Gimbe: “Contratto di governo, il rilancio
del Ssn resta lontano”

Roma, 20 settembre – Il contratto per il “Governo del cambiamento” dichiara esplicitamente la volontà di tutelare il Ssn pubblico, universale e solidaristico, escludendo ogni forma di privatizzazione. Ma da una prima analisi indipendente emerge che in realtà  “il rilancio del Ssn è ancora lontano”.  Questa, almeno, è la conclusione alla quale è pervenuta la Fondazione Gimbe nel suo ultimo report, frutto di un puntiglioso e puntale vaglio dei contenuti del “contratto di governo” stretto tra M5S e Lega.

Il documento di Gimbe identifica, in particolare, tre rilevanti omissioni, “tre azioni cruciali fuori dal contratto: esplicito rilancio del finanziamento pubblico, ridefinizione del perimetro dei Lea, riordino della sanità integrativa”. Ma il report individua altri  limiti importanti nella “mancata stima economica delle proposte” e nel “via libera al regionalismo differenziato”, considerati entrambi  “ulteriori ostacoli al tanto atteso rilancio della sanità pubblica”.

“Nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Gimbe” spiega il presidente Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto) “abbiamo condotto un’analisi integrale del Contratto per il Governo del cambiamento per verificare la coerenza delle proposte relative a sanità e ricerca biomedica con i 12 punti del ‘piano di salvataggio’ del Ssn elaborato dalla Fondazione Gimbe e validato tramite consultazione pubblica“.

Il risultato, secondo Cartabellotta, è che “il Contratto per il Governo del cambiamento non getta solide basi per mettere in sicurezza la più grande conquista sociale dei cittadini italiani, già ereditata in condizioni di salute non ottimali”.

Ma non è tutto: “Considerato che a breve termine mancano le risorse per rifinanziare in maniera consistente il Ssn”  commenta Cartabellotta “il banco di prova per la sanità non può essere la Legge di bilancio 2019 che nella migliore delle ipotesi potrà garantire il ‘consueto’ miliardo di euro che negli ultimi anni ha coperto solo il costo dell’inflazione”.

Rispetto alle quattro macro-determinanti della crisi di sostenibilità del Ssn identificate dal II Rapporto Gimbe (cioè definanziamento, ‘paniere Lea’ troppo ampio, sprechi e inefficienze, espansione della sanità integrativa), il Contratto per il Governo del cambiamento “contiene sì un programma molto dettagliato e potenzialmente efficace per ridurre sprechi e inefficienze, ma – elenca il report della Fondazione  – non annuncia esplicitamente un aumento nominale del Fondo sanitario nazionale, né un’inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/Pil; non prevede alcuna ridefinizione del perimetro dei Lea, oggi sproporzionati rispetto al finanziamento pubblico ed esigibili su tutto sul territorio nazionale solo sulla carta; non fa alcun cenno all’inderogabile riordino legislativo della sanità integrativa che oggi, con le seducenti promesse del ‘secondo pilastro’, favorisce derive consumistiche e di privatizzazione”.

Inoltre, sottolinea ancora Gimbe, il Contratto per il Governo del cambiamento “non definisce mai l’entità delle risorse necessarie per finanziarle”. E “dà il via libera al regionalismo differenziato che rappresenta una reale minaccia all’universalismo del Ssn, visto che le autonomie previste in sanità non potranno che amplificare le diseguaglianze regionali”.

In conclusione, “nonostante le buone intenzioni del Contratto per il Governo del cambiamento” e l’impegno della ministra Grillo nei primi 100 giorni di mandato, “è certo che il rilancio del Ssn non rientra al momento tra le priorità dell’esecutivo, già in difficoltà a soddisfare tutte le promesse elettorali più popolari (flat tax, reddito di cittadinanza, riforma della legge Fornero) nel rispetto del tetto di deficit previsto dal Patto di stabilità e crescita europeo”.

“Guardando avanti con un pizzico di ottimismo”conclude Cartabellotta “per confermare le buone intenzioni del Contratto per il Governo del cambiamento sul destino della sanità pubblica, il primo segnale concreto dovrebbe arrivare tra pochi giorni con la nota di aggiornamento del Def 2018”.  Gli occhi sono puntati, in particolare,  su “quell’inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/Pil annunciata anche dalle parole del premier Conte nel discorso per la fiducia. Se così non fosse” conclude Gimbe “le rassicuranti dichiarazioni di intenti con cui si apre il capitolo Sanità nel Contratto per il Governo del cambiamento rimarranno lettera morta, lasciando ancora una volta che sia il futuro a prendersi cura del Ssn“.