Spesa farmaci 2019, Gianfrate: “Mancano almeno 3 miliardi”

Perchè, spiega, la spesa reale per farmaci, nel 2018, ha superato secondo le ultime stime di almeno 1,8 miliardi lo stanziamento destinatoler. Il che significa che, mantenendo nel 2019 lo stesso finanziamento del 2018, “già mancano al reale fabbisogno per l’assistenza farmaceutica quasi 2 miliardi”.

E purtroppo non è tutto qui, annota Gianfrate: “Il fabbisogno crescerà ulteriormente. Non tanto per l’aumento fisiologico della domanda (1-2%) quanto per la nuova offerta di terapie innovative migliori e più costose, approvate da Ema. Geniche e cellulari, nuovi biologici, nuove indicazioni, anche nelle cronicità, utilizzo in linee più precoci di trattamento, anche adiuvanti o neo adiuvanti, o in associazione/combinazione tra loro” spiega l’esperto. “Ne risulta che il finanziamento 2019 della legge di bilancio sarà almeno 2,5-3 miliardi inferiore al reale fabbisogno. Gap mitigato solo in parte da payback industriali (sempre critici da applicare) e fondi speciali per gli innovativi (mal sfruttati)”
Insomma, il 2019 della farmaceutica parte subito in salita, e secondo Gianfrate è del tutto inutile attendersi soluzioni dalla nuova governance del farmaco che, spiega, contiene misure  “solo in parte realizzabili a breve, esigendo nella maggior parte dei casi cambi di normative nazionali e regionali”.

Ovviamente, l’insufficienza delle risorse non sarà indolore, perchè la scorciatoia per limitareil gap tra finanziamento previsto e fabbisogno reale, secondo Gianfrate, “rischia di essere il ritardare l’accesso di nuove terapie, indicazioni, linee precoci di trattamento, combinazioni, ecc., irrigidendo in Aifala negoziazione sul livello di prezzi e condizioni di rimborsabilità, richiedendo di fatto alle Industrie più dati ed evidenze a supporto, specialmente dal lato economico, essendo quelli clinici già esaustivamente disponibili e già valutati da Ema”.

Le conseguenze potrebbero essere di non poco conto: se già oggi, come ricorda Ginfrate, siamo tra i Paesi dell’Unione europea e dell’Ocse più lenti a rimborsare i farmaci approvati da Ema e a renderli disponibili a pazienti e specialisti curanti, “probabilmente quei tempi di accesso si allungheranno ancora di più, con i relativi processi resi ancora più difficoltosi alle industrie. Incluso l’ulteriore filtro regionale, così difforme tra Regioni”.

Il che significa, esemplifica Gianfrate, che se  in Germania o in Svezia i pazienti potranno curare la loro grave patologia con la terapia appena approvata dall’agenzia regolatoria europea, i medici del nostro Paese dovranno faticosamente spiegare ai loro pazienti, che hanno visto su internet che quella certa terapia di cui potrebbero giovarsi è approvata in Europa e rimborsata in altri Paesi comunitari da mesi, in Italia “purtroppo non lo è ancora. Perché serve risparmiare. Un risultato che magari qualcuno nel Palazzo o nelle sue dependance poi si appunterà come una medaglia al merito, foriera di consensi o bonus e promozioni”.
A pagare, conclude sconsolatamente Gianfrate, saranno alla fine solo i cittadini