percentuale scenderà al 15%, prima della eliminazione totale di ogni forma di rimborso che scatterà il 1 gennaio 2021.
Un secondo decreto, riporta Le Quotidien du Pharmacien,  riguarda la modifica delle condizioni di rimborso delle specialità e dei preparati omeopatici, aumentando i livelli di partecipazione dell’assicurato, che salgono dall’85% al ​​90% (anziché dal 70% al 75%).

I decreti  richiamano le ragioni che hanno indotto il governo francese (nonostante le molte polemiche al riguardo) a procedere verso l’esclusione degli omeopatici  dalla copertura (ancorché parziale) dell’assicurazione malattia, seguendo il parere dell’Has: “le specialità omeopatiche non hanno un’efficacia terapeutica superiore al placebo o un comparatore attivo” e “non consentono, nel contesto di una strategia terapeutica, di ridurre il consumo di altri farmaci”. Pertanto, “la HAS raccomanda di non mantenere le loro cure”.

Il discorso vale anche per le preparazioni magistrali omeopatiche, la cui efficacia terapeutica risulta analogamente non stabilita. “In queste circostanze, in assenza di un interesse consolidato per la salute pubblica, le preparazioni omeopatiche dovrebbero essere escluse dalla presa in carico” delle assicurazioni malattia.

La decisione di escludere gli omepatici dai rimborsi ha dato origine a molte polemiche anche in sede politiche: nel pieno dell’estate, un nutrito gruppo di deputati (anche della maggioranza “macroniana”) aveva contestato la misura con un intervento pubblico su Le Journal de dimanche, e  un senatore aveva chiesto alla ministra della Salute Agnes Buzyn di “congelare” ogni provvediento

Netta la risposta della ministra:  la valutazione scientifica dell’Has ha concluso che l’interesse clinico di questi prodotti è insufficiente per giustificare il loro sostegno con la solidarietà.  Le indicazioni dell’Alta  autorità della salute saranno dunque seguite fino in fondo,  fino alla completa esclusione dei prodotti omeopatici dall’elenco dei farmaci coperti dall’assicurazione sanitaria entro il 1 ° gennaio 2021.

Sulla decisione governativa di escludere dai rimborsi i medicinali omeopatici avevano preso posizione anche i sindacati delle farmacie, evidenziando come l’omeopatia – che tre francesi su quattro considerano efficace, nonostante le evidenze scientifiche dicano il contrario – faccia ormai da tempo parte dell’arsenale terapeutico del farmacista e sottolineando un aspetto molto pratico e concreto della questione.   “Prendiamo atto della decisione di chiudere il rimborso dei prodotti omeopatici,  ma stiamo attenti a non mettere in discussione l’omeopatia in quanto tale” aveva affermato al riguardo Philippe Besset, presidente di Fspf, la Federazione dei sindacati farmaceutici francesi, all’indomani della decisione governativa, richiamando la necessità, per quanto riguarda i farmacisti,  di “prevedere un risarcimento economico, visto che il no al rimborso degli omeopatici cancellerà di fatto 135 milioni di euro di ricavi  da prodotti sui quali le farmacie hanno il 10% di margine. Quei 135 milioni devono tornare imperativamente nell’economia della farmacia” aveva affarmato Bennet “anche per il fatto che l’anno 2020 si annuncia molto problematico, alla luce della proposta di legge di finanziamento della sicurezza sociale, che ci farà finire ancora più sott’acqua”.

Un’altra sigla delle farmacie territoriali, l’Uspo (Unione dei sindacati dei farmacisti), ritiene invece che la misura dell’abbassamento della copertura degli omeopatici dal 30 al 15% non dovrebbe essere limitata al 2020, ma essere mantenuta in permanenza. Secondo il presidente Gilles Bonnefond  ciò permetterebbe di risparmiare ma anche di impedire che l’omeopatia venga del tutto abbandonata, inducendo a cercare strade terapeutiche non presidiate da professionisti della salute, con i rischi conseguenti.