Francia, sospeso un DU in omeopatia, infuria la polemica tra i medici

Roma, 4 settembre – Nuovo capitolo nel dibattito infinito sull’efficacia e la fondatezza scientifica dell’omeopatia. A scriverlo, in Francia, è stata la Facoltà di Medicina dell’Università di Lille, che – informa Le Quotidien du Medecin –  ha annunciato su Twitter che il diploma universitario (DU) di omeopatia è stato sospeso per questo anno accademico, in attesa che la Haute autoritè de la Santè (Has), l’autorità pubblica che valuta i prodotti sanitari ai fini del loro rimborso e raccomanda le buone pratiche sanitarie ai professionisti della salute, si esprima su questa pratica e il suo insegnamento.

Il professor Didier Gosset, preside della facoltà di Lille 2, ha spiegato a Le Quotidien che la sospensione non è una misura diretta contro i medici omeopati, ma riguarda il trattamento omeopatico. “La medicina insegnata in facoltà è basata sull’evidenza” ha affermato Gosset, evidenziando che l’omeopatia  è invece “ancora allo stadio di dottrina“: troppo pochi e non molto solidi gli studi sulla sua efficacia,  anche se questa disciplina  è spesso presentata come efficace. Per il docente francese, è tempo di affrontare la questione dal punto di vista etico e portare avanti una riflessione scientifica e pedagogica”.

Il Collège national des généralistes enseignants (Cnge), presieduto dal professor Vincent Renard, sostiene la posizione di Gosset e dell’università di Lille, invitando altre facoltà di medicina a seguirne l’esempio. Ma c’è anche chi invita alla cautela, come  Jean Sibilia, presidente della Conferenza nazionale dei presidi: “È preferibile che le facoltà attendano l’opinione dell’Has sulla questione” sostiene, invitando  a non confondere le procedure dei trattamenti omeopatici le cui prove di efficacia non sono state dimostrate e la cura dei pazienti da parte del medico omeopatico, che non mettiamo in discussione”. Sibilia annuncia peraltro che la Conferenza da lui presieduta vuole seguire da vicino e in modo attivo la questione e, al riguardo, ha dato vita  un osservatorio interno sulla medicina integrativa.
Sull’altro fronte, quello degli omeopati, la decisione di sospendere tutti i corsi di omeopatia a Lille è stata vissuta come un nuovo affronto, alimentando la disputa già molto accesa all’interno della professione medica.  Siamo molto sorpresi da questa decisione perché la Facoltà di Lille ha offerto questo titolo per trent’anni” ha commentato Charles Bentz, presidente dell’Unione nazionale dei Medici omeopatici francesi (Snmhf), lamentando che la decisione è stata presa senza consultare i responsabili di questo insegnamento.

Bentz arriva a parlare di una “caccia alle streghe” che  gira le spalle alla pratica della medicina integrativa,  volta a riconciliare le divere opportunità terapeutiche: “Giudicare l’omeopatia prima dell’opinione dell’Has è incoerente” afferma il presidente dei medici omeopati, sottolineando che non c’era alcuna urgenza di prendere una decisione come quella assunta a Lille, se non forse quella dovuta alle pressioni dei media.

La polemica sull’omeopatia e sulle medicine complementari aveva in effetti conosciuto in Francia una forte accelerazione, negli ultimi tempi, dopo la denuncia al vetriolo di 124 medici pubblicata dal quotidiano Le Figaro. I camici bianchi denunciavano infatti senza mezzi termini pratiche definite “esoteriche”, “basate su convinzioni che promettevano una cura miracolosa”, “false terapie all’efficienza illusoria”, persino “irrazionali e pericolose”, ma anche “costose per le finanze pubbliche”, chiedendo espressamente richiesto di non riconoscere più “in alcun modo” ai diplomi universitari in omeopatia la dignità  di diplomi o qualifiche mediche. Ma i 124 “crociati” anti-omeopatia sono anche andati oltre, chiedendo alle autorità pubbliche e all’Ordine professionale di non autorizzare più i medici a  dichiarare il titolo di medici che continuano a promuovere la medicina alternativa.

Immediata e dura la reazione della Snmhf, l’unione de medici omeopati, che ha presentato reclami all’Ordine contro 60 medici “identificabili” tra quelli intervenuti su Le Figaro: l’accusa è quella di  comportamenti contrari ai doveri della colleganza e non conformi al codice deontologico.  –