Generici, prezzi sempre più giù, per le imprese sostenibilità a rischio

Roma, 3 luglio – Gare al massimo ribasso e fuga delle aziende, in particolare dalle forniture di farmaci che da più tempo hanno un brevetto scaduto. Questa, riferisce l’agenzia Ansa, la fotografia scattata dall’Osservatorio Nomisma sul sistema dei farmaci generici in Italia.

Dalle dinamiche dei meccanismi di gara, che presiedono a tutte le forniture ospedaliere, emergono segnali di pesante disagio: tra il 2016 e il 2018 l’incidenza in volume dei generici sulla farmaceutica ospedaliera è cresciuta di quattro punti percentuali (dal 23,4% al 27,3%), ma la quota in valore è aumentata solo dello 0,3%. Nello stesso arco di tempo risulta decisamente in aumento la percentuale dei lotti non aggiudicati (dal 21,5% del 2010 al 24,4% del 2018), mentre incrociando il numero medio di offerte per lotto aggiudicato con la data di scadenza brevettuale dei medicinali in gara si scopre che a dieci anni dalla scadenza del brevetto il tasso di partecipazione risulta quasi azzerato.

Una conferma del fatto che le gare al massimo ribasso rischiano nel tempo di fare fuoriuscire dal mercato numerose imprese, soprattutto Pmi – sottolinea lo studio di Nomisma – determinando la contrazione del numero di operatori in grado di fornire il mercato e la conseguente minore affidabilità delle forniture, che già oggi si traduce nel ricorrente fenomeno delle carenze di molti farmaci essenziali.

“Dal 2010, la continua pressione verso il basso dei prezzi dei farmaci generici ha costantemente eroso la marginalità lorda delle imprese del comparto” evidenzia Enrique Häusermann, presidente Assogenerici (nella foto). “Il pericolo è che si sia toccato un livello critico dei prezzi, al di sotto del quale la sostenibilità economica di molte imprese potrebbe risultare a rischio”. 

Quello dei farmaci generici è un comparto ad alto impatto economico, composto per lo più da imprese relativamente giovani, di media dimensione e più strutturate rispetto a quelle del farma (il 31% delle aziende di generici sono Spa). Ha impatto sull’economia del Paese pari a 8 miliardi di euro e un significativo effetto anche sull’occupazione, con oltre 8mila dipendenti e un impatto totale stimato di oltre 33mila occupati (effetto indiretto di 11,5 mila dipendenti, effetto indotto 13,4 mila). Ma c’è un problema di fondo: non c’è più compensazione tra  costi e ricavi, dove i conti non tornano.

Le aziende dei generici fanno più produzione e più ricavi, cresciuti del 67% contro il 25,7% nelle imprese totali del comparto farma, ma non recuperano il gap sulla crescita dei costi di produzione che, tra il 2010 e il 2016, aumentano del 69%. Una sempre maggiore diffusione degli equivalenti aumenta i ricavi, ma tale aumento pur considerevole, tuttavia resta più basso di quello dei costi di produzione di due punti percentuali.

La voce che pesa di più è quella delle materie prime, che aumenta del 4,2% nell’ultimo anno considerato, ma aumentano anche del 7,6% i costi del personale. La sintesi della diversità di andamento è riassunta dall’andamento dell’Ebitda (il margine operativo prima di interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti): dal 2010 al 2016 nelle imprese dei generici cala del 45%, con una flessione di ben 25 punti soltanto nell’ultimo anno preso in considerazione, mentre nel totale delle imprese del settore farmaceutico cresce del 6% a partire dal 2014.